Quale ‘giustizia’ per le vittime del terrorismo?

Piangono e chiedono “giustizia per le vittime del terrorismo”, ma poi quelle stesse vittime sono sacrificate sull’altare della ragion di stato o delle relazioni internazionali.
Ma quale sarebbe una vera giustizia per le innocenti vittime del terrorismo? Ce lo spiega l’Avv. Carlo Corbucci.

(www.pergiustizia.com) – 17/10/2017 – Ci sono due modi di commemorare le vittime del terrorismo: il primo e’ quello di fare un discorso pietistico limitandosi a scontate e banali espressioni di condanna, di solidarietà e di rievocazioni più o meno commeventi, più o meno sincere e disinteressate ma tralasciando un aspetto del problema che è forse il più importante, e cioè, quello di non dare per scontata quella che è la versione ufficiale e convenzionale dei fatti accaduti. Un secondo modo invece è quello di cercare di andare piu’ a fondo dei fatti, anche a rischio di risultare scomodi a chi la verità’ vuole cercarla a metà.

Bisogna chiedersi quale sia il modo più vero e più sincero, per commemorare le vittime del terrorismo disinteressandosi di quale possa essere il più opportuno e il meno suscettibile di turbare equilibri diplomatici o posizioni di comodo,

Personalmente credo che il modo di rendere vera giustizia alle vittime sia quello di andare o almeno cercare di andare al fondo delle cose per approssimarsi al massimo possibile alla verità.

Soltanto questo rende veramente giustizia senza ipocrisia ma soprattutto senza uccidere una seconda volta quelle vittime sacrificandole all’altare delle relazioni internazionali o addirittura rendendo il loro stesso sacrificio un utile occasione per affari di tutt’altra natura e di interessi davanti ai quali le vittime del terrorismo sono solo un pretesto.

Essendo io l’avvocato che in Italia ha patrocinato nei vari pool difensivi ben 27 processi di quello che e’ stato chiamato strumentalmente e maliziosamente “terrorismo islamico”, credo che il modo piu’ giusto sia quello di scoprire e testimoniare che cosa si voleva far passare dietro la quasi totalità di quei processi e il fenomeno del terrorismo in generale, e che cosa se ne può dedurre sul piano delle logiche conseguenze.

La prima e più importante conseguenza logica insieme alla giusta attitudine intellettuale da assumere quando ci viene presentata una ricostruzione convenzionale e conformista di questo o quell’”atto stragista” è che,  fermo restando che le vittime di quell’atto sono purtroppo ben reali e si debba ricercare i responsabili materiali perchè sia fatta giustizia se non altro sul piano di quella più immediata, bisogna avere ben chiaro dentro di sé che, quelli che vengono indicati come i responsabili non e’ cosi assodato e scontato che lo siano, ma soprattutto che siano i responsabili reali e che le loro motivazioni contingenti siano quelle, molto più generali, che in realtà animano  i mandati, cioè, i veri gestori del terrorismo internazionale e che rappresentino gli scopi che questi intendono realmente perseguire. Responsabili reali, abbiamo detto, per distinguerli da quelli occasionali, apparenti, strumentali. Responsabili reali che restano sempre “dietro” le risultanze delle indagini e la sceneggiatura dei processi giudiziari e che, a volte costruendo strumentalmente e artificiosamente “casi giudiziari”; altre volte alterando o falsificando le risultanze stesse delle indagini; altre volte infine esagerandole, hanno formato un’ informazione e un’opinione pubblica falsa a uso e consumo di strategie geopolitiche, di una politica di guerra, di riforme legislative liberticide e di sistemi di controllo globali la cui vera ragione e’ ben altra che non la sicurezza e il pericolo di un terrorismo incombente.

Se vogliamo veramente commemorare le vittime delle varie stragi terroristiche, gettiamo lo sguardo oltre i responsabili apparenti, quasi sempre fantocci e zimbelli mossi e utilizzati da settori super riservati dei servizi segreti di alcuni paesi occidentali. Questo, quando le operazioni terroristiche non siano state, come ormai e’ acclarato in molti casi, operazioni “false flag” compiute direttamente da “super-agenti” di quei servizi coperti da idioti di turno; qualcosa, questa, che vale non soltanto per i più vecchi casi delle Torri Gemelle di New York, le stragi di Londra, Madrid, Cairo, Bali  ma anche per le piùrecenti stragi di Parigi, di Londra, del Belgio e dintorni, attribuite alla utilissima e servizievole “Isis”, sempre pronta a colpire quando devono essere mandati “messaggi mafiosi” ai governi di turno, fantocci di un “potere apparente”, quando sembrino essere riluttanti ad obbedire alle “direttive globali” impartite dal paese che si ritiene missionato ad essere “guida”, “poliziotto del mondo”, “guardiano della democrazia” globale e che considera il resto del mondo come “province” di un impero che non ha nulla della dignità degli imperi tradizionali che hanno fatto la storia del mondo.

Di questi argomenti, qualcosa di più se ne può conoscere attraverso le numerose conferenze e libri di intellettuali di tutto il mondo: da David Griffin a E. Tarpley, da Thyerry Meissan a Giulietto Chiesa, da Gore Vidal al giudice italiano F. Imposimato, ecc. ecc.

Per parità’ di giustizia guardiamo anche a quel Paese che risulta essere al primo posto quanto a vittime del terrorismo: l’Iran dove la popolazione inerme è rimasta colpita numerose volte insieme a membri delle istituzioni nel corso degli anni. Un primato del quale l‘Occidente, significativamente, non sa assolutamente nulla o ha avuto interesse a nascondere.

Vediamo dunque di avere a mente le vittime di tutti i terrorismi; anche di quello psicologico con il quale viene colpita la verità e ingannate intere popolazioni rinnovando costantemente un’ingiustizia verso le vittime e coprendo i carnefici; quei responsabili veri, ben nascosti dietro il rivestimento di un presunto “terrorismo islamico” che, nella sua fase finale rappresentata dalla follia di Daesh, deve la sua esistenza e sopravvivenza agli interessi di quei paesi che ancora oggi tentano di sostenerlo in funzione anti-russa e anti-siriana ma potremmo dire, anche, anti-iraniana.

Sapere, essere consapevoli, rimanere desti e imprenetrabili alle falsità e alle suggestioni, saperle riconoscere e saper ricondurre tutto ciò che avviene nel mondo alla matrice unica di un vero terrorismo che non è né islamico né di nessun’altra forma essendo la sua esatta qualificazione “criminale” e basta, è l’arma più potente, il vaccino immunizzante contro gli inganni, le frodi dialettiche e mediatiche, le coperture di comodo  di quel “terrorismo” che, in realtà, non è che la forma nuova di un “nuovo imperialismo occidentale” fondato, questa volta, su un bieco potere finanziario e su nessun valore spirituale o anche soltanto umano, che sta stritolando i paesi di tutto il mondo.