Articoli, In memoriam

Sven Hassel, ricordo a cento anni dalla nascita

di Emilio Del Bel Belluz

sven-hasselIl 19 aprile ricorrerà il centenario della nascita dello scrittore che si può definire di guerra: Sven Hassel, il cui vero nome era Willy Arberg, nato in Danimarca. A soli quattordici anni compie la scelta di fare il giro del mondo come mozzo nelle navi. Dotato di un temperamento avventuroso vivrà la sua vita in questo modo. E’ considerato un autore di libri di guerra tra i più prolifici. Ho trovato una foto che lo ritrae vestito sportivamente con gli occhiali scuri mentre abbraccia il suo cane e davanti a sé ha una copia dei suoi numerosi libri adagiati su un tavolo e ne sembra fiero. Sono libri che raccontano la seconda guerra mondiale. Chi frequenta i mercatini alla ricerca di libri non può non essere attratto dalle sue opere dai titoli di grande effetto e dalle foto di copertina molto accattivanti. Un giorno sentii un signore che raccontava che suo figlio, con sua grande disperazione non voleva leggere nessun libro, ma un dì trovò una cassa militare del padre che conteneva alcune decine di libri di guerra. La sua attenzione fui catturata dai libri di Hassel e il figlio allora quattordicenne si mise a leggere il primo libro che gli capitò tra le mani:” Kameraden”. Lo divorò con una tale passione che lo portò ad innamorarsi anche degli altri libri di Sven Hassel.

L’incontro casuale con questi libri permise al giovane di migliorare il suo italiano e la sua dialettica e gli fece scegliere la carriera militare. Mario Monti che ha prefatto il libro – Kameraden – scrive :” Ci ha raccontato che a quattordici anni si imbarcò come mozzo per compiere il giro del mondo. Quel che sappiamo con certezza è che nel 1930 in piena crisi, era in Germania a cercare lavoro. Sette anni dopo lo troviamo in un reggimento di cavalleria alla frontiera polacca prima di venire trasferito al Panzer Regiment 2 che partecipò all’invasione della Polonia nel 1939. Altra notizia certa è che nel 1941 combattè nella campagna di Russia in un battaglione di disciplina; dopo di che ( ma non era ancora sposato) se si fa eccezione per l’Africa settentrionale, apparve, barba o senza barba su tutti i fronti del secondo conflitto mondiale”. Si scrive pure che cercò di disertare, per questo conobbe il carcere e poi fu messo nel battaglione disciplina. Successivamente visse la vita militare in modo pieno e avventuroso, con la morte che lo rincorreva in ogni momento. Alla fine della guerra come altri migliaia di tedeschi conosce il campo di prigionia in Russia. Torna a casa, finalmente libero, nel 1949, a trentadue anni. E’ un soldato provato dalla guerra e dalla prigionia in Russia.

I suoi libri, scritti al suo rientro in patria, narrano della sua esperienza di guerra, ricercata tra i suoi ricordi. Altra fonte ispiratrice per i suoi libri è stata la conoscenza di molti soldati che avevano combattuto in altri Paesi. Altri soldati hanno raccontato le loro esperienze di guerra, tra cui lo scrittore tedesco, Junger che nella Grande Guerra tra una pausa e l’altra dei combattimenti ha scritto tutte le sue esperienze di combattente. Dalla sua penna che odorava di sangue trovò il modo per liberarsi dai tormenti della guerra. Da tutto questo uscì il suo capolavoro – Tempeste d’acciaio -. Sven Hassel aveva scelto già dal 1964 di andare a vivere a Barcellona in Spagna.

Léon Degrelle

Léon Degrelle

In quel Paese si trovavano alcuni combattenti che si erano allontanati dalla patria e che avevano trovato rifugio in Spagna. Uno di questi era Leon Degrelle che in Spagna viveva già dal 1945. Per fuggire alla fine della guerra, con altri soldati ,aveva intrapreso un lungo viaggio in aereo ed era arrivato in Spagna. Fortunatamente era riuscito a sopravvivere alla caduta del velivolo, che era rimasto senza carburante. Suppongo che Degrelle ed Hassel si siano incontrati. Anche Degrelle aveva scritto numerosi libri sulla guerra che aveva combattuto indossando l’uniforme tedesca. Degrelle era stato il fondatore del movimento Rexista, tra l’altro morì in Spagna senza mai più rivedere la terra che gli aveva dato in natali. Sven Hassel trasse dai suoi ricordi di guerra la fonte per scrivere i seguenti libri : – Germania Kaputt- Maledetti da Dio – Kameraden – Battaglione d’assalto- Gestapo – Gli sporchi dannati di Cassino –Generali SS – kommando – L’ultimo assalto – Colpo di mano a Mosca – Corte marziale – . Una serie di fortunati libri che sono stati tradotti in molte lingue e che hanno venduto milioni di copie . Un successo che non ha mai avuto fine. Willy Arberg, questo il vero nome di Hassel, visse con i proventi dei suoi successi editoriali fino alla morte avvenuta nel settembre del 2012 a 95 anni. Nella bella e corposa prefazione al libro Kameraden, Mario Monti trascrive le seguenti parole di Hassel : “Credono chi sia un fanatico antimilitarista”, dice, “e invece non è vero. Anche se riconosco che la vita militare trasforma un uomo in un fanciullo costretto solo ad obbedire. Nel momento in cui la mia libertà fosse minacciata, da qualunque parte provenisse la minaccia, io farei di nuovo quello che ho fatto”. In una intervista rilasciata abbastanza di recente al popolare settimanale danese Se og hor spiega che, giovanissimo, “fu volontario nelle forze corazzate tedesche, ma non ebbe mai simpatia per il nazismo”. Nei libri che ha scritto Hassel è difficile comprendere quale sia la verità storica e quale la finzione. Ogni romanziere non si può in nessun modo considerare uno storico puro. Nei suoi romanzi sicuramente ci saranno delle vicende che ha sentito raccontare dai suoi camerati con cui ha diviso il lungo internamento dopo la guerra e precisamente fino al 1949.

sven-hassel-guerraLa guerra lascia dei segni indelebili nel fisico e nello spirito e in chi l’ ha vissuta in prima linea. Nei lunghi anni di guerra trascorsi da Hassel ci sono stati dei momenti pieni di angoscia e di terrore perché tutto poteva cambiare in un istante, potevi perdere un amico, cento commilitoni in un momento, ma bisognava andare avanti. Non so se a cento anni dalla sua nascita verrà ricordato nei giornali come di solito si fa con uno scrittore. Non so se nella sua terra d’origine qualcuno si ricorderà di lui. I libri di Hassel, come torrenti in piena, continuano a essere letti, infatti sono ancora molti quei lettori che cercano tra i vecchi libri quelli scritti da lui. Una cosa è certa, i suoi libri fanno comprendere che la guerra è uno sporco affare, ma l’uomo non ha ancora capito, infatti le guerre continuano ad esserci. Non so se Hassel come scrittore assomigli a Remarque o a Junger, ma di certo ha dato un suo contributo alla storia di guerra. Alla sua morte, avvenuta in Spagna nel 2012, qualche soldato avrà deposto un fiore sulla sua tomba. Mi auguro che il 19 aprile, giorno della sua nascita, qualcuno faccia altrettanto. Qualcuno ha scritto che Sven Hassel sia in realtà Borge Willy Redsted Pedersen, un nazista danese che non ha mai visto il fronte Orientale. Altri hanno detto che ha scritto questi libri utilizzando i ricordi di quelli che sono stati al fronte. Hassel è morto con i suoi segreti, ma la sua leggenda continua.