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Elogio dell’Aquila

aquila attacca drone 2

di Gian Franco De Turris

(tratto dalla rivista il Borghese- Maggio) – Ogni immagine ha due prospettive, quella realistica e quella simbolica. Ciò che rappresenta e ciò che sta al di là e a di sopra della rappresentazione. Non tutti se lo ricordano e si fermano alla prima impressione di superfice, soprattutto se suggestiva, eclatante. Come ad esempio quella dell’aquila reale che piomba su un piccolo drone, lo afferra con gli artigli e lo distrugge con i colpi del suo becco potente.

Suggestiva, eclatante, addirittura entusiasmante. Il rapace è stato addestrato dall’esercito francese (ma già ci aveva pensato quello olandese) a catturare, abbattere e addirittura a riportare a terra questi piccoli velivoli telecomandati capaci non soltanto di fotografare e filmare ma anche di portare bombe.

Si dirà: animali impiegati per usi militare se ne conoscono da sempre, dai cavalli in battaglia ai muli della prima guerra mondiale, ai cani sminatori, addirittura ai delfmi, che c’è di nuovo?

In realtà, qui è assai diverso da un punto di vista simbolico. Qui, infatti, c’è di mezzo quello che è sempre stato considerato il «re degli uccelli», un volatile maestoso e regale, in passato e ancor oggi simbolo di imperi, da quello romano a quello napoleonico, da quello asburgico a quello zarista sino all’aquila americana dalla testa bianca.

L’aquila è un simbolo di maestà, un simbolo non soltanto della natura, ma anche della divinità: messaggero degli dèi e di Zeus, reca le sue decisioni e a sua vendetta, esegue i suoi ordini, rapisce i mortali. Animale solare, unico può guardare l’astro senza abbagliarsi. Animale alchemico. Animale araldico. Spirito libero e altero per eccellenza, ma non per questo disdegnano di salvare Gandalf, Sam e Frodo ne ll Signore degli Anelli.

Il nobile volatile che piomba implacabile dall’alto e distrugge e cattura l’aggeggio volante costruito dall’uomo, un essere artificiale e modernissimo, non rappresenta altro che la vendetta e, qui, la superiorità della naturalità sulla meccanicità, la dimostrazione che in questo caso non è detto che a priori il marchingegno elettronico realizzato da sempi-terno sogno faustiano dell’uomo sia superiore a una espressione della natura, selvaggia o meno che sia. E che non è detto a priori che l’artificio possa prevalere sempre e comunque, che noi si sia destinati a diventare da padroni a servi delle nostre invenzioni.

Ovviamente ci sono droni enormi contro cui le aquile nulla potrebbero, ma questa immagine del rapace che allunga i suoi rostri verso la macchinetta di plastica e metallo in volo è quasi confortante. Come a dirci: la tecnologia sempre più avanzata non deve essere obbligatoriamente il nostro destino finale, sembra ammonire l’aquila imperiale, e che non è vero che il regno dei computer, dei tablet, degli smarthphone, dell’elettronica sia invincibile.