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Presentazione “Appello ai giovani Europei” a Lanciano – recensione (03.06.2017)

lanciano appello ai giovani europei La Comunità Militante Raido si è recata sabato 3 giugno, in quel di Lanciano (Chieti), per svolgere insieme al laboratorio di militanza culturale Ordine Futuro Abruzzo, la presentazione  dell’infuocato pamphlet di Léon Degrelle “Appello ai Giovani Europei“, di nuovo edito dopo un’assenza troppo lunga dagli scaffali dalla casa editrice CinabroEdizioni.

A fare gli onori di casa è Ordine Futuro Abruzzo. Sin da subito nelle parole del suo responsabile emerge chiaramente l’importanza di aver portato per la prima volta in Abruzzo la presentazione di un libro di tale potenza. Infatti, in un mondo sempre più allo sbando, nel quale la gran parte degli individui ormai, privi di ogni identità e difesa interiore sono facili prede e spesso e volentieri inconsapevoli strumenti degli attacchi portati dalla Sovversione, voler parlare di una figura eroica, solare e pura come quella del generale Degrelle, non può rappresentare altro che il punto di partenza dal quale partire se si vuole aspirare ad essere degni uomini del mondo della Tradizione.

appello-ai-giovani-europeiSuccessivamente, la presentazione prosegue con l’intervento a cura della Comunità Militante Raido. Le parole che vengono spese, non sono parole di chi ha letto Degrelle col solo scopo di ampliare il proprio bagaglio nozionistico in termini accademici… no! Sono le parole di chi ha vissuto e scoperto Léon Degrelle attraverso la militanza di tutti i giorni, di chi grazie a lui è riuscito a dare un nome ed una forma a quel sentire misto di rabbia ed amore che muoveva chiunque per la prima volta entrava in una sede politica.

Perché, ancora oggi Léon Degrelle rappresenta (e sempre dovrà rappresentare) uno degli esempi imprescindibili dal quale partire per costituire uomini di una certa elevatura spirituale ed integrità interiore?

Ebbene, la risposta è abbastanza semplice, ma non cosi scontata: se aspiriamo ad essere camerati con la “C” maiuscola, sappiamo, o almeno dovremmo sapere, che il presupposto necessario per aspirare a far questo non può esser altro che il cuore puro. Proprio qui entra in gioco Degrelle, tale presupposto non a caso, in tutte le sue opere risulta essere la prima cosa che ci dice e l’ultima con cui ci saluta.  Questo perché nel mondo d’oggi, in cui i rapporti umani si riducono a semplici valutazioni opportunistiche e nel quale l’agire in funzione del proprio vantaggio e per il conseguimento del proprio tornaconto e piacere egoistico, rappresenta il marchio principale di quell’uomo “obliquo” addomesticato e reso schiavo, essere puri è l’unica cosa che veramente differenzia e nobilita.

Lo stesso Corneliu Codreanu ci dice: “Le cose grandi e buone si operano con cuore puro, perché dove esiste un cuore puro, là è presente Dio“. Confrontarsi quotidianamente con Léon Degrelle dunque, significa mettersi in discussione, vuol dire ripetersi ogni giorno di non aver mai fatto abbastanza per onorare la propria adesione ideale.

L’intervento prosegue soffermandosi poi, su quello che rappresenta il testamento politico-militante del generale, del tutto complementare a “Militia”, che invece ne rappresenta il testamento spirituale. Già dal titolo, “Appello ai Giovani Europei” si può scorgere quella che è la volontà di colui il quale anima queste pagine: ‘appello’ come chiamata alle armi per i giovani europei, per tutti coloro i quali sono pronti a rinfoltire le schiere della Luce e della Tradizione, di fronte al decadimento spirituale del nostro tempo, che Degrelle denuncia con grande lucidità e pungente lungimiranza.

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Ricordandoci sempre, come la giovinezza sia uno stato dell’anima. La giovinezza è amore, quindi:  sacrificio, dedizione, slancio interiore, è la capacità della rinuncia solenne a se stessi configurandosi come il più puro atto di volontà; il saper rendere reali i sogni che la illuminano e allo stesso tempo che la fanno abbagliante. Questo, Léon Degrelle ce lo insegna perché lo ha vissuto in prima persona, per questo egli è fuoco che vive e sacrificio fatto carne.

L’analisi del mondo moderno che il Generale fa in questo piccolo libello di fuoco, risulta essere di una lucidità disarmante. Non a caso, il titolo del primo capitolo è “Contro i buffoni democratici“, in cui l’Autore denuncia le assurdità di quel vicolo cieco chiamato “Democrazia”, che vengono qui esposte con sagace ironia. Ma non solo: egli ha predetto nelle pagine di questo testamento, anche l’invasione che viene dal sud del mondo, figlia della povertà, delle guerre e delle violenze, la cui causa prima sono sempre le sanguisughe del grande capitale apolide ed internazionale.

Ma gli attacchi non vengono solo da fuori, anzi, vengono ben recepiti all’interno perché è qui che siamo (interiormente) marci. Ed ecco individuate allora, nella scienza e nel mercato unico, due contraddizioni distruttive capaci di indebolirci dall’interno attraverso un esasperato benessere.

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Ed infine, un Appello come quello di Léon Degrelle, non può che terminare con una soluzione ferma, risoluta, lapidaria: restituire alle anime una vita spirituale.

Rivoluzione politica? si! Rivoluzione economica? Si! Sociale? Si! Ma soprattutto, dominando l’esistenza dai suoi effluvi, rivoluzione delle anime!“. Ripartire dall’uomo, reimparando, reinsegnando, ad amare. Riscoprendo il significato più vero di tale termine, non l’amore da love story degli anni Duemila, bensì l’amore inteso come dono disinteressato di sé che predispone al sacrificio. In un tempo in cui l’amore è stato sostituito dall’interesse, capace solamente di brutalizzare l’uomo, alimentandolo nel suo aspetto più basso, quello materiale, donare è un atto rivoluzionario. Certo!

Da qui si era partiti e qui si ritorna, d’altronde, “…il problema rimane sempre il medesimo: è il donare che rende le anime chiare o torbide“. L’intervento dunque, si conclude rimarcando il senso della militanza, questa infatti ci addestra alla disciplina, attraverso di essa passa il sacrificio. Attraverso l’azione impersonale, l’azione vissuta come strumento di ascesi, la purezza del cuore, l’incessante e gioioso dono di sé stessi, la fede ardente che rinvigorisce ogni piccolo cedimento dello spirito:  Léon Degrelle ci ha tracciato la via maestra da percorrere, il Leone ha tracciato il cammino e ha emesso il suo ultimo ruggito, sta a noi decidere di coglierlo o di continuare a belare come pecore.

La giornata finisce con un’ottima cena offerta dai padroni di casa con cui si conclude, così, questa bella giornata di militanza e cameratismo all’insegna di una delle più belle e luminose figure del mondo della Tradizione. Si torna cosi a Roma stanchi fisicamente, ma con la consapevolezza che giornate cosi, costituiscono quella linfa vitale da cui il nostro spirito può solo che trarre beneficio.

Appuntamento il prossimo 10 Giugno per Costruire il Cerchio”, una festa all’insegna di militanza e goliardia a Cerveteri (Roma) per salutare l’Estate e ritrovarci prima della consueta pausa estiva.