[Pillole cinematografiche] Qualcosa di spirituale

Siamo arrivati alla diciottesima puntata di “Pillole cinematografiche”. La pillola di oggi è tratta da “L’ultimo Samurai”, film del 2003 diretto da Edward Zwick, ambientato in Giappone durante la ribellione di Satsuma nel 1877.

In un mondo desacralizzato dove tutto viene sacrificato ai ritmi della produzione e al consumo di massa, l’uomo tradizionale richiama la propria partecipazione al sacro, a quel collegamento effettivo tra realtà spirituale e realtà umana, tra spirito e materia. Il sacro è ciò che ricollega la vita terrena alle forze invisibili del mondo soprannaturale, è un ordine retto da Leggi che si colloca al di sopra dell’umano, orientato verso il divino. Il sacro è il fondamento di tutta la vita personale e collettiva, divenendo un incessante ricerca e ascesa verso l’alto.

La stessa Natura con i suoi ritmi e le sue leggi è concepita dall’uomo tradizionale come la manifestazione visibile di un ritmo e di un ordine superiore. Tra cielo e terra, tra Dio e uomo non c’è alcuna separazione o distacco, bensi una vera e propria “similitudine”, scorgendo nel secondo il riflesso del primo. L’ uomo tradizionale a differenza dell’uomo moderno, non ha una concezione elementare della Natura, ma al contrario possiede una percezione simbolica e spirituale della stessa.

Il sacro per chi lo sa sentire e ricononoscere è il reale per eccellenza, ed è accessibile a tutti coloro che sono capaci di comprenderlo e viverlo, è una forza spirituale che agisce come presenza reale, viva, dinamica e creatrice. L’intima obbedienza e il rispetto nei confronti dei valori spirituali, si trasforma in una reale consapevolezza che ridà forma alla vita, disponendola in quella corrente di luce tale da darle un significato superiore.