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Appello ai Giovani Europei | Recensione di un Testamento Politico

Appello ai giovani europei

di Léon Degrelle

Cinabro Edizioni, 2017.

Pp: 80; prezzo: 8 €.

Introduzione

Se Militia rappresenta il testamento spirituale di Léon Degrelle, Appello ai giovani europei ne è il testamento politico. Ripubblicato a dicembre 2016 dalla neonata iniziativa editoriale Cinabro Edizioni, è già in pochi mesi alla seconda ristampa: da troppi anni se ne sentiva la mancanza sugli scaffali delle librerie non conformi. Numerosi militanti sono cresciuti sulle sue pagine: ora le nuove generazioni possono appropriarsi nuovamente di questi imprescindibili indirizzi. Perché ogni tanto, anzi, sicuramente ogni giorno, è necessario fermarsi e ripartire dal testamento di Léon Degrelle.

1) Un testamento politico

Appello ai giovani europei può esser definito a pieno diritto il testamento politico di Léon Degrelle. Innanzitutto, già per il titolo: appello, come chiamata e reclutamento per i giovani europei. Fino a che età si è ancora giovani, fin quando si è legittimati quindi a ricevere questa chiamata? La giovinezza – per Degrelle – è uno stato dell’anima: giovani nell’animo quindi anche quando i capelli siano già bianchi. L’appello è rivolto ai giovani europei pronti a rinfoltire le schiere della Tradizione romana, e quindi europea, di fronte al decadimento morale e spirituale del nostro tempo, denunciato dal Generale con grande lucidità e pungente lungimiranza. Egli chiama a raccolta quella gioventù nel cuore e nella mente, non per età o apparenza ma per animo e per spirito, gioiosa e leggera, sorridente tanto alla vita quanto alla morte, pronta all’assalto del mondo marcio di oggi. L’Europa evocata – erede dei grandi Imperi e vivificata dal sacrificio dei Capi e dei Condottieri del secolo scorso – non è l’Europa dei «buffoni» della democrazia occidentale. Alla «nostra Europa» – come l’ebbe a chiamare nella nota appendice di Militia – «unificata dalle nostre battaglie» è stata sostituita «un’Europa amministrativa, chiamata Mercato Comune»: «accampata a Bruxelles» essa «non ha personaggi. È, prima di tutto, un conglomerato, un’accozzaglia di migliaia di funzionari […] un congresso di capiuffici» anonimi.

2) I «buffoni democratici»

Il libro che oggi recensiamo si articola in nove capitoli di cui ben sette sono dedicati a una fotografia e a un’analisi della situazione mondiale all’indomani del crollo del blocco comunista. Siamo agli inizi degli anni novanta, ma la fotografia proposta da Degrelle è sconcertante per la sua attualità e per la sua lungimiranza profetica.

Il titolo del primo capitolo è Contro i buffoni democratici: qui denuncia, con sagace ironia, le assurdità di quella «mangiatoia» chiamata ‘democrazia’, che ha ridotto l’Europa a terra di conquista, All’indomani dell’ultima guerra mondiale, ancorché nobili figure giganti di Capi e Condottieri tentarono di contrapporvisi, lo stupro del cuore e dello spirito d’Europa ha infine imboccato la sua china definitiva ed inesorabile. I legittimi eredi dei macellai democratici Churchill, Roosvelt e Stalin sono dei «mistificatori dallo spirito in pantofole» che «difendono con un accanimento quasi ridicolo il loro potere sempre più vacillante».

Per Degrelle è evidente: «il fallimento democratico, dopo il 1945, è stato totale: politicamente, economicamente, socialmente».

L’intento del Generale – esempio ardente di lotta intransigente – è quello di porre in risalto e mettere in luce gli aspetti negativi di un mondo in rovina sotto plurimi aspetti: politici, economici, sociali e – soprattutto – morali. A questa disamina – sconcertante per la sua attualità – Degrelle propone una soluzione e una risposta che sfociano appunto in un «appello», il cui contenuto – come vedremo – è del tutto inaspettato, dopo pagine e pagine dedicate a contestare gli aspetti politici sociali ed economici di un mondo in agonia. I problemi politici economici e sociali evidenziati in Appello non sono “storia” ma attualità non superata ma al massimo esasperata. Ebbene, la “ricetta” che alla fine tutti si aspetterebbero è proprio una soluzione di ordine politico, sociale ed economico. Si tratta di una risposta a una domanda, da cui noi militanti politici non possiamo fuggire, spesso sconfortati di fronte all’inesorabile declino d’Europa e dal senso di impotenza che ci pervade quando tentiamo di delineare un disegno politico capace di intervenire nella pesante realtà del mondo che ci circonda. La domanda di cui parliamo è quella posta lapidariamente dall’Autore nelle battute finali del suo Appello: «Resta qualche possibilità di salvare la situazione europea?».

