La Torcia Olimpica? Merito di A. Hitler

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Chissà quanti degli appassionati sportivi si commuovono durante la meravigliosa staffetta della torcia olimpica tra paesi ospitanti le consecutive edizioni delle Olimpiadi. Chissà poi quanti di loro inorridiscono alle falsità e menzogne proferite dai media sulla Germania nazionalsocialista… Beh, oggi vogliamo raccontarvi questo aspetto poco conosciuto sulle Olimpiadi: la staffetta fu introdotta nelle Olimpiadi del 1936 a Berlino, volute, promosse, organizzate e celebrate da Adolf Hitler. Da vero uomo di competizione leale ed esaltazione delle capacità dell’uomo, il Furher determinò la nascita di quella amata tradizione. Però, attenzione, non ditelo in giro: altrimenti qualcuno potrebbe farsi venire in mente di eliminarla perché fu un’idea di Hitler…

(www.oasport.it) – 15/12/16 –  Per gli appassionati dei Giochi Olimpici, il momento dell’accensione della fiamma olimpica suscita sempre grande emozione, per i tanti significati simbolici che rappresenta e per quel sottile filo che, proprio grazie a questo genere di riti, collega inesorabilmente i Giochi moderni a quelli antichi.

GIOCHI OLIMPICI ANTICHI: IL SACRO FUOCO DI OLIMPIA

Per l’uomo antico, il fuoco è stato da sempre simbolo di qualcosa di sacro, di divino. Anche quando furono in grado di addomesticarlo e controllarlo, gli uomini continuarono a provare questo senso di stupore ed ammirazione di fronte alle fiamme, ma anche di grande rispetto e timore vista la pericolosità di questo elemento. Secondo il mito greco, il fuoco era un prerogativa degli Dei, fino a quando il coraggioso Prometeo osò sfidare le entità divine per donarlo agli uomini, pagando a caro prezzo l’affronto fatto a Zeus. Così, presso il tempo di Hestia ad Olimpia, venivano tenute vive delle fiamme perenni, mentre in occasione dei Giochi Olimpici, dedicati a Zeus, venivano accesi ulteriori fuochi presso i tempi dello stesso sovrano degli Dei e di sua moglie Hera, mantenuti accesi per tutta la durata della competizione sportiva.

GIOCHI OLIMPICI MODERNI: LA RISCOPERTA DEL SACRO FUOCO

Quando il barone Pierre de Coubertin decise di istituire i Giochi Moderni, la tradizione del sacro fuoco olimpico non fu subito presa in considerazione. Solamente nel 1928, ad Amsterdam, venne acceso per la prima volte nella nostra era un braciere situato in cima alla Torre di Maratona, che tutt’ora si può ammirare presso lo Stadio Olimpico della capitale olandese. L’idea di accendere la fiamma venne all’architetto Jan Wils, che nel realizzare il nuovo stadio incluse nel suo progetto la torre proprio a questo scopo. Il primo ad accendere il fuoco olimpico in occasione dei Giochi Moderni fu così un dipendente della società elettrica di Amsterdam.

Collegata alla tradizione del fuoco olimpico, è quella della staffetta olimpica, in cui vari tedofori si passano una torcia contente il sacro fuoco facendola viaggiare per lunghi tragitti. Questa usanza, però, nono esisteva nei tempi antichi, e fu introdotta solamente a Berlino 1936 da Carl Diem, il segretario generale del comitato organizzatore tedesco. La fiamma viaggiò così da Olimpia a Berlino attraverso le mani di 3.331 tedofori e per 3.187 chilometri. L’evento fu perfettamente sfruttato da Adolf Hitler per la sua propaganda, ma nonostante ciò, da allora questa usanza fu ripresa da tutte le successive edizioni olimpiche. La più lunga staffetta mai effettuata resta quella di Atene 2004, quando la torcia fece il giro del mondo in 78 giorni per una distanza di oltre 78.000 chilometri ed un totale di circa 11.300 tedofori.

Con il tempo, ci si iniziò a sbizzarrire nel disegnare forme sempre più avveniristiche per torce e bracieri, e metodi sempre più originali per accendere il sacro fuoco nella cerimonia inaugurale, spesso per mano di ex atleti protagonisti dei Giochi stessi, creando grande suspense per conoscere il nome del famigerato “ultimo tedoforo”. Una delle accensioni più spettacolari resta quella di Barcellona 1992, quando l’arciere paralimpico Antonio Rebollo scoccò una freccia infuocata verso il calderone per dare il via ai Giochi spagnoli.