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Malattie mentali 2.0, effetti collaterali del mondo moderno.

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(commento a cura del Cuib Femminile, 14/02/2017)
Recenti studi hanno riconosciuto nuove “malattie” da mondo moderno. Sicuramente dai tratti tragicomici celano però una profondissima crisi dell’uomo.
Stiamo parlando della selfitis, nuova malattia mentale riconosciuta dall’American Psychological Association: un disturbo compulsivo che porta continuamente il “malato” a scattarsi selfie… 
Non vogliamo entrare nel merito della giustezza della connotazione di malattia mentale, ma certamente è evidente come l’uomo sia sempre più soggiogato da queste catene invisibili, scisso in mille frammenti. 
Le parole di Aldous Huxley, tra i padri del genere narrativo distopico che racconta i più recenti e decadenti aspetti della società contemporanea, ci aiutano ad inquadrare e introdurre questo bizzarro e triste fenomeno:“Ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici.”

(www.ansa.it) – In India uso compulsivo selfie, 6 ricoverati.

Per bisogno impellente di mettersi in posa davanti a smartphone.

Sei indiani, per lo più giovani, sono in osservazione nei due principali ospedali indiani perché affetti da gravi disturbi psichiatrici legati ad un un uso compulsivo del telefono cellulare, fenomeno che alcuni definiscono anche ‘selficidio’.

Prendendo lo spunto dalla storia di una ragazza di 18 anni, presentatasi all’ospedale Aiims con una presunta malformazione al naso, ma poi trasferita nel dipartimento di psichiatria, il quotidiano Mail Today dedica al tema della dipendenza dai selfie in India la sua prima pagina. E precisa che tre pazienti sono in cura nello stesso Aiims ed altri tre nel Sir Ganga Ram Hospital.

Lo psichiatra Nand Kumar dell’Aiims ha dichiarato al giornale che i tre pazienti presi in cura “sentivano il bisogno impellente di mettersi in posa davanti allo smartphone” e per questo “avevano sviluppato una patologia conosciuta come ‘disordine dismorfico del corpo’ (continuo pensiero ad un proprio difetto fisico, ndr.) che li ha portati ad un disordine compulsivo ossessivo”.

Gli esperti, aggiunge il giornale, ritengono che i sintomi di questo disordine sono così sottili che molti di coloro che usano continuamente il cellulare per ritrarsi in ‘selfie’ non si rendono conto del perché poi si sentano depressi e disorientati.

Secondo l’Associazione psicologica americana (Apa), circa il 60% delle donne che soffrono di questa patologia ossessiva non se ne rendono conto.