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Universalità imperiale

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di Julius Evola
(tratto da “Università imperiale e particolarismo nazionalistico”, “La Vita Italiana”, aprile 1931)
(www.rigenerazionevola.it) – Una razza imperiale si pone così distante dalle particolarità proprie, quanto da quelle che contrassegnano altre razze: non oppone un particolare ad un particolare (una nazione ad un’altra, il diritto di questa al diritto di quella, ecc.), ma oppone l’universale al particolare.

È particolare ciò che è soggettivistico, sentimentalistico, «idealistico» od anche utilitario. È universale ciò che è puro da tutti questi elementi e che può tradursi in termini di pura oggettività.

Nello sviluppo sia dell’individuo che di una cultura o razza, giungere a comprendere il punto di vista della realtà e a volerlo su qualunque altro, è una tappa decisiva, prima della quale si può dire che lo spirito non conosca ancora la vera virilità. Se sono i sentimenti, gli orgogli, i valori, le cupidigie, gli odii, tutto ciò insomma che è elemento «umano» in senso stretto, individuale o collettivo, a guidare una razza, essa sarà necessariamente alla mercè della contingenza propria alle cose che non hanno nessun principio in se stesse. Ma se essa, almeno in una élite di capi, riesce a liberare da tutto ciò i due elementi fondamentali della vita: conoscenza e azione – allora essa si fa atta ad unamissione che si può dire già superiore al mondo empirico e politico.

Universalità come conoscenza e universalità come azione: ecco le due basi di ogni epoca imperiale.

La conoscenza è universale, quando giunge a darci il senso di cose, dinanzi alla cui grandezza e alla cui eternità, tutto ciò che è pathos e tendenza degli uomini scompare: quando ci introduce nel primordiale, nel cosmico, in ciò che nel campo dello spirito ha gli stessi caratteri di purità e di potenza degli oceani, dei deserti, dei ghiacciai. Ogni vera tradizione universale ha portato in sè questo soffio del largo, animando con esso forme disinteressate di attività, destando la sensibilità per valori che non si lasciano più misurare da nessun criterio di utilità e di passionalità, sia essa individuale, sia essa collettiva: introducendo presso al «vivere» un«più che vivere». Questo è il tipo di un impero invisibile, che la storia può mostrarci negli esempi p. es. dell’India brahmanica, del medioevo cattolico, dello stesso ellenismo:una cultura unitaria che domina dall’interno, in una varietà anche indipendente di popoli o città, ogni realtà «politicamente» ed economicamente condizionata.