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Lavora e muori. Senza consumare.

qen1oUna giapponese di 24 anni non regge il ritmo di 100 ore di straordinari al mese e si toglie la vita. Il Presidente della società si dimette. Ma questa schifosa pratica moderna – che usa l’uomo come una macchina finché non si rompe – è troppo diffusa in Occidente. E tutta la vita ‘smart’ e senza famiglia sembra sempre più orientata al lavoro. E alla morte.

(www.repubblica.it) – 01/01/2017 – Giappone, si dimette presidente della Dentsu dopo il suicidio di una dipendente “per troppo lavoro”

Tadashi Ishii lascerà la dirigenza della maggiore agenzia pubblicitaria nipponica dopo la morte di una 24enne costretta a turni straordinari di 100 ore mensili.

Il presidente della maggiore agenzia pubblicitaria in Giappone, la Dentsu, rassegnerà le dimissioni in gennaio a seguito della morte di una ex dipendente, imputabile ad un eccessivo carico di lavoro. Lo ha annunciato lo stesso dirigente, Tadashi Ishii, nel corso di una conferenza stampa, mentre prosegue l’inchiesta del ministero della Salute e del Welfare nipponico sulle operazioni della societa’, gia’ coinvolta in passato in un caso analogo.

”Siamo spiacenti di non essere stati in grado di prevenire un’abitudine ad orari eccessivamente lunghi per i nostri dipendenti. Mi assumo tutta la responsabilita’ e offro le mie piu’ sentite scuse”, ha detto il presidente Ishii, che la scorsa domenica aveva chiesto di incontrare i familiari della vittima. Il caso in esame riguarda la 24enne Matsuri Takahashi, assunta nell’aprile del 2015, e costretta a turni straordinari di lavoro in media di 100 ore mensili, conducendo la ragazza a togliersi la vita nel dicembre dello stesso anno.

Una lunga campagna mediatica della madre ha portato alla luce una pratica diffusa tra i capi ufficio per mascherare gli orari eccessivamente lunghi dei dipendenti, e contrari allo statuto dei lavoratori. La Dentsu – inoltre – era stata coinvolta in un caso simile nel 1991, quando un altro dipendente si tolse la vita per un motivo imputabile agli orari di lavoro massacranti.

Una prassi che nel Paese è riconosciuta con l’espressione ‘karoshi’, letteralmente ‘morte da eccesso di lavoro’. Secondo le statistiche del governo sono circa 2.000 le persone a togliersi la vita ogni anno in Giappone, per ragioni classificabili come ‘karoshi’.