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[Pillole cinematografiche] Prossimamente in sala!

La diciassettesima puntata di Pillole Cinematografiche è diversa dal solito e propone i trailer di tre film, prossimamente in sala, da vedere e su cui riflettere.

La prima pillola è il trailer del film “My Honor was Loyalty” del regista italiano Alessandro Pepe, presentato come un gioiello della cinematografia indipendente.

Il film indaga le vicende di un soldato tedesco della Leibstandarte, la più importante divisione della Waffen-SS, in una prospettiva “leggermente” diversa da quanto siamo abiutati a vedere sul grande schermo.

My Honor was Loyalty è uno dei primi film sulla seconda guerra mondiale vista dagli occhi delle SS naziste. Questo film ha principalmente lo scopo di spezzare lo stereotipo creatosi sulla figura dei soldati del terzo Reich, per comprenderne anche il pensiero e lato umano dei tedeschi durante quel periodo, nonostante siamo stati cresciuti con un insegnamento diverso al loro riguardo.

Ciò che è certo è che le prime scene che si ha modo di vedere dal trailer sono indubbiamente accattivanti. L’augurio è che il film sia qualcosa di nuovo e innovativo dal punto di vista della sceneggiatura e non la solita pappetta manichea trita e ritrita.

La seconda pillola è il trailer del film “Land of Mine – Sotto la sabbia” del regista danese Martin Zandvlie. La pellicola tratta la storia poco conosciuta di un massacro silenzioso, ispirata a fatti realmente accaduti e regala l’occasione di conoscere una pagina di Storia per lo più inedita, riguardante una violazione della Convenzione di Ginevra del ’29 di cui si macchiarono i danesi al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Nei giorni che seguirono la resa della Germania, gli alleati deportarono migliaia di soldati tedeschi sulle coste della Danimarca.  Molti di quei soldati erano ragazzi non addestrati, costretti a percorrere in lungo e in largo le coste occidentali danesi, con l’onere di sacrificare la propria vita per disinnescare più di due milioni di mine che erano state posizionate durante la guerra per un ipotetico sbarco degli alleati.

Una storia poco conosciuta, che Martin Zandvliet sceglie di raccontare con la voce di quattordici giovani costretti a muoversi carponi su spiagge assolate, affidando la vita alla capacità di un bastoncino di scendere quanto più possibile nelle profondità della sabbia umida, col sangue freddo di esperti artificieri.
Disposti a sacrificarsi l’uno per l’altro, ma anche spaventati e pronti a scappare quando il primo compagno resta mutilato da una deflagrazione, i ragazzi appaiono in tutta la loro fragilità di fronte alla disumanità della guerra. Come disumano è il freddo comportamento con cui il sergente danese Rasmussen fa marciare la sua squadra sulle dune ogni giorno. La tirannia, universale per definizione, ha le stesse regole ovunque: manca di morale ed evita la riflessione sul peccato, trovando, a seconda dei casi e degli individui, una sua propria (e sempre differente) legittimazione. Così uomini in divisa costringono altri uomini in divisa alla paura, al terrore e alla negazione di se stessi, stando ben attenti ad evitare il confronto, con l’unico contatto degli occhi negli occhi per sottolineare la sudditanza del prigioniero.

La terza e ultima pillola è il trailer del film “Ustica” del regista Renzo Martinelli, altro contributo al cinema d’inchiesta che abbraccia la revisione storica degli eventi e innesca una polemica politica controcorrente.

Che il DC9 dell’Itavia precipitato a Ustica non fosse caduto da solo lo si sapeva da tempo. Anche se non lo si seppe da subito. Negli anni molte versioni si sono accavallate, tra depistaggi, controinformazione, coperture. Ci fu chi vide, chi non vide e chi fece finta di non vedere. Poco a poco, però, qualche verità è affiorata di quella tragedia che accadde il 27 giugno 1980. Di fronte alla giustizia italiana,  non tutte le stragi sono uguali, ci sono stragi di serie A e stragi di serie B. Le menzogne, invece, quelle sì. Sono tutte uguali, sono sempre le stesse.