Perché i Sauditi rompono con il Qatar?

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Si aprono scenari molto caldi in Medio Oriente e l’Iran sembra essere il bersaglio finale di queste manovre losche, dove i Sauditi, primi finanziatori di Daesh, accusano il Qatar di ‘finanziare il terrorismo’. Facce di bronzo…

Perchè I paesi arabi hanno rotto i rapporti diplomatici con il Qatar?

(www.parstoday.com) – 06/07/2017 – Il Qatar, con cui l’Arabia Saudita, gli altri paesi del Golfo Persico e l’Egitto il 5 giugno hanno rotto ogni rapporto accusandolo di sostenere il terrorismo, è uno dei più piccoli stati arabi, il primo esportatore mondiale di gas naturale e l’inventore e proprietario della potente catena televisiva Al Jazeera.

Nel comunicato dell’Arabia Saudita si afferma che il Qatar “sostiene e protegge numerosi gruppi terroristici che minano a destabilizzare la regione, come i Fratelli musulmani, l’Isis e al Qaida”. Anche il Bahrein accusa il Qatar per “il sostegno alle attività terroristiche armate“. I paesi del Golfo Persico hanno anche annunciato di voler tagliare il traffico aereo e marittimo verso il Qatar.

Già dieci giorni fa gli alleati di Riad avevano bloccato le trasmissioni della tv panaraba Al-Jazeera, con sede a Doha, nei loro Paesi.

In questo scenario, l’influenza di Donald Trump è stata sicuramente decisiva, soprattutto perché il presidente degli Stati Uniti ha chiaramente invertito la rotta delle sue alleanze, tornando, dopo anni ad appoggiare l’Arabia Saudita e i tradizionali alleati americani del Golfo Persico.

L’ Arabia Saudita, capofila dei paesi sunniti della regione, non sopporta l’insolente ricchezza di questa Lilliput che è riuscita non solo a regalarsi alcuni gioielli dell’industria mondiale e ad aggiudicarsi i Mondiali di calcio del 2022, ma anche a sviluppare una diplomazia molto originale, totalmente indipendente dai sauditi e profondamente irritante per gli altri regimi monarchi.

Il Qatar è uno dei più grandi esportatori di gas al mondo e condivide con l’Iran un enorme giacimento nel Golfo persico. Il governo qatarino ha respinto le accuse di appoggio al terrorismo come “infondate”.

Le ragioni della rottura sono però più profonde. Qatar, Kuwait e Oman conservano da sempre rapporti più cordiali con Teheran. Intanto per quanto riguarda la formazione della “Nato araba” Doha opponendosi a tale idea, ha definito la Guerra con l’Iran una “follia”. Le posizioni sono poi diverso sul piano ideologico. Il Qatar ha come religione di Stato lo stesso wahhabismo dei sauditi ma appoggia anche formazioni salafite “rivoluzionarie”, come i Fratelli musulmani, che si sono sempre schierate contro la Casa dei Saud e vogliono abbatterla.

Questo ha dato al piccolo emirato (2,5 milioni di abitanti su una superficie più piccola del Lazio) una grande influenza sul mondo arabo durante le “primavere”, dove la forza trainante erano i Fratelli musulmani con l’appoggio del megafono mediatico di Al-Jazeera, la tv panaraba con sede a Doha.

Ma da decenni l’Arabia saudita, con coerenza, dedizione e miliardi e miliardi di dollari, lavora assiduamente perché il wahhabismo abbia il monopolio del mondo islamico. Le voci discordanti non vengono accettate e si cerca di abbatterle. Chiaramente in primis lo sciismo e le sue applicazioni in Iran, Siria e Yemen, ma, in generale, anche tutti coloro che assumono posizioni più dialoganti come il Qatar.

Debka: “Qatar isolato per la sua posizione filo-Iran”

(www.islamshia.org) – 06/07/2017 – Stando al sito israeliano “Debka”, considerato vicino ai servizi segreti del regime sionista, la rottura dei rapporti e il boicottaggio ai quali è stato sottoposto il Qatar da parte dei più potenti governi arabi sono dovuti alla sua presa di posizione a favore dell’Iran. L’Arabia Saudita, l’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein hanno annunciato lunedì 5 giugno la rottura dei rapporti diplomatici e di ogni contatto terrestre, marittimo e aereo con il Qatar. A questi si sono poi aggiunti Maldive, Libia e Yemen. I cittadini dei quattro paesi arabi sono stati inoltre invitati a tagliare i legami commerciali con l’emirato e ad abbandonare il paese, mentre ai cittadini qatarioti sono state concesse 48 ore per lasciare i loro paesi.

Secondo il sito israeliano, oltre al sostegno politico, finanziario e mediatico di Doha a gruppi ritenuti “terroristi ed estremisti” quali i Fratelli Musulmani e Hamas, ciò che ha portato a questa decisione araba senza precedenti nei confronti del Qatar è stata la presa di distanze dell’Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, dall’iniziativa americano-saudita di creare un fronte arabo contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

“Debka” riporta che una settimana prima della visita del presidente americano Trump a Riyad del 22 maggio, l’Emiro del Qatar avrebbe inviato a Teheran il proprio ministro degli Esteri, Muhammad bin Abdulrahman al-Thani, dove avrebbe incontrato anche il comandante delle unità dei Pasdaran che operano all’estero, il Generale Qassem Soleimani.

Tre giorni dopo il vertice americano-saudita di Riyad, il 25 maggio, l’agenzia di stampa ufficiale del Qatar pubblicava delle dichiarazioni di Tamim bin Hamad al-Thani nelle quali l’Emiro sosteneva che “l’Iran rappresenta una potenza regionale islamica che non può essere ignorata ed è inopportuno affrontarla”, mentre Hamas e Hezbollah – che nel vertice di Riyad erano stati definiti “movimenti terroristi” insieme ad al-Qaeda e all’ISIS – venivano definiti da Hamad al-Thani come “legittimi movimenti di resistenza.” Successivamente, però, le autorità di Doha avevano affermato che quelle dichiarazioni non erano mai state pronunciate dall’Emiro, denunciando che l’agenzia di stampa qatariota aveva subito un attacco “hacker”.

Fonti citate dal sito israeliano riferiscono che prima della rottura delle relazioni diplomatiche, il re saudita Salman, il presidente egiziano el-Sisi e lo Sceicco degli Emirati Muhammad bin Zayed al-Nahyan hanno consegnato un ultimatum a Doha nel quale si chiedeva:

1) Rottura di ogni legame militare e di intelligence con la Repubblica Islamica dell’Iran.

2) Abrogazione di ogni accordo raggiunto con Teheran, non solo per quanto riguarda la Siria e l’Iraq, ma anche altri paesi arabi, Libia in particolare.

3) Cancellare ogni assistenza e asilo concesso ai militanti dei Fratelli Musulmani egiziani e loro immediata deportazione.

3) Interruzione dei legami del Qatar con il movimento di resistenza palestinese Hamas e negare ogni ospitalità ai suoi responsabili e alle loro famiglie a Doha.

Debka non esclude infine un possibile attacco militare o un tentativo di colpo di Stato contro il Qatar da parte dei quattro governi arabi.