Elezioni presidenziali Iran, facciamo il punto

iran-voto-elezioni
Molto si è parlato a (s)proposito della vittoria di Rouhani nelle elezioni presidenziali in Iran della settimana scorsa. Per mettere le cose al loro posto, ci avvaliamo dell’intervista all’Avv. Carlo Corbucci, specialista nel diritto e studioso islamico, da ParsToday.

(www.parstoday.com) – 29/05/2017 – D: Cosa pensa delle presidenziali in Iran? Quale e’ secondo lei il punto piu’ importante di queste elezioni?

R: Personalmente non credo che, in un caso simile dove in Iran un presidente riformista vince con un distacco di ben 7 milioni di voti sul concorrente conservatore e con un programma elettorale e pre-elettorale sul genere di quello che ha portato Rohani a vincere, si possa dare una risposta di quelle convenzionali e rassicuranti.

Questo soprattutto perché qui, il significato di riformista, progressita o conservatore non è quello banale e puramente formale e convenzionale quale significa in America o in Occidente in genere dove non si tratta in realtà di una competizione tra due ideologie realmente contrapposte ma di un gioco tra due gruppi di interessi concorrenti in lotta tra di loro unicamente per il possesso delle poltrone del potere economico e finanziario. Anzi, di più, dove si tratta in realtà di una corsa all’accaparramento delle posizioni  di quel potere apparente che rappresenta soltanto la facciata esterna e ubbidiente dell’invisibile potere reale costituito dalle poche famiglie e oligarchie che da sempre comandano negli Stato Uniti e alle quali fedelmente i governi dell’un o dell’altra corrente, apparentemente contrapposte, ubbidiscono se vogliono restare in carica più di qualche settimana.

Qui no. Queste elezioni in Iran, hanno visto contrapporsi due anime fortemente diverse e contrapposte: UNA, quella di Rohani che ha ostentatamente dichiarato che intende rompere con il passato, con la tradizione dell’Iran rivoluzionario, con l’influenza religiosa che caratterizza la Repubblica iraniana in termini di “islamica” e con la politica di opposizione ideologica verso un mondo come l’Occidente, globalizzato in una forma dove gli ideali sono: il consumismo, la produzione, la priorità degli interessi materiali ed economici della vita, ai quali deve ormai essere sacrificato, com’è già avvenuto da tempo in Occidente, ogni altro ideale spirituale quale: l’onore, la fedeltà, il sacrificio degli egoismi, la sfrenata corsa all’accumulo e all’arricchimento, l’arrivismo, l’onestà, la consapevolezza che la vita ha un termine e che il vivere consapevole di questa ineluttabile verità, ha un significato ben preciso in questa vita e per il destino postumo dell’uomo, oltre la vita; L’ALTRA, quella dove, pur nella consapevolezza che la vita e la società debbono certamente essere organizzati al meglio per offrire al popolo e ai singoli quanto di meglio possa essere assicurato in termini di benessere e di alleviamento delle difficoltà umane, è tuttavia persuasa che i valori spirituali restano il fondamento di una vita equilibrata, realmente dignitosa che valga la pena di essere vissuta. Questo, ovviamente, indipendentemente dal fatto se questo ideale sia stato poi coerentemente difeso e realizzato dai governi conservatori o sia stato da loro stessi ad un certo momento tradito, come spesso è avvenuto nella storia del mondo, aprendo le porte alla delusione e al malcontento con una conseguente esigenza di cambiamento che, generalmente, ha condotto sempre al peggio.

E allora per tornare al punto principale, rinnoviamo la preoccupata osservazione:

se questa e’ la posta in gioco; se la contrapposizione tra le due anime non e’ fittizia e convenzionale come in Occidente ma risponde in Iran ad una realtà ancora fortemente contrapposta al suo interno, c’è da chiedersi con una certa inquietudine e preoccupazione, che cosa, un Governo che si fa forte di ben 22 milioni di elettori contro i 16 milioni di oppositori, intenda fare di questi ultimi che pur continuano a costituire una realtà che fortemente si oppone a quella spinta globalista verso la quale preme sia il partito riformista sia il suo corpo elettorale ormai così massiccio.

