Articoli, Attualità

Vita “da cani” per gli uomini moderni

Tempi duri per gli uomini. Secondo una ricerca indagine di psicologici americani, noi amiamo più i cani che gli esseri umani. Lo studio ha certificato come le persone non facciano distinzione tra i cani e gli esseri umani: trattano gli amici a quattro zampe esattamente come tratterebbero un bambino. Ma non esattamente allo stesso modo perché, come rivelato nell’indagine, “preferiscono i cani ad umani, amici o familiari”. Quella che potrebbe sembrare una notizia buffa, buona per scambiarsi qualche risata fra amici, in realtà, è un segnale forte, che dovrebbe scuotere le coscienze, e non certo perché non si debbano amare gli animali ma perché è aberrante che una società arrivi a surclassare i propri simili con dei cani o altri animali da compagnia.

(www.repubblica.it) – 08/11/2017 – Noi amiamo più i cani che gli esseri umani. Secondo una ricerca statunitense paragoniamo i cuccioli ai bambini. Ma l’empatia è diversa a seconda dell’età

“I lovemy dog”, cantava Cat Stevens. E spesso ci viene da pensarlo: amiamo più i cani che gli esseri umani. A confermarlo adesso è una ricerca pubblicata sulla rivista Society & Animals da alcuni ricercatori dell’Università di Boston che attraverso un studio hanno certificato come le persone non facciano distinzione tra i cani e gli esseri umani: trattano gli amici a quattro zampe esattamente come tratterebbero un bambino. E, come detto, “preferiscono i cani ad umani, amici o familiari“. 

Per stabilire quanto affermato gli studiosi hanno coinvolto 240 persone alle quali sono stati forniti dei ritagli di giornale con notizie false, costruite ad hoc. L’esperimento consisteva nel mostrargli pubblicazioni di aggressioni o violenze ai danni di persone o cani. Lo stile era sempre lo stesso: si parlava di “fratture”, “lacerazioni multiple”, aggressioni con mazza da baseball, violenze di vario tipo in cui cambiava soltanto il soggetto: a volte era un bambino di un anno, altre dei trentenni, in altri casi un cucciolo oppure un cane adulto di sei anni. 

Lette le notizie venivano rilevati i livelli di empatia dei volontari. Come ipotizzato, a influire sull’empatia, era il grado di vulnerabilità della vittima, ovvero maggiore sofferenza per le violenze subite da cuccioli o bimbi rispetto a quelle incassate dagli adulti. Soltanto le sorti del cane più vecchio preoccupavano meno rispetto a quelle ad esempio di un bambino. “I volontari non hanno visto i cani come animali, ma li hanno piuttosto considerati dei cuccioli di uomo con la pelliccia” spiegano gli psicologi. 

Inoltre lo studio suggerisce, come ipotizzato, che proviamo maggiore empatia generale davanti a soggetti come gli animali, impotenti e incapaci di prendersi cura di loro.

La ricerca si incastra perfettamente con altre correlate e realizzate per determinare il rapporto fra umani e cani, come ad esempio la capacità di questi animali di “annusare lo stress” nei “padroni” oppure quella che dimostra come i cani abbiano espressioni facciali vere e proprie usate come forme di comunicazione studiando l’atteggiamento dell’uomo.