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“…Per un nuovo anno nel solco della Tradizione!” – Recensione al Campo di Formazione Militante 2017

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Come ogni anno, dopo dodici mesi passati nelle “trincee” urbane del cosiddetto mondo moderno, è arrivato il momento di ricaricare le pile, ritrovarsi, ripartire. Da tutta Italia (e non solo) giungono dunque alle pendici dell’Etna decine e decine di camerati per partecipare al Campo di Formazione Militante 2017. Non un “campo” qualunque, ma lo storico Campo della comunità siciliana di Heliodromos, che da quasi 40 anni lo organizza ed è impegnata sul Fronte della Tradizione.

Qui la vita torna alla sua cadenza naturale, l’Uomo si risveglia e riscopre se stesso. Lontano dalla frenesia delle città, possiamo liberarci dal caos e dalle catene del folle e disumano ritmo di tutti i giorni. Come? Anzitutto riappropriandoci di una dimensione normale e qualitativa del tempo. Ci si sveglia col sorgere del sole e, poi, si scandisce il lavoro, gli approfondimenti e le attività militanti col ciclo dello stesso sole.

Sveglia alle 5.30, alzabandiera e saluto al sole, colazione e poi lavoro nei campi. Nonostante la temperatura eccezionalmente elevata e le poche ore di sonno, il morale è alto: con la gioia nel cuore, ci si reca tra mandorli, viti, querce o ad aggiustare qualche muro perimetrale. Non siamo ragazzi col pollice verde, né siamo alla ricerca di qualche bucolica esperienza da raccontare agli amici annoiati dall’ennesima vacanza a Formentera o in Grecia. Siamo ansiosi di verificarci con la terra e le attività manuali, con le sue asprezze e le sue regole fatte di fatica, abnegazione, misura e gesti rituali.lavoro-campo

Là infatti dove un rovo infestava la terra impedendole di dare i suoi frutti, essa ora è pronta ad accogliere un pero, lì dove i sassi rendevano il terreno aspro, adesso crescono dolci grappoli d’uva: è questo il frutto dell’amore e della dedizione, che da decine di anni, muovono l’animo dei militanti che qui si recano, anche per scrollarsi di dosso i panni degli utenti/consumatori e riappropriandosi di quelli più consoni degli uomini “normali”.

Quando il sole è più alto l’intera comunità, dopo una mattinata di duro lavoro, si riunisce intorno ai tavoli per il pranzo: si scherza, ci si confronta, comincia qualche animata discussione su temi di politica o sull’attività militante. Il pranzo è preparato dai camerati addetti alla corvée: un pasto semplice e frugale – ma ovviamente abbondante – che fa riscoprire antichi sapori, lontano dagli eccessi.

Dopo un meritato riposo dalle fatiche del mattino, il pomeriggio è dedicato ad un approfondimento: i ragazzi partecipano attivamente a proiezioni di film, conferenze, dibattiti. L’obiettivo del campo è infatti la formazione: per agire rettamente, dunque dare forma alla propria azione ed essere ispirati da principi immutabili. E per fare questo, imparare a maneggiare una vanga o a costruire un muro è tanto formativo quanto approfondire elementi di dottrina tradizionale o nuove strategie dell’attività politica.

La sera il buon vino siciliano ristora i cuori e gli animi dei camerati e come ogni banchetto che si rispetti, la sempre ottima cena è seguita dai nostri canti. Un mondo antico diventa nuovamente vivente: i guerrieri del Nord, gli eroi della Vandea, i Briganti del meridione, i legionari di Codreanu fino ai leoni di Berlino sembrano di nuovo tra noi… cantano con noi, possiamo sentirli!

5 (1)Ma il perno del Campo è l’escursione sull’Etna. Non si tratta della passeggiata turistica che a bordo di comode jeep consente di arrivare a pochi metri dal cratere ma di un salita che, partendo da poco più di 1000 metri sul livello del mare, culmina ai 3300 metri della vetta. Un giorno pieno di marcia serrata, sotto un sole che sfiora i 40°, con zaini carichi di tutto l’occorrente per passare la notte e gestire un’escursione termica di decine di gradi.