C’è forse da temere che la tentazione prevalente sarà quella di emarginare sempre di più le forze rappresentative di quella corrente tradizionale espungendole da ogni posizione di rilievo, di influenza e di rappresentanza? Magari persino accompagnando ciò con una sorta di “istinto di vendetta” per quello che, a modo di sentire di quelle forze progressiste, esse avrebbero sofferto dovendo per molti anni  respirare, come molti di loro in quel contesto si esprimono, “quell’alone di morte”, quel “puzzo di morte” che, a loro sentire, esalerebbe dalle cose spirituali, dalla religione in genere, sia essa l’Islam o altro che sia, e che, nel migliore dei casi, considerano ormai cosa superata dall’emancipazione intellettuale degli uomini, dai bisogni reali di una società moderna, dalla conoscenza scientifica e dal senso pratico di una vita come quella moderna?… Ma diciamo pure,soprattutto dalla gran voglia di spogliarsi, in senso figurato ma anche pratico e letterale, di ogni vincolo interiore ed esteriore e di buttarsi in quella frenesia di movimento che l’Occidente sembra offrire ma che, in realtà il potere utilizza quale droga per anestetizzare il dramma di una vita ridotta alla miseria sia in senso interiore che, ormai, persino pratico e materiale come mostrano in tutto l’Occidente, segni quali: l’impossibilità materiale di formare una famiglia, di acquistare o anche soltanto prendere in affitto una casa, di avviare una qualunque attività commerciale o continuare una professione, di sostenere il peso della pressione fiscale giunta ormai al 75-80% del reddito prodotto, di trovare un posto di lavoro, fisso o precario che sia, di mantenere una famiglia, di difendere persino la propria identità sessuale visto che esistono ormai leggi che vietano persino la qualificazione giuridica di padre e madre, di maschio e femmina, secondo lo recenti leggi così dette “Gender” e dove la riduzione crescente di diritti fino a poco fa considerati indiscutibili (esempio, la pensione, la difesa del posto fisso di lavoro, la salute, la tutela dei diritti davanti ai Tribunali) e i controlli sulla vita individuale e collettiva sono arrivati al punto che gli uomini sono ormai irregimentati in condizioni di miseria crescente da un padrone peraltro invisibile che pertanto non può neppure essere più individuato e afferrato  e al quale tanto meno può essere fatta pagare la sua tirannia.

Ma al di là di questo che è in fondo un punto di arrivo della società moderne fondate sui principi e sui metodi del liberalismo sfrenato e delle privatizzazioni, resta la preoccupazione della quale parlavamo prima: cosa si vuole fare di quei 16 milioni di oppositori?

Ma innanzitutto chiediamoci: sono veramente soltanto 16 milioni, o tra quei 22 milioni che hanno appoggiato il partito di Rouhani ci sono magari anche 10 milioni di persone, che non condividono affatto il programma di emarginare e tanto meno di sbarazzarsi dei valori, dei princìpi e della spiritualità sulla quale si è fondata la Repubblica islamica e che hanno dato la loro fiducia al Presidente soltanto per la paura del ricatto di una guerra minacciata, per un’esasperazione di trentennali sanzioni e di un isolamento crescente?

Saranno così intelligenti i governanti da capirlo? 

Potranno rimanere liberi di gestire gli equilibri tra le due anime senza inasprire le parti o dovranno UBBIDIRE alle spinte dei più fanatici tra i loro elettori, se non addirittura A ORDINI proveniente dall’esterno che, senza tanti scrupoli reclameranno piena e immediata coerenza con l’apparenza dei risultati elettorali,  CHIEDENDO PER QUESTO, la rapida archiviazione della Repubblica islamica, con tutti i suoi valori e principi e con ciò, l’emarginazione o peggio la persecuzione, di milioni di suoi sostenitori ed ex sostenitori? 

Oppure sara’ forte la tentazione di soddisfare quella covata vendetta, di vedere un popolo che ha resistito con troppa fierezza ai ricatti e alle minacce di un mondo che bramava di imporre le sue regole globali, precipitare o spingerlo a precipitare, in quella direzione come a dover subire una sorta di espiazione purificatrice magari anche attraverso il versamento di sangue fraterno. per aver tanto osato sfidare gli amorevoli e generosi padroni del mondo?

D: come valuta lei l’operato della Guida suprema Ayatollah Khamenei per quanto riguarda queste elezioni?

R: Affermare che in fondo l’ago delle decisioni finali spetti a lui e dunque nulla cambierà è un’insinuazione malevola di chi vuole veramente appaganti “scontri purificatori” come li definivo prima, (e in questo vedo più il carattere di Israele e di una certa America).  Ayatollah Khamanei ha dimostrato sempre il suo rispetto per la volontà popolare pur senza mai rinunciare (come del resto farebbe un Papa nel Cattolicesimo finchè rimane tale) quando si tratta di principi religiosi e continuerà così. A mio personale parere si dimostra più un Padre, severo sì, ma con gli avversari esterni che lavorano da fuori per i loro interessi, che non un Leader politico o un tiranno. Dimostra un distacco notevole anche quando traspaia non disgiunto da una certa amarezza ma che testimonia una imperturbabilità che non sarebbe possibile se non fosse di natura spirituale legata al superamento di certe passioni umane, anche le più nobili. E’ qualcosa che percepisce chi ha familiarità con certi stati spirituali che non sono comuni a tutti indistintamente perché non sono soltanto sentimenti.

Credo che lui resti l’unica garanzia di un equilibrio reale, di una vera moderazione, di una giustizia, addirittura, per entrambi le parti in competizione… se si avesse la capacità di comprendere realmente il senso di queste mie parole.