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Digiuna, produci, crepa

La nuova tendenza dei super-manager della Silicon Valley è il digiuno: da uno a tre giorni passati senza ingerire cibo solido, solo caffè e tè nero. Questo digiuno, a quanto ci dice chi lo sta portando avanti come una ‘religione di vita’, contribuisce a mantenere alta l’attenzione sul proprio lavoro, contribuendo a progetti di successo che richiedono sforzi concentrati in poche ore e alta tensione, con livelli di concentrazione e impegno altissimi. Infatti, il corpo – come ci dicono – viene messo sotto forte stress, quindi richiama a sé tutte le energie ‘depositate’ e viene sfidato a fornire prestazioni ottimali. Concentrazione, leggerezza di corpo, autostima: ecco il ‘frutto’ di questi digiuni.
Ma questa pratica di ‘digiuno’ è quanto di più lontano possa esserci dal digiuno vero, quello tradizionale che, come tale, viene praticato e inserito in molte religioni legittime.
Il digiuno, infatti, svolge diverse funzioni che vanno ad incidere direttamente sulla componente corporale e animica dell’uomo. 
Da una parte, infatti, il digiuno purifica il corpo, permettendo allo stesso di attingere a riserve altrimenti deposte e inutilizzate, riattivando quindi possibilità che nella vita sedentaria moderna sono del tutto obsolete. Inoltre, il corpo elimina i ‘rifiuti’ accumulati nel tempo e dunque si purifica. 

Corneliu Z. Codreanu mise al centro del percorso di formazione del legionario la pratica del digiuno

Ma, d’altra parte, è ancora più importante l’azione che il digiuno spiega sull’anima dell’uomo. 
Infatti, il digiuno richiede, stimola e rinforza il carattere, nel momento in cui l’appetito, le voglie, le passioni chiamano: la fermezza e l’integrità tengono a bada queste voci dell’Io, per far emergere un dovere impersonale, la risposta romana e asciutta all’impegno preso. 
Il digiuno educa al silenzio: quando tutti parlano e si esprimono, il digiuno richiede concentrazione, ossia ritorno al centro, al centro di se stessi, per ri-centrarsi, per ascoltare il proprio interiore e formarlo. 
Il digiuno è, appunto, esercizio (ascesi, dal greco askéo), di contro a un mondo di palestre dove l’unico impegno è quello con la scheda del personal trainer (quella sì che viene seguita in modo impeccabile). 
Il digiuno, quindi, è formazione, specialmente in questo periodo autunnale, ove anche la natura simboleggia il ‘ritorno a se stessi’, per ricostruirsi, quasi morire, per poi rinascere nelle successive stagioni. E’ formazione perché consente di allinearsi con il momento cosmico determinato dall’equinozio di autunno, fino al solstizio d’inverno. Ed è, infine, formazione perché determina nell’uomo la consapevolezza della propria natura e dei propri limiti, ma anche delle virtù da coltivare, per essere (e quindi conoscere), per essere veramente realizzatore di ‘azione tradizionale’.
Dunque, ecco tracciata la netta differenza tra le mode dei digiuni moderni, che saccheggiano corpo e anima per la produttività aziendale, e i digiuni veri, quelli dell’uomo che ascende.

(www.repubblica.it) – 04/10/2017 – Solo acqua, caffè e tè nero per giorni. Sempre più manager delle aziende hi-tech californiane hanno deciso di trascorrere periodi di digiuno per migliorare le performance cognitive e avere una produttività più alta. Il nutrizionista Andrea Ghiselli: “Si stanno solo facendo del male, l’ideale è la dieta mediterranea”

Mangiare troppo, si sa, mal si concilia con la necessità di lavorare con efficienza e produttività: a chi non è mai capitato, dopo un pranzo abbondante, di dover tornare alla scrivania e fare i conti con una fastidiosa sensazione di sonnolenza e pesantezza? A prima vista, comunque, neanche l’eccesso opposto, cioè mangiare troppo poco, sembrerebbe incrementare la qualità del nostro lavoro: morsi della fame, debolezza, nervosismo non appaiono come i migliori alleati per svolgere positivamente il proprio lavoro. Certamente non lo sono, ma sono già molti i manager della Silicon Valley che, per migliorare i propri risultati seguono una dieta del tutto insolita: periodicamente passano da 2 giorni a una settimana senza mangiare nulla. Unici ammessi: acqua, caffè e tè nero. “C’è una leggera euforia, la mia concentrazione è migliore e c’è un costante rifornimento di energia”, ha raccontato al Guardian Phil Libin, amministratore delegato di una startup che si occupa di intelligenza artificiale e convinto sostenitore di questo regime alimentare. “Mi sento molto più in forma. Mi aiuta a essere un manager migliore”. Ben diversa è la posizione della medicina: “Si rischia un’intossicazione da chetosi con interessamento cerebrale, per non parlare dell’osteoporosi”, mette in guardia il nutrizionista Andrea Ghiselli.

