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Guerra in Messico del 1926 | Josè Sanchez del Rio: il Santo dei Cristeros

cristiada

di Emilio Del Bel Belluz

Il 16 ottobre 2016 è stato proclamato Santo un giovane di quindici anni, Josè Sanchez del Rio, che fu assassinato durante la guerra in Messico, tra le forze governative e i Cristeros. Per ricordare questo tragico evento bisogna andare al 1926, che  coincide con la data d’inizio delle persecuzioni tra i cattolici e quelli che li volevano eliminare, come il presidente messicano Plutarco Elias  Calles.

Queste persecuzioni governative fecero un bagno di sangue e colpirono quelli che erano legati alla Chiesa cattolica. Quei fedeli che assistevano alla Messa, quelli che portavano la croce, come simbolo d’amore verso il Signore. Uomini, donne e bambini furono vittime di questo clima d’odio e di ferocia. Dello sterminio di questi cattolici si parla poco, la stessa Chiesa di Roma non ha mai dato molto spazio a questi eventi drammatici e se lo ha fatto è stato quasi in punta di piedi per non creare polemiche. Inoltre, il film dedicato ai Cristeros non è mai stato proiettato a livello nazionale , eccetto qualche rara eccezione. La nostra Chiesa così ben risoluta a difendere la libertà d’espressione di altre confessioni religiose, non ha dato la divulgazione meritata a questa tragedia umana. I

l film è stato trasmesso il 16 ottobre, lo stesso giorno in cui è stato proclamato Santo a Roma, il beato Josè Sanchez del Rio. Era stato proclamato Beato, il 20 novembre 2005, da papa Benedetto XVI. Alcuni mesi fa, in un suo viaggio in Messico, mi aspettavo che papa Francesco ricordasse al mondo le migliaia di persone barbaramente assassinate nelle persecuzioni iniziate nel 1926 fino al 1929. Posso anche sbagliarmi, ma non ho trovato nei vari  giornali che acquisto,  un cenno a questo triste e sanguinario evento. Ecco che il film “Cristiada” che è stato dato alla televisione da  Video 2000,  forse è da considerarsi un segno importante, una piccola luce. La stampa non ha parlato del film, non ha avuto il tempo perché impegnata nella Santificazione di Dario Fo.

La  storia del Santo Sanchez del Rio mi fa ricordare il martirio subito dal Beato  Rivi, che era un seminarista che fu ucciso dai partigiani. Rivi era un ragazzo che aveva trovato nella fede la sua massima ragione di vita, e nessuno poteva fargli cambiare idea. Una certezza che lo colse giovanissimo, come appena a sedici annni ha dato la sua vita. E’ stato dichiarato Beato e speriamo presto che diventi Santo.

Il giovane Josè era un ragazzo che frequentava la Chiesa, facendo dei piccoli lavoretti per il parroco, si stava anche preparando per diventare un chierichetto. Un giorno vide arrivare dei soldati del presidente Plutarco Elias Calles, che sfondarono la porta della chiesa e trascinarono in malo modo il parroco, lo misero al muro e lo fucilarono. Il giovane Josè vide l’uccisione del suo parroco e ne fu sconvolto,  per lui era stato un maestro di fede. Era stato il sacerdote che gli aveva messo al collo il rosario con il crocifisso. Quel rosario non se lo sarebbe più tolto, come la sua fede. Il ragazzo rimase talmente impressionato per quello che vide che, a tredici anni, chiese a sua madre il permesso di andare a combattere unendosi ai Cristeros. “ Voglio combattere in nome di Dio e della Madonna. Voglio essere un miliziano di Cristo”. Questa sua decisione la comunicò a sua madre che aveva già due figli arruolati tra i Cristeros. Il giovane Josè era nato il 28 marzo del 1913, e quindi era davvero giovanissimo, ma il suo cuore era completamente rivolto al Signore. La causa dei Cristeros era diventata per lui la sola ragione di vita, l’unica per cui meritasse vivere e morire. Aveva 16 anni, l’età in cui  non si pensa alla morte, ma lui aveva ancora davanti l’immagine del suo amato parroco che per lui era diventato un eroe da imitare. Quel momento non avrebbe potuto dimenticarlo mai, come il crocefisso che portava al collo, quell’oggetto l’aveva toccato il suo parroco e baciato. Ottenne  con molta difficoltà la possibilità di arruolarsi tra i Cristeros.

Sul settimanale – Chi – del mese di ottobre a firma di Caterina Pozzi ho trovato queste riflessioni storiche: “Il 6 febbraio 1928, durante la battaglia di Cotija, il ragazzo diede una grande prova di coraggio:  il cavallo di un suo  superiore fu ucciso e Josè non ci pensò un attimo: “Prendete il mio cavallo e mettetevi in salvo”, gli disse. “La vostra vita è più utile della mia”. Poi con il suo fucile gli coprì le spalle in modo che si potesse mettere al riparo”. Questa azione coraggiosa permise al suo superiore di salvare la vita, allo stesso tempo il giovane militante di Cristo venne preso, dalle truppe governative.

Nel film è ben girata la scena in cui si tenta in tutti i modi di fargli  rinnegare la fede, ma la fede era in lui più forte di sempre. Il suo calvario iniziò il 10 ottobre del 1928, fu l’ultimo giorno della sua giovane vita. Venne torturato dai soldati, bastava che cambiasse idea, che rinnegasse la fede, qualche parola e sarebbe stato salvo. 

Nel quotidiano l’Osservatore Romano, Fidel Gonzales Fernandez scrive: “ Al cimitero il capo della guarnigione ordinò ai soldati di pugnarlo per evitare che in paese si sentissero gli spari. C’era il coprifuoco. Il giovane martire, ad ogni pugnalata gridava con un filo di voce: “ Viva Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe”. Ancora prima di morire, il capo dei soldati gli chiese cinicamente se voleva mandare qualche messaggio a suo padre, e il giovane martire rispose di dire:  “Che ci vedremo in paradiso”.  Allora, il capo militare con la sua pistola gli sparò in testa.  Il suo corpo fu buttato in un piccolo fosso e ricoperto con poca terra. Erano le 23.30 della notte di venerdì 10 febbraio 1928. Successivamente il becchino, aiutato di nascosto da alcune anime buone lo disseppellì, avvolse il corpo in un lenzuolo e ritornò a seppellirlo più degnamente nello stesso luogo.

Nel 1954, i resti sono stati inumati e portati nella cripta della vicina chiesa del Sacro Cuore. Nel 1996 sono stato trasferiti alla parrocchia di San Giacomo apostolo di Sahuayo, a un lato del battistero, dove era stato battezzato e dove era stato prigioniero prima del martirio”.