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Repubblica.it dimentica che Polansky è un pedofilo

 
Polansky, che – oltre a violentare bimbe tredicenni – prova anche a fare il regista, chiede di chiudere il processo a suo carico per violenze sessuali, ammettendo la propria colpa. Ma non ha mai voluto scontare un giorno di pena, rifugiandosi in fuga nei paesi che lo proteggono (quindi, anch’essi criminali), come Francia e Gran Bretagna. Ovviamente, i giornalisti di Repubblica si concentrano sul film, sul fatto che abbia riconosciuto la colpa, ma dimenticano di dire che la violenza su una bambina tredicenne è p-e-d-o-f-i-l-i-a, un vero abominio… Ma queste dimenticanze sono pericolose anche perché rientrano nel vergognoso piano di sdoganamento della pedofilia, dopo quello dell’aborto e delle politiche gender.

(www.repubblica.it) – 04/10/2017 – Roman Polanski, l’intervista diventa confessione: “Al di là di ciò che ho fatto: è finita. Mi sono dichiarato colpevole. Il regista, 84 anni, rispondendo a una domanda durante il Film Festival di Zurigo dove stava presentando il nuovo film ‘Based on a True Story’, ha chiesto di chiudere il processo a suo carico per violenze sessuali.

L’ultimo tassello di una delle storie più intricate e odiose del mondo del cinema è arrivato lo scorso agosto, quando è spuntata una terza donna, Robin M., ad accusare Roman Polanski di abusi sessuali. La donna, oggi 59 anni, ha denunciato di essere stata aggredita nel 1973 quando aveva solo 16 anni. La prima a rompere il silenzio fu Samantha Geimer, che fu violentata dal regista nel 1977 quando aveva 13 anni, e in seguito Charlotte Lewis, che parlò solo nel 2010. Polanski, che venne accusato di “violenza sessuale con l’ausilio di sostanze stupefacenti” e arrestato a Los Angeles mentre si trovava nella casa di Jack Nicholson, oggi è ritornato sulle vicende in una rarissima conferenza stampa rilasciata durante il Film Festival di Zurigo, dove era stato invitato per presentare il nuovo film Based on a True Story.

“Come sapete Samantha Geimer ha chiesto per trent’anni che questa storia finisse”, ha spiegato Polanski, 84 anni, “ma mi dispiace dire che i giudici che hanno affrontato questo processo negli ultimi quarant’anni fossero corrotti, e l’uno copriva l’altro. Forse ora uno di questi, prima o poi, smetterà di farlo”. E ancora: “Per quanto riguarda ciò che ho fatto: la storia è chiusa. Mi sono dichiarato colpevole. Sono finito in prigione. Sono tornato negli Stati Uniti per farmela, la gente questo se lo dimentica, o forse non lo sa nemmeno. Poi mi hanno chiuso qui (a Zurigo, ndr), dopo questo festival”.

Il caso Polanski è uno dei più controversi legalmente parlando. Il premio Oscar, arrestato l’11 marzo 1977, tre anni dopo aver girato Chinatown, venne liberato dopo 42 giorni di detenzione una volta ricevuta la valutazione che suggeriva la pena condizionale; saputo che il giudice non avrebbe seguito quella strada, per evitare il carcere fuggì a Londra e, poi, a Parigi, per scongiurare l’estradizione da parte della Gran Bretagna. Polanski il 26 settembre 2009 era stato nuovamente

messo agli arresti all’aeroporto di Zurigo su mandato di cattura spiccato dagli Stati Uniti proprio mentre si stava dirigendo al Film Festival di Zurigo per ricevere il premio alla carriera. Attualmente è residente nella capitale francese, dove è nato il 18 agosto 1933.

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