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Le due morti di Corneliu Zelea Codreanu

Codreanu 2

Oggi, grazie al contributo di un nostro collaboratore, approfondiamo la morte di Codreanu tramite i documenti dell’epoca. Caricato nottetempo, insieme a 14 camerati, su un camion, fu strangolato e poi fucilato e gettato in una fossa. I gendarmi autori dell’assassinio, per cui era già pronta una ‘versione ufficiale’, furono ricompensati in denaro. Il sangue contro l’oro!

di Fabrizio Pusceddu

Alla fine degli anni ’30 la situazione politica romena era più che instabile. L’ottimo risultato alle elezioni politiche del dicembre 1937 e gli accordi con i partiti “di sistema” avevano dato a Totul pentru Țară, partito di riferimento della Legione dell’Arcangelo Michele, un enorme potere. Per scongiurare il rischio di una sostanziale dittatura – che non fosse la sua – il Re Carol II (che nel 1930, tornando dal suo “esilio volontario” a Parigi, si era ripreso i poteri a cui aveva rinunciato ufficialmente tre anni prima in occasione della morte del padre), nel febbraio 1938 sciolse tutti i partiti e varò una nuova Costituzione, nominando un nuovo governo, avocando a sè di fatto tutti i poteri e dandosi il ruolo di arbitro incontestabile della politica romena.

Si inasprì la repressione nei confronti dei Legionari. Secondo la vox populi di allora, oltre a precisi calcoli politici che in parte si sarebbero poi rivelati corretti, l’imbarbarimento delle misure coercitive nei confronti di un movimento che riscuoteva un enorme successo soprattutto nelle campagne, era dovuto alle forti pressioni della celebre amante del Re, l’ebrea Elena Magda Lupescu.

Le carceri romene si riempirono in breve tempo di militanti e simpatizzanti della Guardia di Ferro. Il Capitano Corneliu Zelea Codreanu fu arrestato in aprile. Non avrebbe più rivisto la luce.

Pubblichiamo due estratti relativi alla sua morte, avvenuta insieme con altri 13 Camerati, nella notte tra il 29 e il 30 settembre di 78 anni fa.

COMUNICATO PROCURATORE MILITARE (30 Novembre 1938)

Il procuratore militare del II Corpo d’Armata informa:

Nella notte tra il 29 e il 30 novembre si è svolto un trasferimento di condannati dal carcere di Râmnicu Sărat a quello di Jilava.

Al Km 30 dell’autostrada Ploiești-Bucarest, per le ore 5, le automobili sono state attaccate da sconosciuti armati poi scomparsi e in quel momento, i trasferiti, il cui trasporto veniva attuato in un’automobile “break” (qualcosa di simile a una station wagon, n.d.a.) dei gendarmi, aprivano e aprofittando della notte e della nebbia fitta, saltavano fuori dalla macchina con evidente intenzione di scomparire nel bosco.

I gendarmi, dopo azioni inibitorie legali, hanno fatto uso di arma da fuoco.

Sono stati colpiti:

  • Corneliu Zelea Codreanu, condannato a 10 anni di lavori forzati e sei anni di interdizione giudiziaria.
  • Constantinescu Nicolae, Caranica Ion, Belimace Doru, autori dell’omicidio di Gh. Duca (primo ministro Liberale ucciso il 30 dicembre 1933 n.d.a.), condannati ai lavori forzati a vita.
  • Caratănase Ion, Bozântan Iosif, Curcă Ştefan, Pele Ioan, State Gh. Ioan, Atanasiu Ioan, Bogdan Gavrilă, Vlad Radu, autori dell’assassinio di Mihail Stelescu (ex Legionario, n.d.a.), condannati ai lavori forzati a vita.
  • Georgescu Ştefan, Trandafir Ioan condannati ognuno a 10 anni di lavori forzati per l’assassinio di Stelescu.[1]

Il Re Carol II avrebbe abdicato a seguito del II Arbitrato di Vienna dell’agosto 1940, che di fatto avrebbe smembrato la Romania privandola della parte settentrionale della Transilvania. Il mese successivo avrebbe preso il potere il Generale Ion Antonescu.

***

DICHIARAZIONE DEL MAGGIORE CONSTANTIN DINULESCU ALLA COMMISSIONE DI INCHIESTA ISTITUITA DALL’ALTA CORTE DI CASSAZIONE (Bucarest, novembre 1940)

Un giorno fui chiamato dall’allora presidente del Consiglio, Călinescu. Nel suo ufficio di lavoro si trovava anche il Generale Bengliu, comandante di Gendarmeria. Călinescu mi informò allora che, per motivi politici, Codreanu e 13 suoi adepti dovevano essere uccisi; questa era la volontà del Re.

Il 29 novembre 1938, alle ore 10 di sera, Codreanu e i suoi camerati furono rimossi dalla prigione di Râmnicu-Sărat, dove erano rinchiusi, e caricati su un camion. I Legionari furono messi cosi da poter vedere solo avanti, essendo legati con le braccia dietro la schiena. Essi non potevano fare neanche il più piccolo movimento, ed erano costretti a stare sempre con la testa rivolta verso l’alto.

Dietro ognuno di loro era seduto un gendarme. Io stavo seduto accanto al conducente. Si viaggiava per la strada tra Ploiesti e Bucarest, quando all’alba del 30 novembre, dopo che diedi il segnale fissato, con la torcia, i gendarmi tirarono fuori dalle loro tasche una stringa (corda) che strinsero al collo di ogni Legionario. Così, Codreanu e i suoi 13 camerati sono stati strangolati, mentre l’auto continuava per la sua strada a tutta velocità. Poco tempo dopo arrivavamo a Bucarest, dove proseguimmo fino alla fortezza di Jilava, all’interno della quale era scavata, da tre giorni, una grande fossa. Dopo l’entrata del camion nel forte, sopra i cadaveri strangolati si sparò – secondo l’ordine impartito dal Primo Procuratore militare, col. Zeciu – un colpo di revolver o fucile; poi un medico militare constatava la morte di tutti i Legionari da noi trasportati. I cadaveri furono buttati nella fossa. Dissi subito ai 14 gendarmi che ciò era stato ordinato dalla Corte marziale ed era stato un importante dovere patriottico.

Il certificato di morte fu composto a Jilava dal colonnello della Corte Militare Zeciu, dal luogotenente colonnello Dumitru e dal primo commissario regale, colonnello Pascu.

Venne tirata la terra sulla fossa; tuttavia dopo due giorni i cadaveri furono dissotterrati e portati in un altra fossa. Su di loro furono versate diverse bottiglie di acido solforico; poi vennero coperti con la terra, e sopra fu apposta una lastra di cemento pesante. I gendarmi, seppur inconsapevolmente, avrebbero firmato i certificati di morte, nei quali dichiaravano che i 14 legionari erano stati uccisi perché avevano cercato di fuggire dalla scorta. Ogni gendarme venne ricompensato con 20.000 Lei. Io ricevetti 200.000 Lei.[2]

NOTE

[1] Quotidiano „Universul“, 55 (1938), nr. 329 din 2 decembrie, p.17

[2] Duiliu Sfințescu, Din luptele tineretului român. 1919–1939, Bucureşti, Editura Fundaţia Buna Vestire

 

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