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Ernst Jünger: Diario di Guerra 1914-1918

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di Emilio Del Bel Belluz

Poche settimane fa mi sono trovato a Gorizia, l’incantevole cittadina friulana. Dopo aver passeggiato per il centro sono entrato alla libreria goriziana, dove si trova la sede della Casa editrice Leg. Conosco da anni il suo proprietario, un signore molto distinto, che assieme ai figli porta avanti la prestigiosa Casa Editrice. Ho voluto complimentarmi con lui, per l’uscita di un libro davvero importante che mancava in Italia: “Diario di guerra 1914-18” di Junger. Un volume molto corposo, di oltre seicento pagine, che raccoglie i quaderni di guerra dello scrittore tedesco. Si tratta di quindici quaderni scritti da Junger nell’arco di tempo che va dal 30 dicembre 1914 e si conclude verso la fine di settembre del 1918. 

junger-diario-guerraPoco tempo dopo, la Grande Guerra finiva. Non era raro che qualche soldato, nei  momenti di pausa dai combattimenti, scrivesse alcune pagine in un diario. Nel caso di Junger si trattò di un lavoro minuzioso e preciso, che fece della sua opera  una delle testimonianze più interessanti della Grande Guerra. Lo stesso Junger con questo materiale, a soli due anni dalla fine della guerra, scrisse la sua prima edizione del  libro – Nelle tempeste  d’acciaio -, pubblicata con l’aiuto economico del padre. Alcuni scritti di  Junger, relativi alla seconda guerra mondiale, furono pubblicati la  prima volta sul n.1 della rivista – Il Borghese -, del 15 Marzo del 1950, fondata da Leo Longanesi. Nello stesso numero si trovarono anche gli scritti di altre firme prestigiose, come G. Ansaldo, Indro Montanelli, Giovanni Spadolini, Alberto Savinio, Gaetano Baldacci, Leo Longanesi, Giuseppe Prezzolini e Henry Frust. Quest’ultimo era  amico intimo di Junger e  traduttore di alcune sue opere, tra le quali i diari della Seconda Guerra mondiale. La collaborazione con il quindicinale – Il Borghese – durerà per alcuni numeri, sempre legati alle traduzioni di Frust.

La diffusione delle opere di questo grande della letteratura tedesca inizierà con – Sulle scogliere di marmo -, Mondadori, Milano, 1942, poi – Le api di vetro -, Longanesi, Milano, 1961. –Ludi africani -, Sugar, Milano, 1970 e – Diario 1941-45- Longanesi, Milano, 1979 . Ricordo che poi uscì una bella edizione del capolavoro di Junger – Tempeste d’acciaio – negli anni ottanta, pubblicato dalla casa Editrice Ciarrapico. Le opere di Junger non ebbero molta diffusione ed accoglienza in Italia. L’opera più famosa e letta tra i cultori di Junger è : “Tempeste d’acciaio“, a cui ne seguiranno altre nel tempo. Lo spirito militare aveva preso Junger ancora prima che scoppiasse la Grande Guerra, nel momento in cui era fuggito da casa per arruolarsi nella legione straniera. Questo capitolo legionario della sua vita è presente nel libro – Ludi Africani-. Fu il padre che riuscì a riportare a casa questo giovane ribelle che voleva vivere fino in fondo lo spirito d’avventura. Il padre si fece promettere che prima avrebbe terminato gli studi superiori e poi sarebbe partito. Lo scoppio della Grande Guerra  lo rivide in battaglia. Junger, come tanti giovani che partirono per il fronte con molto entusiasmo, erano convinti che la guerra non sarebbe durata molto. Scrisse: “La guerra ci aveva afferrati, come un’ubriacatura. Partiti sotto un diluvio di fiori, eravamo ebbri di rose e di sangue “. Con questo spirito Junger cominciò a portare con sè dei quaderni dove scriveva quei momenti unici e l’opera stampata dalla Casa Editrice Leg ci dà la possibilità di conoscere quelle pagine scritte con le mani ancora intrise di polvere da sparo o di sangue ancora fresco di tanti camerati morti. Quindici quaderni nei quali non c’è posto che per la verità e per il nobile attimo in cui ci si trova a sfidare la morte.

