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Santoro torna su Raidue con una nazi-serata

Santoro-M

(a cura della Redazione di AT)

Michele Santoro è tornato giovedì scorso su RaiDue, con un programmino sperimentale in prima serata, che prevede due prime puntate di prova, in cui si avrebbe l’ardire di fondere cinema, teatro e tv, anche per superare l’invasione dei format americani. Bella idea? Forse sì, a patto di capire come la si faccia, con quali ospiti, quali attori, quali protagonisti, con quali tematiche, con quali sceneggiature e copioni, con quali sviluppi ed approfondimenti.

Il programma prende il suo titolo, “M”, dal film di Fritz Lang sul mostro di Dusseldorf. “M”, come mostro, o mistero. Ogni puntata dovrebbe trattare un personaggio della storia recente o remota che appartiene in qualche modo al presente perché entrato nell’immaginario collettivo e, in quanto tale, oggetto di continue discussioni.

Ebbene, da chi poteva mai cominciare questo suo programmino il buon Santoro? Beh, considerando il suo pedigree e la sua storia, il titolo del programma e l’allusione ad una certa inquietudine “mostruosa” dei personaggi trattati, i dubbi erano pochi. Ebbene sì … si è cominciato dal mostro per antonomasia, dall’ossessione malata di tutti, dall’incubo perenne che turba i sonni tranquilli dell’uomo perbene, democratico, un po’ borghese e ben indottrinato fin dall’asilo: lo zio Adolf Hitler. La domanda di fondo della puntata è stata quindi: si tratta di una “mostruosità irripetibile?”, il tutto con l’occhiolino strizzato per cercare agganci tra Hitler, il nazismo e gli odierni “populismi” di chi alza i muri, chi è “contro l’Europa” (ma quale?), i migranti, ecc. ecc..

E dunque, via così. In studio parte un ridicolo, surreale, allucinante dibattito-teatrino tra “illustrissimi” ospiti, vale a dire la solita nuova covata di ragazzetti-allievi di Santoro, il marocchino Youssef, cresciuto in Italia, che ultimamente spopola in televisione, dove non perde occasione per rivendicare il suo diritto di essere italiano battendosi per lo ius soli. Con gli occhialini a goccia e l’atteggiamento da intellettuale alla Saviano. A completare il parterre de rois, Enrico Mentana (“Enrico Mentana, come d’altronde io, non ha scritto libri su Adolf Hitler, ma ne ha la biblioteca piena, ha confessato emozionato Santoro), la storica Simona Colarizi  (che si laureò con una tesi sulle origini del fascismo in Puglia, e che ha scritto tra le altre cose vari studi ed opere su fascismo, antifascismo e dintorni, a lungo insegnante di Storia dei partiti e dei movimenti politici), lo scrittore Giuseppe Genna (che vanta tra le altre cose personali un romanzo biografico su Hitler, il testo del libretto dell’opera lirica “Io Hitler” ispirata al suo libro, nonché la partecipazione alla stesura della sceneggiatura del film “La leggenda di Kaspar Hauser” di Davide Manuli del 2012: da notare che la misteriosa ed inquietante vicenda di Kaspar Hauser è stata in qualche modo collegata da taluni antroposofi, indirettamente, all’avvento del nazismo e dei soliti campi di sterminio; insomma, c’è un vizietto di fondo, per così dire, nella produzione di questo scrittore).

Il dibattito parte, tutto incentrato su come un emerito “cretino” (parola di Genna) , un “poveraccio” , respinto dall’Accademia delle Belle Arti di Vienna (parola di Santoro) abbia potuto prendere il potere e fare quel che ha fatto in Germania, sulle possibilità che oggi quell’inferno possa ripetersi (Ci potrà mai essere al mondo un altro Hitler?” si chiede terrorizzato il povero Santoro, dicendo poi che “Ognuno di noi è un po’ Hitler”, tanto per alzare l’asticella del confronto con gli odierni “populismi”, e dicendo che sarebbe interessante sapere chi ha detto più volte “Io” tra Renzi, Trump e Hitler). Il marocchino Youssef prima provoca la platea dicendo, a proposito dell’argomento razzismo e cittadinanza, ius soli e dintorni, “la fortuna è che in Italia abbiamo un leader di estrema destra palesemente smidollato (riferimento a Salvini) a differenza di Hitler. Penso che una cosa del genere qui in Italia potrebbe succedere ancora. Basti pensare che qualcuno vorrebbe decidere a tavolino quanto possa essere italiano io e migliaia di ragazzi nati e cresciuti in questo paese. Allora ritengo migliore una dittatura sincera che non una democrazia ipocrita come quella che gli stati occidentali ci stanno insegnando negli ultimi anni”. Poi si fa ancor più ardito, e sfrontatamente butta lì un parallelo tra le persecuzioni degli ebrei sotto il nazismo e la drammatica situazione dei palestinesi a causa di Israele. Apriti cielo: gli astanti, capeggiati da un incontenibile Mentana, esplodono. Prima Genna si agita scuotendo il ditino, dicendo: “lei questo non lo può dire!”, poi arriva il buon Mentana, che prima tuona: “La democrazia è una cosa bellissima che permette anche a lei di dire coglionate in tv”, per poi sparare una frecciata razzista al ragazzo, passata ovviamente sotto silenzio, dicendo “lei viene dal Marocco, non precisamente il faro della nostra civiltà, anche se è un paese che tutti guardiamo con simpatia … non ci venga a fare lezioni”. Hai capito dove va a finire lo spirito di accoglienza e l’antirazzismo politically correct quando tocchi l’intoccabile?

