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14 Luglio | Democrazia è intolleranza

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Jacques-Louis David, Giuramento della Pallacorda

(a cura della Redazione di AT)

Oggi è 14 Luglio, una delle ricorrenze del calendario liturgico della religione laica della democrazia. In questa data, infatti, nel 1789, avvenne la Presa della Bastiglia, episodio simbolo della Rivoluzione Francese.

Mentre in Italia la libertà di opinione – che sarebbe proprio “conquista” della “tradizione democratica” figlia dell’89, viene messa in discussione per bandire idee diverse da quelle imperanti, vogliamo riscoprire un episodio messo ai margini alla storiografia ufficiale.

20 Giugno 1789, giuramento della pallacorda. I deputati del Terzo Stato, proclamatisi Assemblea Nazionale, furono chiamati a raccolta dal presidente dell’assemblea Bailly in una sala utilizzata per il gioco della pallacorda, a prestare il giuramento “di non separarsi mai e di riunirsi ovunque le circostanze l’avrebbero richiesto, fino a che non fosse stata stabilita e affermata su solide fondamenta una Costituzione per il regno francese”

Martin d'Auch nel quadro del David

Martin d’Auch nel quadro del David. Vittima della democrazia.

Tutti i deputati giurano, tranne uno. E’ Martin d’Auch, del baliato di Castelnaudary – che David, nel celebre quadro, avrebbe riportato rannicchiato sulla sua sedia con le mani incrociate, isolato. Egli scrive sul registro un coraggioso: “si oppone”. Secondo la versione ufficiale, l’Assemblea, dopo l’iniziale sgomento, accettò scelta di d’Auch, che quanto meno avrebbe provato il libero svolgimento del giuramento. 

Ma andò davvero così? Secondo lo storico ottocentesco Hyppolite Taine, Martin D’auch fu invece insultato, fischiato, costretto a fuggire da una porta nascosta per non essere linciato dalla folla in delirio, e a non presentarsi per diversi giorni alle successive sedute. 

Un’altra testimonianza è quella del (meno coraggioso) deputato Duquesnoy, che, nei suoi diari, confessò di aver giurato per paura. Di chi? Del popolo, ovviamente. Di quel popolo che maltratta e insulta quelli che vengono additati dai capi partito. In una Parigi agitata da una improvvisa febbre, egli presente che “la folla sarà capace degli eccessi più terribili”, e lo vede in una assemblea, che pretende di essere rappresentativa, ma dove “le opinioni non sono libere, dove si prende nota di chi la pensa diversamente per diffamarlo, dove la moderazione è un crimine..” 

Insomma, se è vero che nella Rivoluzione Francese sono riassunte tutte le fasi, gli sviluppi e le declinazioni della democrazia, è anche vero che non c’è bisogno di arrivare al Terrore giacobino per trovare le tracce di intolleranza, violenza e fanatismo intrinseche alla democrazia, intesa come sistema politico, ma soprattutto come modo di essere dell’uomo. 

Non ci si stupisca, pertanto, quando oggi – nonostante il web dia l’illusione a ciascuno di potersi esprimere con la massima libertà – chi metta in discussione i dogmi su cui questo sistema si fonda sia stigmatizzato, messo in ridicolo e, ben presto, incarcerato, in nome del progresso.

Devi pensare come vogliono loro, essere come loro ti vogliono. E’ la legge della democrazia, dal 1789.

Niente di nuovo sotto al sole.