BOSCHETTO 125

In un buon libro, Manuela Alessio – “Gli scrittori tedeschi e la Grande Guerra“, edito da Settimo Sigillo, scrive : “Fu proprio l’esperienza bellica a costituire l’oggetto dei primi scritti jungeriani, che comprendono sia diari che saggi e racconti. Fra tutte le opere jungeriane è stato proprio il diario di guerra In Stahlgewittern, il cui titolo è tratto dall’Edda islandese, ad avere riscosso il successo più grande. “Prima ho descritto tutta la guerra in – Tempeste d’Acciaio -; poi – Il boschetto 125 – non ne rappresentava che un mese, e Fuoco e Sangue un solo giorno”: con queste parole Ernst Junger in persona ha tracciato le coordinate della sua triologia diaristica sulla Grande Guerra, redatta tra il 1920 e il 1925”. La vita militare di Junger può essere considerata quella di un vero eroe, basti pensare che fu ferito quattordici volte, così da meritarsi la più alta onorificenza militare: “Dell’Ordre Pour la Merite”, che venne costituita da Federico II.

Tornando al volume – Diario di guerra – si prova davvero una grande emozione leggere quello che scriveva in quelle pause. La nostalgia che ti invade per essere lontano da casa, mentre da un momento all’altro tutto può essere finito. La morte si trova in ogni posto, e basta una scintilla, un luccichio e si muore. Quando tutto diventa eroismo, perché Junger possedeva queste parole ben scolpite: ”Lealtà, dignità, forte senso del dovere e dell’onore sono gli ingredienti costanti di queste novelle, che della guerra narrano una dimensione eroica e idealizzata, dietro cui, al di là di ogni possibile critica ideologica e di ogni cinico sorriso da moderno lettore, si sente sempre una profonda sincerità”. Gabriella Rovagnati dal libro “Novelle di guerra”, di Detlev von Liliencron.

Mi ha commosso questa poesia che dedica alla madre, il 26 gennaio del 1916 che può essere considerata una specie di testamento spirituale del soldato.

” Il mio diario. 

Ciò che sulle pagine bianche

Scarabocchierò con lettere adunche

Riposa ancora nel ventre sicuro dei tempi,

Piccolo destino che la grande terra riempì

Infuria ancora la battaglia. Solo morte terrore.

Della Durezza dell’acciaio contro il sanguinario dolore.

In questi fogli, madre mia, annuserai l’odore

E della quiete speranza che dimora in ogni cuore.

Ma sono calmo. Posso sopportare tutto,

Mi attrae la bellezza selvaggia del rischio

Qui leggerai di come fiero combatterò,

e sarà certo con onore, se mai cadrò.

Una poesia la cui versione sarà modificata e pubblicata in un volume di poesie. Alcune sue opere raffigurano la guerra, fatta di fuoco e di sangue, l’odore della morte che predomina nell’autunno e si accompagna al cadere delle foglie. Come scrisse il poeta,  partirono in file scintillanti, sotto un diluvio di fiori. I più non tornarono e le loro madri inutilmente attesero, accendendo il lume sulla finestra a far luce al figlio che si spera tornerà. I diari di Junger, fanno comprendere cosa sia la guerra e  le tempeste d’acciaio che forgiano eroi. Ma la guerra non è fatta solo di sangue, ci sono dei momenti in cui si deve mangiare e Junger li descrive molto bene nella loro crudezza. “Le libagioni fra i sopravvissuti di una battaglia restano tra i più bei ricordi di un veterano del fronte. Anche quando ne cadevano dieci su dodici, i due scampati si ritrovavano davanti a una bottiglia la prima sera di riposo, vuotavano un bicchiere in silenzio alla memoria dei camerati scomparsi e discutevano poi piacevolmente delle loro comuni esperienze. In quegli uomini c’era qualcosa di vivo che cancellava l’asprezza della guerra, e spiritualizzava la voluttà del pericolo e il desiderio cavalleresco di vincere la propria  battaglia. Nel corso di quattro anni, il fuoco forgiò combattenti sempre più puri e  più audaci. L’indomani mattina Knigge mi lesse l’ordine del giorno dal quale appresi che mi era stato affidato il comando della  quarta compagnia, unità  con la quale era caduto davanti a Remis, nell’autunno del 1914, il poeta della Bassa Sassonia Hermann Loens, volontario a cinquanta anni”. 

Questi diari offrono la possibilità di vedere lo scrittore in ciò che ha fatto prima che raffinasse i suoi scritti. Del libro – Tempeste d’acciaio – ne sono uscite cinque edizioni rielaborate dall’autore. Alcuni anni fa, per i cento anni dalla nascita di Junger, chiesi a un poeta di scrivermi un ricordo. Era il mio modo per ricordare questo scrittore che aveva superato il secolo, e che viveva nella Foresta Nera a Wifflenhgen. Luogo dove lo scrittore aveva trovato la pace e dove affioravano i suoi ricordi. Avevo spedito allo scrittore una targa a ricordo dei suoi eroici cent’anni, e nella targa vi avevo inciso queste parole “A Ernst Junger, con un caro augurio”. Spedii la targa ed egli mi rispose con quella gentilezza che gli era riconosciuta.