Mangiare meno per produrre di più? Concentrazione, efficienza e brillantezza sul lavoro sono da sempre le parole d’ordine che guidano i dirigenti della Silicon Valley e che ne hanno fatto uno dei fulcri dell’innovazione tecnologica a livello globale. Questi obiettivi influenzano, inevitabilmente, anche la vita privata dei ricercatori e dei manager delle aziende. Alcuni, al fine di migliorare sempre di più la loro produttività e la qualità delle loro performance cognitive, hanno cominciato a mangiare sempre meno. Tra loro, oltre a Libin, c’è anche Geoffrey Woo, Ceo di una compagnia che studia proprio le sostanze per aumentare le capacità cognitive. Ogni settimana Woo non mangia cibi solidi per 36 ore e ogni tre mesi digiuna per tre giorni. A sua detta, i risultati sono sorprendenti, al punto che ha fondato una community, chiamata WeFast (letteralmente, “noi digiuniamo”), che conta 6mila membri. “Al posto dei circuiti di un computer, fanno hackeraggio sul loro stesso corpo”, dichiara. La parte peggiore di queste astensioni volontarie dal cibo sarebbero i primi due o tre giorni, in cui i morsi della fame si farebbero sentire ferocemente, per poi lasciare spazio a una sensazione di appagamento e benessere.

Maggiore efficienza? No, solo un’intossicazione. Ma cosa succede nel corpo umano quando non si assumono sostanze nutritive per tutto questo tempo? Woo sostiene che l’organismo va ad attingere dalle riserve di grasso, ricche di chetoni: “I chetoni sono un carburante eccezionale per il cervello. Molti dei benefici del digiuno, inclusa la lucidità mentale, sono legati all’aumento di chetoni nell’organismo”, dice. Che queste sostanze si trovino in maniera maggiore nelle riserve di grasso è vero anche per Andrea Ghiselli, ricercatore e medico nutrizionista del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), che però non condivide l’entusiasmo dei manager verso questo regime alimentare. “L’energia che ricaviamo immediatamente dal cibo non è però diversa o peggiore da quella che attingiamo dalle scorte dell’organismo: sono identiche – afferma Ghiselli –. E poi, per ricavare energia dalle riserve di grasso, bisogna averle quelle riserve”. E spiega: “Bruciare troppe scorte significa bruciare troppi chetoni e questo provoca ipoglicemia e un’alterazione del metabolismo detta chetosi”. Da questa deriva l’esaltazione che registrano gli aderenti alla “dieta del digiuno”: la chetosi, continua Ghiselli, può portare a un’intossicazione cerebrale, con la conseguente sensazione iniziale di benessere e la scomparsa dello stimolo della fame. “Così si sta solo facendo del male all’organismo – avverte –. Senza contare che, a lungo andare, si diminuisce l’apporto di calcio, con il rischio, per esempio, di sviluppare osteoporosi”.

Diete mediterranea: il segreto dell’efficienza. Seguire una dieta che preveda un digiuno periodico non ha dunque nulla di sano. Esiste, allora, una dieta che eviti di appesantire l’organismo, ma migliori la concentrazione, la produttività e la brillantezza sul lavoro? Sì: la soluzione è la completezza della dieta mediterranea. “L’ideale è che la dieta comprenda molti vegetali poco conditi, cereali integrali, frutta e verdura. E poi proteine magre e un giusto numero di carboidrati non raffinati”, spiega Ghiselli. Che non nasconde il suo disappunto sulla pratica del digiuno prolungato: “Sono esterrefatto. Questi manager saranno dei leader nella tecnologia, ma la nutrizione non è il loro campo, non dovrebbero seguire diete pericolose e improvvisate. Se avessero dolore all’appendice, se la toglierebbero da soli?”.