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I Rothschild, banchieri dei Re che hanno lanciato Macron

rothschild-famiglia-banchieriLa dinastia dell’economia globale – La famiglia al centro della finanza mondiale sostiene il nuovo presidente francese – Negli anni Sessanta, «scelse» Pompidou come successore del generale De Gaulle

(tratto da La Verità) – 12/06/2017 – di Paolo Sebastiani. La famiglia Rothschild tiene le redini dell’economia globale. Da oltre duecento anni. È il 1744 quando, in un’anonima casetta del ghetto ebraico di Francoforte, nasceva Mayer Amschel Rothschild, discendente da un’antica stirpe di rabbini che esercitava l’attività di cambiavalute. Sin da giovanissimo, grazie alla sua conoscenza delle monete antiche, divenne consulente e fornitore di importanti collezionisti. La sua proverbiale abilità nel trattare il denaro gli permise di stringere forti legami con le più facoltose famiglie del tempo, prima tra tutte quella dei Montefiore.


A rafforzare l’unione con gli ebrei londinesi emigrati a Livorno fu il matrimonio contratto da Henriette, una delle figlie di Mayer Amschel, con Abraham Montefiore. Un’unione che diede il via a un imponente sodalizio finanziario tra i Rothschild e i Montefiore, a cominciare dalla compagnia di assicurazione Alliance (oggi divenuta una delle maggiori multinazionali del mondo), che i due fondarono nel 1824.

Cinque figli

L’intuizione geniale del capostipite, lasciata poi in eredità ai cinque figli, consisteva nel non prestare soldi solo a commercianti e nobili, ma nel puntare sulle teste coronate. I re e gli imperatori, come gli attuali governi, non contavano nulla senza risorse finanziarie, Mayer Amschel questo lo aveva ben capito. Così come aveva compreso che il prestito a un re poteva contare su una garanzia che nessun altro debitore avrebbe mai potuto fornire: l’imposizione fiscale su milioni di sudditi. In questo modo i re consegnavano alla famiglia Rothschild la gestione del loro stesso Stato.

Venerato come un nume tutelare, papà Amschel scolpì nelle menti dei suoi rampolli una laconica frase che da due secoli guida i discendenti: «Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi». Alla fine dell’Ottocento la famiglia di banchieri era presente – nelle sue varie diramazioni – in Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Italia.

Nella Penisola da poco riunificata il senatore Giovanni Siotto Pintor, durante un’accesa discussione parlamentare, proferì queste parole: «Il malcontento è grave, un senso di malessere si diffonde in tutte le classi della società. Le sorgenti della ricchezza vanno a disseccarsi. Noi facciamo il lavoro di Tantalo o di Penelope. Il signor Rothschild, re del milione, è, finanziariamente parlando, re dell’Italia». Monopolisti delle più ricche miniere poste in ogni angolo del pianeta detenevano, tra gli altri, il mercato mondiale dei diamanti grazie alla De Beers (che ancora oggi esercita una posizione dominante per stabilire il prezzo di queste pietre preziose); nonché buona parte di quello petrolifero, attraverso la Shell. La belle époque, poi, fu particolarmente dolce per la dinastia dei banchieri.

Nel 1913 con il Federal Reserve Act nacque la Banca centrale degli Stati Uniti d’America. Una banca privata, i nomi dei cui azionisti devono rimanere segreti per espressa previsione dell’atto costitutivo, con sede amministrativa a Washington e sede legale a Porto Rico. Dopo cento anni, nei quali il segreto è rimasto ben custodito, sono saltati fuori i nomi: per un terzo la Federal Reserve è dei Rothschild.

Nemmeno le due guerre mondiali scalfirono l’impero economico dei camaleontici banchieri, abituati a direzionare le vele degli affari dove tira il vento della politica. Un connubio ben collaudato quello tra finanza e politica. Una garanzia per entrambi specialmente se il politico di turno è una creazione dei finanzieri.

