Una “immorale” ma rapida soluzione del problema libico

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di Enrico Galoppini

(www.ildiscrimine.com) – L’altro giorno, mentre guardavo la pompa della benzina coi numeri che scorrevano e realizzavo che con 40 euro se ne mettono appena 27 litri, il pensiero è corso al monte di tasse e balzelli vari che si accumulano per arrivare all’insensata cifra di 1,4-1,5 al litro.

accise-benzina-italiaSì, lo so, adesso qualcuno penserà che sto invecchiando, perché uno dei segni inequivocabili del rincoglionimento senile è fissarsi sul costo della benzina (oltre che sul parcheggio sotto casa).

Ma state a sentire qual è stato il pensiero successivo.

Mi son detto: “Un modo per uscire da questa situazione ci dev’essere…”. E così ho avuto l’idea illuminante, che a qualcuno potrà sembrare folle, immorale, razzista e via infamando, mentre a me pare l’unica via praticabile.

Parliamo allora di Libia.

La Libia, prima della sua “liberazione” ad opera di francesi, inglesi ed americani, era un Paese florido, che garantiva ai suoi circa quattro milioni di abitanti un livello di vita notevole. La benzina, ovviamente, non costava un fico secco. E la benzina non serve solo per far andare le automobili.

La Libia ora è nel caos. Un caos voluto e perseguito con determinazione da certi nostri “alleati”, ai quali non andava giù la nostra alleanza con la Jamahiriyya, né, soprattutto, che uno Stato fosse sovrano da ogni punto di vista, tra i quali spiccano quello energetico e monetario. Purtroppo per il Colonnello Gheddafi (e per i libici a lui fedeli) le sue forze armate erano di cartapesta, così la tragedia s’è consumata nel breve volgere di tempo.

Adesso sul petrolio libico hanno messo le mani tutti, tranne che noialtri, che siamo usciti malconci da questa “liberazione” e che oltretutto siamo tirati periodicamente per la ‘giacchetta’ per farci impantanare nel “caos libico” a pro dei nostri cosiddetti “alleati”. E tutto questo senza contare il continuo ed assurdo flusso di “profughi” alimentato da bande di tagliagole senza scrupoli che agiscono in loco in combutta con “l’Europa”.

petrolio-libiaDopo questa necessaria premessa, ecco la soluzione: invadere la Libia ed impossessarsene.

Sì, avete letto bene.

Perché mai, invece, le “grandi democrazie” possono rovesciare un governo, sovvertire uno stato e mandare sul lastrico una nazione intera senza che nessun “moralista” si erga per cantargliela? Dove sono i “grandi analisti”, ospiti fissi nelle reti dedicate all’informazione h24, che non si rendono conto che da questa situazione, cominciata con un atto di “pirateria”, non se ne esce tributando un sacro rispetto per il “diritto internazionale”?

Se la Libia fosse condotta sotto la sovranità italiana, per prima cosa il petrolio dello “scatolone di sabbia” (che ora siam sicuri non esser tale) andrebbe a diretto beneficio nostro e loro (e cioè di gente in buona parte tribale e settaria che non ha apprezzato il bengodi che aveva e dunque merita di essere ricolonizzata, perché oltretutto col casino che ha combinato ci sta creando non pochi problemi). E finalmente metteremmo benzina alla pompa con non più di 10 centesimi al litro.

Certo, lo so che messa così questa cosa è una pura e semplice “uscita del giorno”. Ma non perché si tratta di una cosa che nemmeno si dovrebbe pensare, tanto è “immorale”.

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Bensì perché, quand’anche ci fosse l’intenzione di procedere in tal senso, ad impedircelo ci sarebbero quegli stessi “alleati” che subito – in nome ovviamente delle “regole” infrante –  si muoverebbero per impedirci “l’impresa” e che sarebbero costretti a gettare la maschera dichiarandoci apertamente guerra. Non alla chetichella come han fatto finora.

Oltre a questo problema, al momento pressoché insormontabile, ve ne sarebbe poi un altro: la canea che si solleverebbe da settori dell’“Islam italiano” contigui a quel vasto ed articolato ambito di pensiero che va sotto il nome di “riformismo”, i quali mentre hanno plaudito allo scannamento del “tiranno” e a tutta la messinscena della “primavera araba” si opporrebbero con tutte le loro forze ad un’iniziativa marchiata col bollo dell’infamia del “colonialismo” e dell’inevitabile “razzismo”.

Ed aggiungiamoci pure un terzo e definitivo ostacolo, teso ad impedire una soluzione del genere: l’inettitudine e la mentalità della nostra “classe dirigente”, che, unita all’inveterata abitudine a privatizzare gli utili e socializzare le perdite, non porterebbe alcun vantaggio a nessuno, se non ai soliti privilegiati che, in nome del “mercato”, ci farebbero pagare la benzina fior di quattrini lo stesso.

Ma anche se tutto ciò resta comunque fantascienza, questa, cari signori del moralmente corretto che credete alla favola dell’Onu (dove un qualsiasi sputacchio fornito di formale indipendenza “conta” come l’America) è, quanto meno in via teorica, l’unica soluzione seria e definitiva della “crisi libica”.