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Recensione | Simboli dell’Impero di Claudio Mutti

 Simboli dell'Impero

 di Adelaide Seminara

Simboli dell’Impero, recentemente apparso nell’elegante “Bibliotheca Aurea” delle Edizioni all’insegna del Veltro, costituisce il seguito ideale del saggio sul Linguaggio segreto di Benedetto Antelami, in quanto l’Autore vi prosegue la sua indagine ermeneutica sul simbolismo presente negli edifici sacri costruiti dai Magistri Comacini. Se nel primo saggio l’oggetto dello studio era lo zooforo del Battistero di Parma, questa nuova pubblicazione, avvalendosi anch’essa della splendida iconografia approntata da Cristina Gregolin, passa in rassegna le figure che l’Antelami ha scolpite sulla facciata del Duomo di Fidenza.

L’origine della chiesa cattedrale fidentina è strettamente legata al martirio di San Donnino, che alla corte di Massimiano Erculio (240-310) ricoprì la carica di cubicularius: custodiva la corona imperiale ed aveva il compito di posarla sul capo dell’Imperatore. Nel corso di una repressione contro i cristiani ordinata da Massimiano, Donnino, che aveva abbracciato la nuova fede, cercò di mettersi in salvo, ma venne inseguito, catturato e decapitato sulla riva dello Stirone, nei pressi della via Emilia.

Lì, secondo la tradizione, sorse nel VII secolo un modesto oratorio, che fu ampliato nel IX secolo, allorché vennero ritrovate le spoglie del martire. Fu in quella circostanza che Carlo Magno donò la villa regia di Fornio ed il pomo d’oro del proprio bastone alla comunità di quel luogo, ormai noto come Borgo San Donnino. Alcune notizie storiche dell’XI secolo riferiscono di alte concessioni conferite alla chiesa del Borgo, che nel 1086 il pontefice Urbano II prese sotto la sua protezione. Circa un secolo dopo, il Borgo, diventato Comune, venne affidato da Federico Barbarossa al controllo dei Pallavicino.

A partire dal 1180 la corporazione antelamica effettuò gran parte della decorazione scultorea sulla facciata del duomo, conferendole l’aspetto definitivo.

Se sullo zooforo del Battistero di Parma il linguaggio dei simboli allude ad un’enigmatica escatologia imperiale, sulla facciata della cattedrale fidentina è possibile decifrare un messaggio in cui si intrecciano i temi della sovranità regale, della funzione pontificale dell’Impero e della cavalleria.

Le figure emblematiche relative a tali temi sono quelle di San Michele Arcangelo, il capo della milizia celeste vittorioso sugli angeli ribelli; di Eracle, alleato delle forze olimpiche nella guerra contro giganti e titani, armato di una clava che venne evocata dal Barbarossa nella sua requisitoria contro i Comuni ribelli; di Enoc ed Elia, i patriarchi “mai morti” che alla fine dei tempi faranno ritorno sulla terra per combattere la battaglia finale contro l’Anticristo; di Alessandro Magno, la cui ascensione al cielo evidenzia l’aspetto “assiale” della funzione imperiale; dei Re Magi, investiti sia dell’autorità spirituale sia del potere temporale; di Massimiano Erculio, titolare di quella dignità imperiale di cui il Cristo riconobbe la legittimità; di Carlo Magno, dichiarato dalla teologia coeva “rex et sacerdos” e “vicario di Dio”. La stessa figura del martire Donnino, data l’importanza fondamentale del simbolismo della decapitazione nelle cerimonie di investitura spirituale, assume nel discorso antelamico un valore archetipico attinente all’istituzione cavalleresca.

Claudio Mutti, Simboli dell’Impero. Il messaggio antelamico di Borgo San Donnino, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2016, illustrato, pp. 100, € 18,00

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