Oltralpe

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Con i potenti: Guy de Rothschild, con Hannelore e Helmut Kohl, ex cancelliere tedesco, e Jacob Rothschild

La Francia in tal senso fa scuola, oggi come allora. Siamo negli anni Cinquanta quando Guy de Rothschild punta su un rampante insegnante di letteratura francese, tale Georges Pompidou, decidendo di fargli fare carriera, fino a farlo diventare direttore generale della Banque de Rothschild. Poi, non contento, lo raccomanda direttamente a Charles de Gaulle, che lo prende sotto la propria ala. Quando, nel 1959, il vecchio generale divenne Presidente della Repubblica, Pompidou cominciò la sua irrefrenabile ascesa verso la Presidenza del Consiglio, che ottenne nell’aprile 1962. Nel 1969 l’uomo dei Rothschild sarebbe diventato Presidente della Repubblica francese. Un successo dovuto in gran parte a Guy, il cui sostegno Pompidou non dimenticò mai.

La fusione

Probabilmente nemmeno il neopresidente Emmanuel Macron ha dimenticato a chi deve il ruolo che da pochi giorni ricopre. Nel 2008, infatti, viene assunto presso la Rothschild & Cie banque.

Il 2010 segna una svolta definitiva grazie alla promozione ad associato all’interno della banca d’affari e all’affidamento della responsabilità di una delle più importanti negoziazioni di tutti i tempi: quella tra Nestlé e Pfizer. Questa transazione fu valutata più di 11,9 miliardi di euro. Per la recente campagna elettorale per la corsa all’Eliseo il trio Rothschild/Soros/Goldman Sachs avrebbe anche sostenuto Emmanuel con un solido aiuto di 5,5 milioni di euro.

Negli anni Novanta la recessione internazionale aveva messo in ginocchio le più importanti imprese, ma i Rothschild riuscirono ancora una volta a beneficiarne attraverso le loro consulenze (pagate con compensi iperbolici) per le ristrutturazioni di aziende fallite. Con il loro intervento finanziario salvarono, tra le altre, la catena di alberghi fiabeschi Taj Mahal di proprietà di Donald Trump: probabilmente anche The Donald – come Macron – non dimenticherà di essere in debito.

Il capostipite della dinastia ha lasciato un insegnamento di cui gli oltre cento discendenti hanno fatto tesoro, emettere e controllare la moneta significa controllare una nazione, e grazie alla fondazione della Banca centrale europea – che ironia della sorte ha sede a Francoforte a due passi dalla casa natia di Mayer Amschel – il controllo si è esteso a un intero continente. La Bce, infatti, è una banca privata (come lo sono tutte le banche centrali nazionali del mondo escluse nove) ed è formata dalle ventotto banche centrali nazionali degli stati aderenti all’Unione europea. Le banche nazionali sono degli azionisti. Banca d’Italia, ad esempio, vede come principale detentore dei titoli il gruppo Intesa Sanpaolo, di cui è azionista Barclays, feudo dei Rothschild. Lo stesso che si ripete per tutte le banche nazionali che formano la Banca centrale europea, un ramo della famiglia Rothschild è azionista di maggioranza.

Il flop

Non solo successi coronano l’aureo cammino dei nobili banchieri. Nel dicembre del 2013 il consiglio di amministrazione di Banca Etruria ha nominato Rothschild e Lazard quali advisor finanziario e coadvisor finanziari nel processo di integrazione o aggregazione della banca. I risultati sono noti, con buona pace dei risparmiatori rovinati.

Del resto il benessere altrui non sembra essere la priorità dei Rothschild, tanto che il barone Jacob Rothschild – alla guida del ramo inglese della famiglia – si dice abbia ispirato il personaggio del cinico e crudele Mr. Burns dei Simpson. Non a caso un altro membro della famiglia avrebbe pronunciato la famosa frase: «Quando scorre il sangue per le strade è il momento di comprare».