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DDL Fiano? Non è ancora legge, ma i suoi ottusi esecutori sono già all’opera

Primi effetti della Legge Fiano. Dove? Non nell’aula parlamentare né in tribunale, bensì lì dove la cultura ed il confronto dovrebbero essere di casa: in un museo d’arte. Un uomo, è entrato in un museo – neanche a farlo apposta… – di Salò, ed ha vandalizzato un’opera giovanile di Adolf Hitler lì esposta. I testimoni dicono che gridasse: “Dov’è il quadro di quella merda di Hitler?”, poi è riuscito a colpirlo prima che uno dei curatori della mostra lo mettesse in fuga. Di lui si sono perse le tracce. Condividiamo il commento di Sgarbi, curatore dell’opera: “Probabilmente qualche anno fa non sarebbe successo. Colpa delle polemiche sulla legge Fiano”. Legge o non legge, questa ha già cominciato a produrre i suoi effetti. A quando la decapitazione delle statue sgradite come sta succedendo in questi mesi negli Usa con i monumenti ai sudisti?

(www.repubblica.it) – 06/10/2017 – Salò, con un cacciavite contro il quadro dipinto da Hitler. Sgarbi: “Colpa delle polemiche sulla legge Fiano”

L’uomo, un quarantenne, è riuscito a scappare. Il critico che ha curato la mostra: “Probabilmente qualche anno fa non sarebbe successo”

Come una furia si è lanciato contro la tela dipinta da Hitler e l’ha sfregiata con un cacciavite. Un uomo – descritto come un quarantenne – è entrato alla mostra ‘Museo della Follia. Da Goya a Bacon’, curata da Vittorio Sgarbi al MuSa di Salò, e si è messo subito alla ricerca del quadro. I testimoni dicono che gridasse: “Dov’è il quadro di quella merda di Hitler?”, poi è riuscito a colpirlo prima che uno dei curatori della mostra lo mettesse in fuga. Di lui si sono perse le tracce.

“L’opera – spiegano dal museo – prima di essere esposta è stata ricoperta con una particolare patina che, di fatto, l’ha salvata”. Il cacciavite, infatti, è riuscito a graffiare la superficie della tela ma la patina ha impedito che il danno fosse di grande entità.

Il quadro, uno dei pochi oli su tela dipinti da Adolf Hitler, appartiene a un collezionista privato tedesco ed è esposto per la prima volta in Italia. “La mostra affronta il tema della follia e questo quadro è perfetto. Nulla è folle come la guerra” commenta il curatore dell’esposizione, Vittorio Sgarbi. “Questo quadro va inteso come un documento. Il vandalo arriva perché non vede il documento come distanziato dalla storia” spiega il critico d’arte. “Il tentativo di danneggiare l’opera – prosegue – è il gesto di un singolo magari alterato, espressione della volontà di fare qualunque cosa in nome di una propria convinzione. Poi, forse non c’è un legame diretto, ma probabilmente quattro o cinque anni fa una cosa del genere non sarebbe successa. Le polemiche sulla legge Fiano degli ultimi mesi hanno riacceso l’interesse su un tema sepolto dal tempo. L’errore è attualizzare ciò che è morto da decenni, riaccendere ciò che sta sotto la cenere è pericoloso, perché si suscita curiosità, soprattutto nei più giovani”.

La scelta di esporre un’opera di Hitler “è chiaramente provocatoria – precisa Sgarbi – ma seguendo questa logica non si dovrebbe mostrare niente. La tela, poi, non esprime grandezza o aggressività ma disperazione e miseria”.

“La mostra sulla follia – commenta invece Giordano Bruno Guerri, direttore del museo – non sarebbe stata perfetta se non avesse ospitato anche un episodio di pazzia”.