Il giorno è arrivato, si parte. Inizia la prima marcia degli iniziali 13 chilometri, che porterà il gruppo, quanto mai unito e compatto, al primo rifugio situato a 1900 metri s.l.m. Il caldo diventa insopportabile, la fatica comincia a farsi sentire, ma acqua e cibo appositamente razionati, ed uguali per tutti, devono bastare: anche questa è disciplina, anche questa è formazione. La prima tappa termina dunque dopo quasi 4 ore di cammino silenzioso. Il sole comincia a calare ed arriva il momento di accamparsi per qualche ora di riposo prima della scalata verso la vetta; ogni tanto qualche volpe fa capolino tra i cespugli, tentando di rubare gli scarti della cena. Alle 3 di notte, ancora intorpiditi, è arrivato già il momento di ripartire: armati di torce frontali comincia la parte più difficile; la salita è impervia, ogni passo è pesante, ma la volontà è più forte di fatica e sete.

Spuntano le prime luci dell’alba. Alcuni ragazzi arrancano, ma il gruppo in perfetto spirito cameratesco, li attende. Nessuno va lasciato indietro. La spoglia vegetazione dei primi passi lascia spazio alla sola sabbia lavica e alle pietre. Così, tra il cielo che annuncia l’alba sopra di noi e la sabbia lavica che ci appesantisce il cammino, arriviamo all’ultimo tratto prima della vetta, il più duro, che va percorso insieme. Questo è quello che abbiamo in mente quando parliamo di “Comunità”.

Resisti. Stringi i denti. Fa tacere il cuore. Pensa soltanto alla vetta. Sali!”: nei cuori di tutti risuonano le ultime parole di Léon Degrelle in Militia. Giunti al cratere, una leggera foschia sfuma la linea dell’orizzonte. C’è solo il tempo di scattare la foto di gruppo, ma è già il momento di scendere: le esalazioni sulfuree cominciano a diventare pericolose.6 (2)

Stanchi, ma felici, si torna alla base, dove un ricco pranzo attende i ragazzi sfiancati dalla fame e dalle eccezionali temperature. Grazie alla forza di volontà, si riesce a superare seé stessi e a lanciare il cuore oltre l’ostacolo: la vetta è stata conquistata ma, ancor prima di ciò, abbiamo messo a tacere per qualche ora l’odiato borghese che, dentro di noi, ci avrebbe voluto coi piedi a mollo e cocktail d’ordinanza chissà dove!

Le fatiche non terminano di certo qui: all’indomani ci si prepara ai Giochi comunitari, ispirandoci a ciò che i ludi erano per Roma antica ma, senza prendersi troppo sul serio. Tra goliardia e risate, ma con pieno spirito di furore, di lealtà, di cameratismo e di coraggio che ci devono sempre animare, ci si cimenta in lotta con schiacciamento a terra, tiro alla fune, percorsi di velocità e forza: ci si affronta per la conquista del drappo con l’alloro impresso sopra. Non si partecipa con spirito decoubertiano né in ossequio al credo laico del fair play: qui non ci si risparmia, si impreca perché tutti diano il massimo, ci si batte con avversari di peso e forza maggiore per provarsi, si corre anche se le gambe quasi non le senti più!2 (3)

Strette di mano, abbracci, è tempo di partire. Come ogni anno, una volta chiuso il cancello alle nostre spalle, è impossibile non provare un pizzico di malinconia. Si riaccendono le radio, si guarda fuori dal finestrino la fauna (sub)umana, si percepisce nell’aria l’odore dei gas di scarico e subito il mondo moderno irrompe in tutta la sua violenza in mezzo a noi. Si torna dunque alla routine quotidiana, ma ben consci di avere a proprio fianco camerati, fratelli, che condividono lo stesso percorso. Ci ripetiamo che tutto ciò che si è appreso e guadagnato al Campo dovrà necessariamente essere messo in pratica nelle trincee di ogni giorno in cui ci apprestiamo a tornare. Si prospetta un autunno “caldo”, sotto tutti i punti di vista e noi saremo esattamente laddove dobbiamo essere: in prima linea, sul Fronte della Tradizione!