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Santoro ed Hitler: quando perseverare è diabolico

Santoro-M 4(a cura della Redazione di AT)

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum, scriveva Sant’Agostino. Avevamo parlato pochi giorni fa della disgustosa seratina-nazi messa in piedi da Michele Santoro in occasione del suo ritorno in prima serata su RaiDue con il programmino sperimentale “M”, tutto dedicato a psicanalizzare il fenomeno Adolf Hitler, per capire se una “mostruosità” come quella si potrebbe ripetere oggi.

Non avevamo ipotizzato, né il furbo presentatore aveva reso noto (guai a sottovalutare certi personaggi!), che la seconda puntata pilota di questo “format” avrebbe avuto ad oggetto non un altro personaggio storico, ma di nuovo Hitler. Con un livello di disgusto ancor superiore, se possibile, a quello della prima puntata. Più che un’ossessione, sembra una malattia. Forse a questo punto qualcun altro dovrebbe essere psicanalizzato, perché pensare che siano state concesse a Santoro due prime serate Rai per mettere in piedi una ridicola operetta propagandistica che non ha presentato alcun valore storico, scientifico, didascalico, culturale, ma che si è presentata come l’ennesima, squallida manovra ideologica del solito giornalista-intellettuale di “sinistra” matrice cui dev’essere concesso di preparare e presentare a proprio piacimento un teatrino in cui storia e mistificazione, ossessione e malafede si mischiano in un intreccio inestricabile, è qualcosa di assurdo.

Ben poco c’è da dire sulla seconda serata nazi messa in piedi da Santoro: sono stati portati avanti gli stessi temi e le stesse fissazioni della prima puntata, cercando ancora una volta testardamente di proporre ridicoli agganci con la situazione politica odierna, coi temuti “populismi”, e raggiungendo talune nuove “vette” di indecenza.

Santoro-M 3Lo scontatissimo tema caldo della Shoah è stato per la milionesima volta utilizzato e sfoderato ad arte, con il contributo in studio della filosofa Donatella di Cesare, esperta di filosofia ebraica, studiosa sempre da un punto di vista “filosofico” del fenomeno della Shoah (appunto), membro del Comitato scientifico del Museo della Shoah (appunto bis), nonché vincitrice del Premio “Cultura ebraica” 2015 dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (appunto tris). La quale ha proposto, tra le altre cose, l’incredibile, grottesco, surreale parallelo tra campi di concentramento tedeschi e centri di identificazione e smistamento dei migranti, tema già azzardato nella prima puntata e impunemente rigettato sulla scena.

Da notare il ritorno sul tema del presunto rapporto incestuoso di Hitler con la nipote Geli Raubal e sulla morte violenta della ragazza avvenuta nel 1931. Ancora una volta, sono stati proposti spezzoni di una mini-fiction girata quasi esclusivamente sul tema, in cui si è morbosamente insistito sulla tipologia di rapporti perversi che Hitler avrebbe avuto con la nipote, descritti verbalmente da Geli, interpretata dall’attrice Verdiana Costanzo, ad un esponente del Partito e poi addirittura parzialmente “accennati” in alcune scenette-limite di questo squallido corto. Robetta da soft-core di ottava serie. L’insistenza su questo tema e sui relativi dettagli denota indubbiamente come minimo malafede e desiderio di distruggere gli avversari tramite la notoria arma del sesso, che le sinistre (quelle stesse che però plaudono al valore “catartico” della cinematografia sessualmente libera e deviata) tirano fuori quando fa comodo (si pensi a Berlusconi, pur con tutte le differenze del caso); ma, forse, c’è anche qualcosa in più: un compiacimento che ha qualcosa di patologico, di torbido. Peraltro, a prescindere dalla veridicità o meno di quanto si è voluto dare in pasto agli spettatori Rai in prima serata, questo della sessualità distorta o disordinata è un tema che ha toccato notoriamente da sempre uomini o omuncoli di potere o pseudo potere, molti più o meno grandi o miseri dittatori, re, imperatori, capi di stato e di governo, politicanti, leader di vario genere nel corso della storia. Perché dunque solo alcuni dovrebbero cadere in questo tritacarne mediatico?

