[Recensione] Il mito di fondazione di Roma – con Mario Polia

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Un fine settimana dedicato al mito della fondazione di Roma con Mario Polia 819 e 20 marzo 2016.

Un fine settimana con Mario Poliasabato 19 e domenica 20 marzo – in cui ad unirci per ascoltarlo è, ancora una volta, Roma: nella sua eternità. Roma è l’orma, il sentiero, la Via, per arrivare alla nostra méta.

Per questo, ad un mese dall’anniversario della sua fondazione, la comunità morlupese di “Passo dopo Passo”, in collaborazione con “Raido”, ha organizzato questa due giorni in compagnia di Mario Polia. Uno di quegli Uomini che su questa via è in cammino ormai da anni, conscio delle sue asprezze ma soprattutto fisso in quella méta che, Grandiosa e Perenne, non è di questo mondo, ma solo nel cuore la si può ricostruire, tracciando con l’aratro delle nostre azioni – Pie e Romane – i confini di quel sacro Pomerium in cui vivevano in pace uomini e Déi.

Sabato, con una conferenza a tema, abbiamo affrontato il mito della fondazione, attraverso i suoi simboli che nulla hanno di umano. Abbiamo incontrato il Pio Enea, modello di Uomo da seguire; Romolo e Remo, figli divini salvati dalle acque, nel cui conflitto si ritrova la vittoria dell’Ordine sul Caos, da cui prende forma il perimetro dell’Urbe divina; abbiamo esplorato il simbolismo di Marte e Venere, aspetti maschile e femminile del Divino dalla cui complementarietà prende vita questo grande progetto di Civiltà… tutte indicazioni affinchè tutto ciò possa vivere nella nostra interiorità.

L’indomani in visita ai Fori Imperiali ci siamo soffermati su alcuni dei luoghi fisici simbolo di questo mistero immortale: dalle prime capanne tra le quali Romolo riunì le sue schiere fino al Tempio di Vesta, custode di quel fuoco la cui inestinguibile verticalità era la colonna di contatto tra il Cielo e la Terra, posto all’incrocio tra il cardo ed il decumano in cui era presente l’eternità, in cui Giano svelava il suo terzo volto celato.

Roma ci è così apparsa come un “progetto” sempre attualizzabile, in cui ogni sua componente trova spazio in virtù della sua diversità, in cui uomo e donna rendono vive le sacre istanze di quel Mos Maiorum che diede vita sulla terra a stirpi di eroi di cui ancora oggi cantiamo le gesta e di cui, chissà, forse la luce sapremo mantenere come riferimento per salvarci da questa

oscurità. Tutto questo a patto che, come il grano, o l’uva – anch’essi simboli di Roma – sapremo “frantumarci”, cioè disindividualizzarci, per dar vita a qualcosa che brilla oltre noi stessi.

dioscuri