Si arriva quindi a disquisire della “più grande tragedia che la storia umana abbia mai conosciuto” (con tanto di accostamento al limite del grottesco tra i campi di concentramento tedeschi ed i campi profughi odierni), come si è sempre sentito dire. Al che, rimane sempre il famoso dubbio: ma, solo per fare qualche esempio, che fine hanno fatto i circa 50 milioni di morti dell’ “Arcipelago Gulag”, per citare l’espressione con cui Aleksandr Solženicyn indicò il sistema dei campi di lavoro sovietici? E i 10 milioni di contadini ucraini (kulaki) fatti morire di fame da Stalin a metà degli Anni Trenta (il cd. Holodomor, “la grande fame”) perché rifiutarono di allinearsi ai piani quinquennali sovietici? E gli 80-100 milioni (!) di cinesi sterminati dal “grande timoniere” Mao Zedong? E i 9 milioni di tedeschi fatti morire tra campi di concentramento e piano Morgenthau nel secondo dopoguerra? Per non parlare poi del genocidio dei nativi americani, almeno 50 milioni di innocenti sterminati, e di tanti altri esempi che si potrebbero fare (lo sterminio dei vandeani, ecc.). Non ci è lecito, a quanto pare, avere una risposta. L’unica tragedia della storia, anzi, la più grande, quella mai raggiunta, rimane e rimarrà, dunque, sempre e solo “quella”. Il resto, non conta, non c’è. Non deve esserci.

La parte “teatrale” (“teatro d’inchiesta”, l’ha ribattezzato il conduttore) del programmino era rappresentata dall’attore Antonio Tidona, che con baffetti d’ordinanza, in studio, ha interpretato in modo piuttosto ridicolo Hitler, rispondendo ad alcune domande di Santoro con parole realmente pronunciate dal Führer: poche, circoscritte citazioni, adeguatamente “selezionate” e buttate lì sulla scena al solo scopo di essere banalmente smontate dagli illustrissimi astanti.  

Ma la vera “perla” della seratina-nazi era la parte “cinematografica”: alcuni corti-fiction realizzati ad hoc, in cui persino Santoro ammette che c’era qualche “forzatura” e qualche “libera interpretazione”. Ebbene, oltre ad alcuni piuttosto scontati passaggi filmati incentrati sulla violenza con cui il nascente movimento nazista s’imponeva sulla scena tedesca, come le minacce alle redazioni dei giornali ostili, ecc., il vero argomento che è stato ossessivamente riproposto per tutta la serata, con vari spezzoni somministrati un po’ alla volta, era il presunto rapporto incestuoso di Hitler con la nipote Angelika (Geli) Raubal (interpretata dall’attrice Verdiana Costanzo), figlia di Angela, sorellastra di Hitler, che morì in circostanze mai realmente chiarite nel 1931. Piccoli spezzoni piccanti, ammiccanti, banali e dilettanteschi, per mettere in evidenza Hitler come un pervertito degenerato sessuale: per tutto il programma si è infatti girato intorno al suo rapporto malato con le donne, lo si è psicanalizzato, per descrivere insomma i tratti del mostro in cui il primo livello di perversione parte dalla sfera sessuale. Da notare la scenetta degna dei peggiori filmini del pecoreccio italiano anni ’70, in cui l’attrice che interpreta Geli, in camera da letto ed in sottoveste, si stende lentamente sul letto, di spalle alla telecamera, mostrando le proprie grazie neanche troppo nascoste, sotto gli occhi dell’Hitler giovane che, dalla camera di fronte, sbircia avido dalla porta spalancata, mentre lavora ai suoi acquerelli da pittorucolo fallito. Grande cinema d’inchiesta, non c’è che dire …

Terminata questa straordinaria puntata zero di “M”, a seguire, per completare la seratina-nazi di RaiDue, un film di complemento: In darkness, pellicola del 2011 diretta da Agnieszka Holland, tratta dal libro In The Sewers of Lvov di Robert Marshall, tradotto in italiano con l’originalissimo titolo … In fuga dai nazisti (!!). Il film ha raccontato la vicenda di un operaio fognario polacco che durante l’occupazione tedesca nascose nelle fogne della città di Leopoli diverse famiglie ebree. Film che si apre, oltre a qualche volgarità gratuita, con l’ennesima scenetta d’ordinanza: un gruppo di donne polacche nude che scappano nella foresta, inseguite da un manipolo di terribili “nazzzisti” armati che le raggiungono e le fucilano senza pietà.

Ecco insomma il rapido resoconto di quest’ennesimo nazi-show ci ha propinato la nostra televisione.

A proposito: il programmino sperimentale dell’ottimo Santoro ha raccattato un misero 4% di share con circa 900.000 telespettatori. Vuoi vedere che dopo le puntate pilota (ammesso che si faccia la seconda: di chi si parlerà? “M” come Mussolini??) questo bell’esperimento verrà fatto sparire? Sì, dopo aver trattato, come al solito, solo ed unicamente di quella cosa. Sempre quella, solo quella.