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Accanto a Donatella Di Cesare ed alla solita banda di giovani neo-allievi di Santoro, c’erano di nuovo l’attore Antonio Tidona nei panni del Führer e lo scrittore Giuseppe Genna (per il quale si rimanda al primo articolo), per un bis di cui non si sentiva il bisogno, oltre ad Emilio Gentile, famoso storico e studioso in particolare del fascismo. Gentile rappresentava in realtà un profilo un po’ più elevato in questo contesto: sono noti alcuni suoi saggi di buon livello sul fascismo italiano. E’ dispiaciuto perciò vedere un uomo di questo spessore infilato in questo show di quart’ordine, e vederlo scivolare sulla materia Hitler e nazionalsocialismo, con alcune uscite non all’altezza del suo livello. Come quando ha sostenuto che se il nazismo fosse finito nel 1939, Hitler sarebbe potuto passare alla storia come il più grande cancelliere della storia germanica, superiore allo stesso Bismarck, ma non di certo per la sua politica interna (come se l’abbattimento della spaventosa inflazione e della disoccupazione causati dagli accordi di Versailles, la rinascita e la riorganizzazione dell’economia agganciata alla produzione reale e svincolata dalla grande finanza speculatrice, la nazionalizzazione della Banca Centrale Tedesca, il graduale riordino culturale, sociale e giovanile del paese, ecc. ecc. fossero state quattro cosette da niente), bensì solo perché, attraverso i suoi inganni e le sue mistificazioni nei confronti degli altri paesi europei (tutti agnellini innocenti, notoriamente …) era riuscito ad ingigantire i confini del Reich tedesco regalando alle folle il sogno della “Grande Germania”. Ma con la Polonia il giochetto sarebbe finito, e tutte le grandi nazioni perbene sarebbero intervenute a fermare il “mostro”. Ecco come anche un valido storico e studioso può essere inghiottito nel vortice della retorica e della facile mistificazione.

A fine serata, il sondaggino proposto sul web da un collaboratore di Santoro dava come “terribile” responso, adeguatamente pompato dall’angoscia instillata per tutta la serata, che il 78% dei cyber-votanti temono il ritorno di un nuovo Hitler ai tempi d’oggi … eh sì. Che paura. Chi sarà? Il figlio di Salvini? Marion le Pen? Il nipote di Orban? Putin? Renzi 2 la vendetta? Trump caricatosi a pallettoni dopo il trappolone del Russiagate?

Santoro-M 2Come già avvenuto in occasione della prima puntata-pilota, dopo ore pesantissime ed insopportabili di trasmissione, per completare la serata horror-nazi di nuovo un film di complemento: stavolta, si è trattato di Rommel, film biografico tedesco del 2012 diretto da Niki Stein. Tutto sommato una pellicola gradevole, senza eccessi, incentrata appunto sul racconto della vita del feldmaresciallo Erwin Rommel, ben interpretato da Ulrich Tukur, attore e musicista germanico già noto per aver recitato nel film Le vite degli altri (2006), che narrava la storia della DDR ed in particolare la vita nella Berlino Est controllata dalle spie della Stasi.

Anche in questo caso, peraltro, l’operazione “culturale” (?!) di Santoro ha fatto flop: se la prima puntata aveva raccolto a malapena 900.000 spettatori, la seconda ne ha lobotomizzati ancor meno, 715.000, per uno share del 3,6%. La presenza dei ragazzetti-allievi non ha neppure giovato al tentativo di attrarre pubblico “giovane”: età media degli spettatori, 58 anni.

Approfittando comunque del vuoto estivo nella programmazione Rai (non che nel resto dell’anno ci sia chissà cosa, in verità), il vecchio inconfondibile Santoro, quello che tanti anni fa aprì una delle sue “memorabili” trasmissioni canticchiando stonato come una campana “bella ciao”, adeguatamente supportato, ha potuto infilare la sua doppietta sul “mostro” Hitler. Contento e felice lui, a cui tutto questo viene permesso. Ancora una volta annoiati, disgustati e stanchi noi.