Io non scordo. Lo stato italiano, invece sì.

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Mattarella ha un’agenda fitta, è naturale, trattandosi di un Presidente della Repubblica. I suoi impegni sono molti e, quindi, vengono organizzati per priorità ed importanza. E’ per questo che il 10 febbraio, ovvero il Giorno del Ricordo che quello stesso Stato italiano ha sancito essere dedicato ai martire delle Foibe, Mattarella non sarà in Italia bensì in Spagna, presso l’importantissimo (?) simposio Cotec (che nessuno conosce) sull’«innovazione per un’economia circolare in Europa». Inutile le richieste dei sopravvissuti e delle Associazioni: Mattarella non può neanche il giorno prima, il 9 febbraio, perché deve portare il saluto dello Stato al 150esimo anniversario de “La Stampa”. Grazie Presidente!

(www.ilgiornale.it) – 03/02/2017 – Foibe, i vertici dello Stato disertano il giorno del ricordo.

Mattarella e Grasso non andranno a Bassovizza. Il Quirinale snobba il giorno del ricordo per la tragedia dell’esodo e delle foibe? Per di più nell’occasione dei 70 anni dalla firma del trattato di pace del 1947, che ha mutilato l’Italia dell’Istria e della Dalmazia. 

Il 10 febbraio alla foiba di Basovizza, unico monumento nazionale del genere, sul Carso vicino a Trieste, non ci sarà il capo dello Stato, Sergio Mattarella e nemmeno il presidente del Senato, che avrebbe dovuto sostituirlo degnamente. Pietro Grasso ha dato forfait tre giorni fa, dopo che la visita era stata annunciata sui media locali, anche se è stato sempre vicino al dramma degli istriani, fiumani e dalmati. «Abbiamo verificato la fattibilità e il presidente non riesce ad essere presente alla foiba di Basovizza e alla cerimonia solenne alla Camera a Roma, dove ci sarà» spiega al Giornale il portavoce Alessio Pasquini.

La stragrande maggioranza degli esuli ancora non lo sa ed i superstiti della fuga davanti alla violenza titina alla fine della Seconda guerra mondiale non la prenderanno bene. Soprattutto tenendo conto che al prossimo anniversario con un numero tondo, del 2027, in molti non ci saranno più per motivi anagrafici. Proprio su questo aspetto puntavano le associazioni degli esuli e la Regione Friuli-Venezia, governata dalla stellina Pd Debora Serracchiani, che aveva invitato Mattarella. Duecento lettere di protesta sono state recapitate al Quirinale. Anche il Comune di Trieste, guidato da poco dal sindaco di centrodestra Roberto di Piazza, ci teneva molto alla presenza di almeno una delle più alte cariche istituzionali. «Siamo incavolati neri. Ci trattano come vittime di serie B» fa sapere un rappresentante degli esuli, che si occupa dell’organizzazione del 10 febbraio.