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Il nostro ‘primo’ Campo di Formazione Militante: l’intenzione di agire

Ci giunge questo contributo di giovani camerati del nord Italia che per la prima volta hanno partecipato al Campo di Formazione Militante, in Sicilia.
Una settimana, intensissima ed infuocata, che ha spazzato via le incertezze e ha allineato tutti i partecipanti sul Fronte comune.
Si esce da quel cancello con la ferrea volontà di adempiere a “
l’arduo compito di cercare di vivificare tutto ciò anche nella nostra milizia quotidiana, nella vita di ogni giorno, con l’umiltà e la consapevolezza di chi sa di avere appena cominciato un difficile quanto giusto cammino, il cammino nel solco della Tradizione”.
“Provenienti dal profondo nord partivamo per una vacanza strana, una vacanza che appariva incomprensibile agli occhi dei nostri cari e dei nostri famigliari, i quali non capivano cosa ci portasse ad andare a lavorare sui monti della Sicilia. La nostra scelta appariva poco “normale” se inserita nel contesto del nostro tempo; come ben sappiamo, tuttavia, ciò che é realmente definibile come normale al giorno d’oggi non é ritenuto come tale.
Per la prima volta, infatti, in seguito al gradito invito della Comunità di Raido ci accingevamo a partecipare al campo di formazione tradizionale che da decenni viene organizzato dalla Comunità Militante Heliodromos.
Ci apprestavamo a vivere un’ esperienza nuova, sconosciuta, affascinante e allo stesso tempo portatrice di timori e paure. Tuttavia, partivamo con la speranza e la fede che questo campo avrebbe rappresentato un importante passo nel contesto del nostro cammino personale e comune.
Queste aspettative sono state poi confermate ed arricchite dalla prova dei fatti.
Questi dieci giorni ci hanno insegnato cosa possa e debba significare davvero “formazione”, ci hanno ricordato cosa voglia dire essere Uomini o quantomeno cercare di esserlo e sopratutto ci hanno fatto vivere realmente quei concetti e quelle parole delle quali troppo spesso ci riempiamo la bocca irresponsabilmente.
Gerarchia, Dono, Sacrificio, Comunità, Cameratismo, Tradizione.
Questi concetti, usati indebitamente all’interno del nostro ambiente e anche da noi stessi, hanno trovato reale vivificazione.
Lontani dalle oppressioni e dagli stress quotidiani che questo mondo ci impone, lontani dalle comodità e dal superfluo abbiamo potuto riassaporare l’essenzialità, la semplicità, l’importanza delle piccole cose, di un sorso d’acqua, del riposo, di una risata e di un pasto condivisi.
Faticando spalla a spalla, aiutandosi reciprocamente, scalando insieme una montagna e lavorando campi di cui probabilmente non vedremo neanche i frutti ci é stato mostrato cosa possa rappresentare davvero il dono disinteressato e incondizionato.
Seguendo i ritmi della natura, conformandosi ad una Norma e consacrando ogni nostra azione all’elemento terzo che univa ogni partecipante al campo abbiamo sperimentato il sacrificio.
Allo stesso tempo, stando al nostro posto, seguendo con serenità le direttive e sopratutto l’Esempio di chi é più qualificato di noi abbiamo conosciuto il significato migliore e reale della gerarchia.
Questo, infatti, non ha impedito che tra le mura del casale si creasse quel cameratismo che non é
 pseudo-cameratismo da bar o da banda di strada, ma cameratismo dato dall’armonia creatasi e forgiato da un legame indissolubile perché slegato da qualsiasi individualismo.
lavoro-campo
Abbiamo, inoltre, saputo apprezzare l’importanza del silenzio, dell’oratoria dei fatti e quindi, allo stesso tempo, riconsegnato importanza alle giuste parole.
Abbiamo, infine, messo alla prova la nostra volontà cercando di liberarla da quelle pulsioni e da quelle debolezze che rischierebbero di portarci verso il basso e di liberare la parte più inferiore di noi.
Nel lavoro, nell’ ascesa all’Etna e anche nei giochi abbiamo allenato la nostra volontà cercando di non ascoltare quella “vocina” che, a seconda della nostra personalità, ci suggerisce di fermarci o all’opposto di “strafare” in maniera titanica. Consapevoli che la nostra volontà debba armonizzarsi e sottomettersi a quella del Cielo abbiamo cercato, quindi, di purificare la nostra intenzione, nella certezza che solo cosi possiamo aspirare a fare il nostro dovere.
Ora tocca ad ognuno di noi l’arduo compito di cercare di vivificare tutto ciò anche nella nostra milizia quotidiana, nella vita di ogni giorno, con l’umiltà e la consapevolezza di chi sa di avere appena cominciato un difficile quanto giusto cammino, il cammino nel solco della Tradizione.”