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Il grande assente dal codice penale: il reato di blasfemia

fulmini cielo(www.ildiscrimine.com) –  19/04/2017 – di Emanuele Mastrangelo – Forse la nostra società “laica” e “secolarizzata” è arrivata a scoprire i suoi limiti. Prova ne è che nei codici penali non esiste più alcun reato collegato alla “blasfemia” se non come difesa del “comune senso del pudore”. E dunque, “blasfemia” nel senso sociale, basso del termine. “Ciò che infastidisce a morale corrente”.

Non è una ratio che informa una legge. È solo una fattispecie di reato che causa disordine pubblico, come lo schiamazzo notturno (che infatti nessuno più persegue).

Invece esiste una differenza fra una bomba messa in strada e una messa in una chiesa durante una festa sacra. C’è un “bene pubblico”, un “interesse pubblico” colpito in più.

Sfregiare una persona con l’acido è qualcosa di più che un “lesioni gravissime” (ci si sta arrivando con la concezione dell’”attentato all’identità”, ma si è ancora sull’individualista). Si colpisce la vittima nella sua forma umana, che in ogni religione è considerata immagine del divino. Quindi è un gesto deliberatamente blasfemo.

La distruzione di un’opera d’arte è più che un danno calcolabile con la base d’asta con cui quell’opera sarebbe battuta per un collezionista. L’arte appartiene alle Muse che hanno ispirato l’artista (un mero medium) affinché esso parli all’umanità, e dunque si compie un gesto deliberatamente blasfemo.

La pedofilia è più che circonvenzione di incapace, corruzione di minore e stupro. Se il Cristo ha detto che non c’è redenzione per chi “dà scandalo a questi innocenti” e che per lui sarebbe meglio mettersi una macina al collo e annegarsi, la rovina dell’innocenza di un bambino è più che un reato: è un gesto blasfemo.
Insomma, con tutte le cautele del caso, è forse il momento di riconsiderare secoli di civiltà giuridica laica per reintrodurre la difesa del sacro come ratio a cui informare alcune leggi penali.

Gli Dei vogliono la loro parte. Il Cielo vuole la sua parte.

Il reo non ha solo un debito verso la vittima o verso la società. Ha un debito verso lo Spirito. La pena non può essere beccariana, ma deve essere espiatoria e terribile.

romolo_remoSe così non è, l’atto empio si ripercuote su tutta la società che non vendica i diritti degli Eterni. L’empietà, la blasfemia non espiata insomma, diventa una sorta di tossina che si accumula nel corpo sociale, lo fa ammalare. Lo porta alla morte.

Dobbiamo avere il coraggio e la lucidità per ritornare all’origine, a Romolo che passa a fil di spada il fratello solo perché aveva fatto lo spiritoso con il sacro Pomerio appena tracciato. Roma non sarebbe nata, se quel confine sacro non fosse stato difeso dal ferro fino alle estreme conseguenze.

Noi, oggi, non difendiamo più alcun pomerio.