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Rutilio Sermonti, una vita di pensiero e militanza

di Paolo G., collaboratore della Redazione di AT

L’insegnamento di Rutilio – Essere eroi.  

Così scrive Rutilio: La prima verità da intendere è questa: che il compito che ci siamo assunti non è da uomini, ma da eroi. Non è affermazione retorica, questa, ma rigorosamente realistica. E, se così numerosi tentativi di riunione delle nostre forze sono falliti, è stato perché si è voluto affrontarli da uomini e non da eroi. E gli uomini, anche di buon livello, hanno una pletora di debolezze, di vanità, di fisime, di opportunismi, che solo gli eroi sanno gettarsi dietro le spalle”

Come tante altre parole, anche “eroe” ha bisogno di una definizione. Non intendo, con essa, riferirmi a un comportamento eccezionale dettato da un attimo di esaltazione, di suggestione e di sacro furore, che può portare fino a ‘gettare la vita oltre l’ostacolo’. Intendo definire quel fatto esistenziale e permanente, detto “concezione eroica della vita”, che accompagna il soggetto in tutte le sue azioni e pensieri, anche apparentemente più tranquilli. Eroe, è quindi chi riesce a spezzare i vincoli condizionanti che lo legano, ora ad ora, alla grigia materialità del quotidiano, per seguire ad ogni costo la suprema armonia del cosmo, il sentiero della super-vita e della partecipazione al Grande Spirito. L’eroe è quindi portato a fare il proprio dovere, senza bisogno di alcuna costrizione, ed ha nella propria coscienza un giudice ben più acuto e inesorabile che un pubblico impiegato seduto dietro a un bancone. Libero, non è chi non ha padrone, ma chi è padrone di se stesso, e quindi l’eroe è il solo tipo umano veramente libero.

Non è che l’eroe non si allacci anche lui le scarpe, non paghi il telefono, non incassi lo stipendio o non partecipi magari a una compravendita. Solo che, per lui, quelle sono incombenze necessarie ma accessorie, secondarie: non sono “la realtà della vita”, come per l’uomo qualunque. Servono a campare, ma vivere per campare gli toglierebbe il respiro.

Per questo, il nostro primo imperativo dev’essere: ‘tutti eroi!’ ”.

Non possono non tornare alla mente, affiancandosi perfettamente alle indicazioni di Rutilio, le parole del Capitano Codreanu. Innanzitutto la cd. legge dell’educazione, una delle sei leggi fondamentali del Cuib, che recita: «Devi diventare un altro. Un eroe». Dai punti 69 e 70 sempre de “Il capo di Cuib” leggiamo poi:  “L’uomo nuovo, e la nazione rinnovata, presuppone un grande rinnovamento spirituale, una grande rivoluzione spirituale del popolo intero (…). In questo uomo nuovo dovranno rivivere tutte le virtù dello spirito umano”. Codreanu descrive così le virtù del vero eroe: “eroe in senso militare, affinché egli possa con la lotta imporre il suo punto di vista; eroe in senso sociale: incapace di sfruttare, dopo la vittoria, il lavoro altrui; eroe del lavoro, gigante creatore della sua terra per mezzo del lavoro”. E ancora: “Attendiamo quest’uomo, quest’eroe, questo gigante (…) Il movimento legionario, prima di essere un movimento politico, dottrinario, economico ecc., un complesso di formule, è una scuola spirituale da cui, se vi entrerà un uomo, all’altro termine dovrà uscire un eroe”.

In “Per i Legionari. Guardia di Ferro”, il Capitano torna sistematicamente sul concetto. Innanzitutto ricorda come sulle mura della stanza del “Camin” nella quale si trovava l’icona dell’Arcangelo Michele, i legionari scrissero diverse massime raccolte da Codreanu medesimo, tratte dalla Bibbia e da altri testi sacri. Tra esse: «Non cacciare l’eroe che è in te».

E ancora, leggiamo: “Da questa scuola legionaria uscirà fuori un uomo nuovo, un uomo con le qualità di eroe, un gigante in mezzo alla nostra storia (…) Tutto quello che la mente nostra può immaginare di più bello spiritualmente parlando, tutto quello che la nostra razza può dare di più fiero, di più alto, di più giusto, di più potente, di più saggio, di più puro, di più laborioso e di più eroico, ecco che cosa deve produrre la scuola legionaria! Un uomo nel quale siano sviluppate al massimo grado tutte le possibilità di grandezza umana che sono state seminate da Dio nel sangue della nostra stirpe. Questo eroe, questo legionario dell’eroismo, del lavoro, della giustizia, con poteri divini nello spirito, condurrà la nostra stirpe per le vie della sua grandezza”.

“Creeremo un ambiente spirituale, un ambiente morale nel quale nasca e del quale si nutra e cresca l’uomo-eroe”.

“Quali sono le dimensioni spirituali del capo di un movimento politico? Secondo la mia opinione sono le seguenti: (…) V) Facoltà di educare e d’ispirare l’eroismo”.

Ancora, a proposito del giornale del movimento legionario, Pamîntul stramosesc (La terra degli avi), il Capitano commentava in modo preciso: “ Questo titolo cadeva in profondità. Esso avrebbe valso più d’una definizione, avrebbe valso come una chiamata permanente, la chiamata alla lotta, l’appello all’eroismo, come l’esplodere delle qualità guerriere della nostra razza. Accanto alle linee che abbiamo indicato alcune pagine addietro, questo titolo ne tracciava ancora una, nella struttura spirituale del legionario: l’eroismo. Senza questo l’uomo è incompleto. Perché se fosse soltanto giusto, leale, amorevole, fedele, laborioso e non avesse qualità eroiche, con l’aiuto delle quali lottare contro i nemici ingiusti, infedeli, egoisti e sleali, egli cadrebbe sopraffatto da costoro”.