Sfuggire al nulla che avanza

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(www.aurhelio.it) – 14.12.2016 – Ha fatto clamore un po di tempo fa, la foto di Marck Zuckenberg durante un congresso a Barcellona mentre si apprestava a salire sul palco con il pubblico tutto intorno che guardava in un visore per la realtà aumentata. Foto simbolo, a nostro avviso, della condizione sempre più anestetizzata della vita dell’uomo moderno, dell’uomo massa senza volto.

Di contro, l’uomo autentico si sta rivelando, in maniera più drammaticamente limpida rispetto al passato, colui che più riesce a rimanere “sveglio”, coltivando il dominio di se stesso e la coscienza di ciò che è reale. In una società caratterizzata dal relativismo imperante, l’uomo contemporaneo fa difficoltà a discriminare, la verità dalla menzogna e di conseguenza anche che cosa sia reale e cosa illusorio.

Con le nuove tecnologie applicate nei vari settori, tale confine si è andato assottigliandosi ancor di più, risulta difficoltoso distinguere persino il virtuale dal reale, ritrovandoci a vivere in un vero e proprio mondo stile Matrix. La neurologia ha confermato tale limite del cervello, già affermato molto tempo fa da San Paolo, quando affermò  “ciò che guardi ti attraversa”. Il cervello umano infatti, davanti alle immagini virtuali, innesca gli stessi meccanismi neurologici come se le stesse compiendo realmente, perdendo di fatto gradualmente la coscienza della realtà. 

Se si considera che in passato, nelle comunità tradizionali, in cui i valori di riferimento erano ben saldi e la tecnica non era riuscita a trovare sviluppi tali da confondere la realtà con l’illusione, si può comprendere come ci si stia allontantando sempre di più da ciò che è reale.

Reale, in un tempo dove non si metteva in discussione il fatto che le “foglie sono verdi in primavera”, aveva l’accezione di nobile, aristocratico, di contro a ciò che erano i piaceri e i desideri della plebe. Pertanto, ciò che era superfluo e in ultima istanza illusorio, perchè vano.

Vivere secondo proprio gusto è da plebeo, il nobile aspira a un’ordine e ad una legge, ci ricorda Goethe.

Oggi, l’uomo moderno consuma una esistenza plebea inseguendo valori relativi e affogando la sensazione di insodisfazione nel mondo del virtuale.

Come sostiene Antoine de Saint- Exupéry, “La vita non servirà a maturarli, e il tempo per loro fluisce come una manciata di sabbia disperdendoli”. Ecco allora che un atto veramente controtendenza e di ribellione consiste non in lancio di bottiglie molotov, cortei, occupazioni e così via, ma nel semplice impegno in attività Reali. 

“Fai qualcosa di Reale!” è l’incitamento che oggi forse più di ogni altro, si adatta a smuovere di un millimetro il senso di responsabilità innato ma quasi neutralizzato, che ancora custodiamo dentro ognuno di noi. Come ben sappiamo, il nome dei concetti e delle cose non sono casuali, eccezion fatta per i termini moderni che parodizzano l’autentico significato tradizionale. La denominazione dei concetti, quindi è importante, in quanto attribuiti da uomini che vedevano la realtà molto diversamente da noi e in maniera più profonda. “Fai qualcosa di Reale”, dunque, inteso come impegno impersonale volto a modellare se stessi e, di riflesso, il mondo circostante. Un impegno aristocratico, rispondente ad un ordine e ad una legge di natura superiore.