Donne in carriera o donne in trappola?

(a cura del Cuib Femminile di Raido)
donnaDonne stressate, troppo impegnate, con troppe email da inviare, tra una “conference call” e un “meeting. Viene da pensare quanto ego ci sia in tutta questa voglia di lavorare: solo senso di responsabilità o c’è dell’altro? 
È innegabile come nella società, per come è strutturata adesso, lavorare per la donna non sia più una scelta, bensì una necessità. Gli stipendi dell’uomo, quando c’è, quasi sempre non bastano a far fronte alle esigenze di una coppia, tantomeno di una famiglia più numerosa. È scomparsa, inoltre, la struttura sociale che consentiva alla donna casalinga di non sentirsi abbandonata: le famiglie erano numerose, le donne erano circondate da altre donne, parenti e non, pronte a correr loro in aiuto e a condividere la quotidianità. Oggi la donna che resta a casa è sola. Per contro, la donna che lavora deve sforzarsi di più avendo a disposizione la metà del tempo, perché rivolgerà sempre un pensiero a cosa ha lasciato a casa.  
Eppure viene da chiedersi: queste donne, che corrono sui tacchi a spillo in tailleur per le vie del centro, cosa rincorrono? Se un tempo la madre correva dietro ai figli, la contadina correva in mezzo ai campi per dedicarsi al raccolto, con il quale avrebbe sfamato la famiglia, quella donna con lo smartphone in mano per chi lo fa? Per quale famiglia si affanna? Per quella che ha abbandonato a casa con la tata? Per il marito su cui inciampa solo la sera per sbaglio? Sembrerebbe un paradosso.
cuib femminile artifex donneE ancora: se sacrificio è Sacrum facere, c’è davvero del Sacro nel rincorrere una promozione? O è solo un altro modo per correre incontro alla propria immagine riflessa, su una strada che inizia e finisce nello stesso punto, come una rotonda infinita. Un’enorme trappola circolare.
Nella società di oggi, che vuole a tutti i costi spietate donne in carriera, che vuole nemmeno più la parità ma l’uguaglianza tra i sessi, che vuole “donne con le palle”, androgine nell’aspetto e nei modi, prive di quella meravigliosa compassione e sensibilità tipicamente femminili, che vuol far credere alle donne imbevute di manifesti femministi alla Sex And The City che la maternità sia una rinuncia alla libertà e all’intelligenza… In questa società, colei che si dedica e si impegna con entusiasmo nel lavoro, deve almeno chiedersi perché lavora e per chi, sempre, tutti i giorni, ricordarsi di rivolgere lo sguardo al di fuori dal microcosmo delle riunioni aziendali, verso il Cielo, verso un centro. Solo così manterrà viva la sua vera natura, cioè ricordandosi di dedicare i suoi sforzi a qualcosa d’altro e soprattutto di più alto.