“Chi sei Donald Trump?” (11.03.2017) – recensione

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Con lo scenario geopolitico in continua trasformazione, l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca  lo scorso 9 novembre 2016 ha senza dubbio lasciato un po’ tutti a bocca aperta; l’affacciarsi del neo-presidente degli Stati Uniti sulla politica internazionale se da un lato ha suscitato molte domande e molti dubbi dall’altro ha attirato molte simpatie in vari ambienti. Proprio per tale motivo, sabato 11 marzo presso i locali Raido, si è svolta la conferenza dal titolo “Chi sei, Donald Trump?”. Ospite della giornata è stato Andrea Marcigliano, saggista, scrittore e fondatore del “Nodo di gordio” per il quale scrive sull’omonima testata, collaborando inoltre con molte altre testate giornalistiche.

Dopo una breve introduzione a cura di Raido, indirizzata proprio a cercare di comprendere se tutte queste simpatie suscitate da Donald Trump sono frutto di una intuizione fondata piuttosto che di facili entusiasmi, facendo una panoramica di quelle che possono essere le argomentazioni pro e contro. In particolare, l’introduzione si è soffermata su alcune delle sue ultime affermazioni riguardo all’Iran, indicato come il maggior sponsor del terrorismo internazionale, nonché delle ultime azioni portate avanti dal suo establishment, su tutte quella che mostra la volontà di inserire tra le organizzazioni terroristiche internazionali i “Pasdaran”.

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La parola è poi passata all’ospite di giornata, il quale sin dall’inizio afferma come Donald Trump rappresenti nient’altro che l’effetto di un cambiamento del partito repubblicano statunitense. Ovvero, l’uomo che ha saputo veicolare le istanze del populismo americano che pur avendo radici culturali nella storia americana, non ha mai avuto successo politico. Subito il relatore traccia quelli che possono essere identificati come i motivi che hanno portato all’elezione di questa figura cosi controversa: sin dalle primarie del partito repubblicano a Trump – o meglio, al suo staff – è riuscita un’operazione, cioè riuscire a catalizzare a favore del partito repubblicano una massa di voti che non gli appartenevano,  prima nelle primarie e poi nelle presidenziali. Da un lato, la forza del neo-presidente è stata quella di riuscire a portare a votare milioni di americani che non si riconosco nei partiti tradizionali, ma si sono riconosciuti in un personaggio che, nonostante la sua eccentricità, rappresenta quella che è la vera radice del populismo americano; dall’altra parte sicuramente la candidatura di Hillary Clinton (peggior candidato che i democratici potessero schierare) ha giocato un ruolo importante.

Marcigliano, si sofferma in seguito sulla natura dei vari attacchi indirizzati contro Trump in questi primi mesi di presidenza, riprendendo quelle che sono le dichiarazioni di Steve Bannon: stratega durante la sua campagna elettorale nonché attuale consigliere, il quale ha chiaramente espresso che la volontà dei nemici dell’attuale presidente è quella, attraverso un golpe, di invalidare le elezioni.

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La tesi sostenuta è che dietro tutto ciò c’è senza dubbio la lunga mano di persone quali George Soros, finanziatore delle ormai note manifestazioni anti-Trump ed esponente di spicco della finanza speculativa, la quale non vede il nuovo Presidente di buon occhio per via dei diversi interessi. Se da una parte, infatti, abbiamo la finanza speculativa con le sue losche logiche che promuove l’aumento della tensione sapendo di poter guadagnare in situazioni di conflitto, dall’altra troviamo proprio Donald Trump, rappresentate di quella parte del mondo americano legata ad interessi industriali americani che non a caso necessitano, tra l’altro, di una riapertura dei rapporti con Mosca.

In ultima analisi, Andrea Marcigliano focalizza l’attenzione proprio sul rapporto che lega a doppio filo i due ex blocchi della guerra fredda, evidenziando come tale rapporto sia proprio la causa principale, il nodo essenziale degli attacchi rivolti verso il neo-presidente degli Stati Uniti. La riapertura di quest’ultimo verso il Cremlino, manifestata attraverso costanti contatti tra il suo staff e quello di Vladimir Putin, fa trasparire inoltre, proprio quella che vuole essere la nuova politica della Casa Bianca a livello internazionale basata su relazioni bilaterali e personali, a differenza di quanto fatto invece dalla precedente amministrazione Obama basata sui grandi blocchi internazionali.

Interessi diversificati all’interno degli Stati Uniti e dell’intero panorama internazionale,  alleanze e geometrie variabili e su questo scenario la partita geopolitica  internazionale che si compone di tre grandi potenze: Usa, Cina e Russia, le uniche capaci di giocare una partita su tutti i fronti dello scacchiere geopolitico mondiale.

Alla luce di questo quadro, se esprimere un giudizio dopo questi pochi mesi di presidenza può risultar essere un azzardo, è tuttavia possibile identificare quelle che sono e probabilmente saranno le linee guida della politica di Trump, il quale sembrerebbe intenzionato a giocare da solo, sedendosi al tavolo per trattare singolarmente con ciascuna forza presente.

Gli scenari futuri si presentano pertanto, interessanti ma al tempo stesso preoccupanti data la notevole dinamicità ed incertezza delle alleanze. Tre attori principali, tanti altri personaggi capaci di essere attratti da questi e molti interessi in gioco. Il cast è di tutto rispetto, la trama del film è articolata e tutt’altro che scorrevole, la conclusione sembra essere ancora molto lontana… Sicuramente, non si scherza!