Yemen: la Resistenza sciita contro l’imperialismo saudita

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Nello Yemen, lontano dal clamore mediatico, è in corso solo un genocidio perpetrato dai Sauditi ai danni della minoranza sciita. Ma anche una Resistenza antimperialista che non si piega ai loro piani criminali!

(www.linterferenza.info) – 24/10/16 – Il leader del movimento popolare yemenita Ansarola, Abdulmalik al-Houthi, ha condannato duramente l’aggressione aerea saudita che ha nuovamente insanguinato la capitale, Sanaa, lo scorso sabato. Il vile attacco di Casa Saud ha provocato oltre 200 morti.

L’Arabia Saudita, spalleggiata dagli Usa e da Israele, ha subito una vera e propria umiliazione militare grazie alla determinazione di un movimento religioso con salde radici sia fra i lavoratori che fra i ceti medi. Ed è proprio l’appoggio poplare di cui gode di cui gode quel movimento a provocare la reazione dei sauditi che, come un mostro senza cervello, scaricano la propria rabbia contro i civili yemeniti.

L’obiettivo di Riyadh è quello di distruggere l’Islam sciita in un paese che, negli sproloqui senza senso della casa reale, da decenni viene visto come una sorta di ‘’cortile di casa’’. Ma i piani dei potenti non sempre riescono e l’audacia degli Houthi è stata in grado di contrastare efficacemente le classi dominanti wahhabite. Il popolo yemenita si è compattato dietro Ansarola, un movimento ben saldo e con un chiaro programma anti-fondamentalista, infliggendo, giorno dopo giorno, gravissime sconfitte all’esercito saudita, comprese le sue truppe irregolari: Daesh ed Al Qaeda.

La reazione militare della Resistenza non si è fatta attendere e il giorno seguente‘’un missile balistico lanciato dallo Yemen ha apparentemente preso di mira una base aerea nei pressi della Mecca, in quello che sarebbe l’attacco portato più a fondo nel territorio saudita dai rivoluzionari sciiti e dai loro alleati’’ . L’imperialismo colpisce civili inermi; Ansarola risponde colpendo e distruggendo le postazioni militari dei sauditi.

Subito dopo l’orrenda strage, Washington ha dichiarato che avrebbe potuto ritirare il suo sostegno a Riyadh ma il leader della Resistenza yemenita, non fidandosi dei giochi diplomatici, ha accusato gli Usa di essere indirettamente responsabili del genocidio in corso nel paese. Le relazioni Usa – Arabia Saudita sono pericolose essendo lo stato wahhabita una centrale del terrorismo islamista internazionale. L’agenzia di stampa russa Sputnik ha pubblicato un articolo documentato e pieno di quesiti importanti. Leggiamo: ‘’A Washington è necessario considerare tutti i pro e i contro di questi stretti legami con Riyad. Da un lato gli USA ricevono dall’Arabia il diritto di accesso militare, dall’altro l’Arabia Saudita, coinvolta nei conflitti regionali, trascina Washington in affari destinati al fallimento, si legge nell’articolo. Si dovrebbe tener conto del fatto, che di per sé, il regime saudita è un “anacronismo” e non si sa come potrebbe cambiare nei prossimi anni’’ . Domanda: come possono gli Usa combattere il wahhabismo quando la stessa Hillary Clinton, candidata alla Casa Bianca, è ben finanziata dalla famiglia reale saudita? La Fondazione Clinton, da un certo punto di vista, è una proiezione dei capricci di Re Salman, il reuccio demente con le mani sporche di sangue.

Il popolo yemenita ha manifestato per le strade di Sanaa, rifiutando l’ipocrisia di Riyadh con fermezza e coraggio: ‘’La negación de Arabia Saudí de sus crímenes en Yemen se trata en estos momentos de una táctica para evitar que comisiones de investigación den a conocer las dimensiones’’ . Anche i sapienti islamici non hanno fatto mancare il loro supporto: ‘’Dicho crimen revela la verdadera cara del régimen saudí. Un régimen que no difiere del grupo terrorista EIIL (Daesh, en árabe) y en vez de utilizar cuchillo y chalecos suicidas, recurre al uso de aviones modernos de guerra y otras armas letales’’ . Domanda: siamo – sì o no – di fronte ad una lotta antimperialista analoga a quella condotta dei vietkong contro l’invasione americana?

L’Arabia Saudita sta facendo il possibile per riguadagnare il territorio perduto, forte dell’indifferenza della cosiddetta ‘’comunità internazionale’’. Proprio oggi il diario libanese Al-Ajbar ha denunciato il trasferimento dai tremila ai quattromila terroristi dalla Siria allo Yemen. Nemmeno una ‘’tremenda catastrofe’’ ( come è stata chiamata dagli Houthi la tragedia di sabato ), che ha lasciato sul suolo insaguinato oltre 700 vittime fra morti e feriti, ha convinto l’ONU ad utilizzare la forza contro i Saud. Per Casa Saud l’impunità è una garanzia ‘’divina’’. Del resto Ansarola non fa che utilizzare vecchie armi di provenienza sovietica mentre i mercenari sauditi dispongono di sofisticate armi di provenienza nord-americana, britannica ed israeliana. La solidarietà fra predoni è, da quando il capitalismo esiste, un’altra indiscutibile disposizione ‘’divina’’.

La sinistra occidentale, vittima dei suoi dogmi eurocentrici, non riesce a comprendere il legame che intercorre fra lo sciismo progressista degli Hezbollah, la Resistenza palestinese e il movimento Ansarola. Questo atteggiamento autoreferenziale e dogmatico persiste nonostante la rivoluzione islamica iraniana del 1979 costituisca un punto di riferimento per tutti i movimenti di resistenza arabi e musulmani.

Oggi i combattenti yemeniti gridano ‘’non abbiamo altro Dio che Allah e i sauditi sono nemici di Allah’’ ma, da un punto di vista economico e sociale, la loro lotta ha lo stesso valore della Resistenza algerina, cubana e vietnamita. Il giornalista Bahar Kimyongur scrive:

‘’Negli anni 1960 e 1970, in Vietnam è successo qualcosa di simile a quanto accade oggi in Yemen. Ngo Dinh Diem era l’uomo di paglia degli USA, così come Abderrabo Mansour al Haidi lo è dell’Arabia Saudita.
Il Vietcong (FNL) di allora è l’Ansarullah di oggi.
Che il primo fosse comunista e il secondo di ispirazione sciita conta poco. I movimenti nazionalisti vietnamiti e yemeniti hanno entrambi come obiettivo l’unificazione del loro paese e l’emancipazione dal giogo straniero’’ .

La rottura con l’imperialismo, allo stato attuale, passa anche per i movimenti musulmano-sciiti. La quale cosa, naturalmente, per dirla con una battuta, non fa certo dell’Imam Hussein una sorta di Karl Marx in versione islamica…Però i guerriglieri yemeniti ci aiutano a rompere con il dogma eurocentrico che, di fatto, finisce per tradursi in israelocentrismo. Nello Yemen non è in corso solo un genocidio dimenticato ma anche una Resistenza antimperialista che meriterebbe ben altra attenzione.