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Edgardo Marani, un poeta da uccidere e dimenticare

tratto dal gruppo facebook “Effemeridi del giorno”, 27 aprile 2017.

edgardo marani poetadi Amerino Griffini – 27 aprile 1945. A Fabbrico, località in provincia di Reggio Emilia è assassinato il poeta Edgardo Marani.
Romanziere e raffinato poeta, Edgardo Marani, è stato definito da taluni critici non di parte “il Garcìa Lorca padano”.
Considerato da taluni critici uno scrittore di capolavori condannato al silenzio come Guido Morselli, magari sarà recuperato come quest’ultimo a distanza di tanti anni dalla morte e chissà, forse diventerà un caso letterario.
Era nato a Fabbrico nel 1892. Studi liceali a Reggio Emilia, poi Facoltà di Giurisprudenza a Modena.
Aveva combattuto nella Prima guerra mondiale con il grado di Tenente guadagnandosi decorazioni al valore ma soprattutto con l’esperienza drammatica del fronte, tra fango e sangue, assieme a soldati gettati nella tragedia.

Ritornato nel suo paese aveva partecipato alla fondazione del locale Fascio di combattimento.
Dal 1924 al 1927 era stato consigliere provinciale a Reggio Emilia e poi Segretario Federale del PNF in città, ricoprendo l’incarico sempre con moderazione e scontrandosi semmai con i “duri” locali del partito.
La sua attività politica e sociale ruotò in particolare attorno ai problemi dei braccianti emiliani.
Nel 1930 lasciò l’attività politica diretta nonostante gli fossero offerte importanti cariche pubbliche. Preferì dedicarsi ad un altro sacro fuoco, quello della poesia. Ormai, negli “anni del consenso” c’erano tanti altri in grado di proseguire ciò che politicamente aveva contribuito ad avviare.
Per la scrittura, per la poesia, lasciò anche gli interessi privati, lasciando l’amministrazione delle terre di famiglia al fratello.

Nel 1935 l’editore Cappelli pubblicò la sua prima raccolta di versi (“Cadente anno”); una seconda (“Idilli) la pubblicò nel 1938 l’editore Guanda.
Quando stava per raggiungere il successo, giunse il tempo della guerra; quasi cinquantenne, gli fu chiesto di fare il Podestà, carica che mantenne fino al 25 luglio 1943.
Nei giorni del Governo Badoglio fu richiamato alle armi. Subito dopo – l’8 settembre – mentre si trovava a Parma, sfuggì alla cattura da parte dei tedeschi e tornò nella sua Fabbrico in abiti civili.
Scriverà nel 2001 Pierluigi Battista, vice direttore del “Corriere della Sera”: “..il poeta fascista non aderisce alla Repubblica di Salò. Sono anni di ripensamento e di sangue. Marani non prende parte a nessuna delle due parti in lotta”.
Continuò a vivere nella sua torre d’avorio: continuò a fare il letterato; dal 1944 all’aprile 1945 scrisse quasi duemila poesie.

All’indomani del 25 aprile qualcuno si ricordò di lui; fu prelevato e portato nel Castello di Fabbrico, esposto come un animale in gabbia agli insulti di una folla eccitata.
Il giorno dopo fu ufficialmente…. rilasciato, ma nella serata del 27 aprile fu nuovamente prelevato da partigiani (probabilmente di una Brigata Garibaldi) che fecero irruzione nella sua casa.
Fabbrico era situata nel bel mezzo di quello che fu definito il “triangolo della morte”.
Il suo corpo fu rinvenuto un anno e mezzo dopo con evidenti tracce di sevizie. I suoi assassini rimasero impuniti.
Scriverà ancora Battista: “Fatto sta che quel giorno l’uomo e il poeta vennero cancellati, anche dalla storia letteraria. Compito della storia è anche quello di restituire un nome a chi è stato annientato dalla memoria”.
Presago forse della sua fine, tra gli scritti di Marani furono trovati anche questi versi:
La guerra muove, le sue mascelle di teschio… Occupa il cielo lugubremente. Ulula nella notte. Empie il giorno di rantoli“.
E ancora: “Riposo dolce dopo la fatica. La terra è pesa, ma di poi t’allegra. T’è nemica ma a un tempo anche t’è amica“.

Dopo cinquant’anni il figlio, Francesco, docente universitario a Modena, rimasto orfano a 15 anni, curò la pubblicazione dei taccuini del padre.
Nel 2000 un piccolo editore bolognese (Book Editore) pubblicò con il titolo “Sono solo“, una selezione di 160 poesie e, l’anno successivo “Da tanto non volevo“, altra raccolta di versi.
La maggior parte della sua produzione è rimasta inedita.