3) L’«Europa nei pasticci»

Ma andiamo per ordine. Partiamo dai fallimenti politici economici e sociali di questo mondo. Non è un caso che nella ‘fenomenologia’ degli ultimi decenni del novecento che Degrelle propone – ricordiamo: il testo è del 1992 – venga resa palese la sovrapposizione tra democrazia e modernità: il mondo moderno è, infatti, negazione dei Principi spirituali e quindi affermazione dell’individualismo, radice della democrazia. «La caduta dei principi è altrettanto impressionante: l’uomo non crede più che al denaro, solo al denaro, il Buddha a cui tutto spetta e da cui tutto dipende […] crollo delle nazioni, crollo dei costumi, crollo del divino e dell’umano». E ancora: «l’umanità si crede libera» – vittima delle false suggestioni democratiche – ma in realtà è vittima di una «nuova forma di schiavitù».

L’Europa è schiacciata, ad Occidente, dall’imperialismo americano e dal coinvolgimento nelle «guerre terroristiche» e di aggressione degli Stati Uniti – «la nazione più materialista della terra» –, ad Oriente, dalle grandi masse come quella cinese che, estirpata la radice spirituale ad opera del marxismo, hanno convertito il fine del proprio anonimato produttivo degli automi-proletari ora al servizio dei mercati globali. Ed ecco la profezia: i Cinesi «drizzeranno la loro ricchissima unità in faccia ad un’Europa delle “democrazie”, mal unita, o disunita, cinque volte meno numerosa, col sangue infettato dall’AIDS, incancrenita da milioni di strani nuovi venuti provenienti dall’Africa o che si sono infiltrati dall’Est. Essa – l’Europa – sarà, del resto, svuotata di sensi morali, di idee sociali, di fede».

4) Flussi migratori

Ascoltate: «milioni di strani nuovi venuti provenienti dall’Africa». Con queste parole, Degrelle predice anche l’invasione proveniente dai mari del sud! Milioni di africani i quali, spinti ai margini del loro continente dalla povertà, dalle guerre e dalle violenze e, soprattutto, dal mito del benessere inculcato, col metodo della carota e del bastone, proprio dalle sanguisughe del capitale e dalla bulimia occidentale, si preparavano già allora a quell’invasione (ormai non più) silenziosa dove ora i principali traghettatori – oltre ai buonisti burattini di turno – sono i medesimi avidi panzoni interessati alla para-servile manodopera a basso costo e allo svilimento delle identità culturali dei popoli d’Europa.

5) Scienza, mercato, benessere: le nuove schiavitù

È evidente: «ovunque, politicamente, socialmente, economicamente […] vi è un guazzabuglio».

Abbandono dell’agricoltura e burocratizzazione della terra e della coltivazione, dove l’esemplare «contadino» è solo un mitico ricordo. Disgregazione della famiglia e deviazione del ruolo della donna e conseguente «disordine delle intimità». L’inquinamento «nerastro delle fabbriche […] sempre più asfissiante». La scienza glorificata per le sue conquiste tecniche – ci rammenta Degrelle nel capitolo Le scoperte moderne – distoglie l’attenzione dall’incancrenirsi del nostro animo ad opera del benessere esasperato. Sempre più vecchi, all’anagrafe e nel cuore, popolano le nostre città, anonime, grigie, dove il cielo è sparito dall’orizzonte e gli occhi di milioni di individui – piuttosto che rivolti al Sole – sono piegati su schermi retroilluminati stretti tra le mani sudate e tremanti; l’età media si è alzata vertiginosamente, la natalità drasticamente abbassata, il mercato del lavoro ingolfato, pensioni e lotterie “l’unica fede in cui sperare”: non è una fotografia di oggi quella che Degrelle scatta 25 anni fa?

Generazioni di ‘morti dentro’ cercano lo sballo come zombie per appagare libidini, per divagare e andare fuori di sé: non è una fotografia di oggi scattata da Degrelle 25 anni fa?

Il mercato della droga nelle mani delle mafie mondiali che, a braccetto con il potere e il potente di turno, stendono ovunque nel mondo i propri tentacoli sporchi di sangue e profitto: non è una fotografia di oggi scattata da Degrelle 25 anni fa?

Interi popoli muoiono di fame mentre il Mercato Comune d’Europa manda al macero i prodotti della sua terra per salvaguardare i portafogli dei banchieri. Le folle rimangono incollate di fronte agli schermi della televisione – la «grande ingannatrice del secolo» – «guidate non dalle idee ma da immagini ripetute, spesso allucinanti, e quasi sempre distruttrici della personalità». Mezzi-uomini pronti a indebitarsi fino al suicidio per uno smart-phone o un tablet … ecco le nuove schiavitù! «L’iper-capitalismo domina la società. È la nuova forma della schiavitù […] Se il denaro manca, si prende in prestito, molto al di là delle proprie possibilità, libero, spada alla gola, di essere tiranneggiato dai propri creditori; le carte di credito sono diventate, per […]le famiglie, falsi passaporti verso le trappole della ricchezza»: non è una fotografia di oggi quella che Degrelle scatta 25 anni fa?

6) Rivoluzione delle anime: le élites

Dopo questa escalation di fotografie di oggi scattate da Degrelle 25 anni fa, l’autore – che «seppur morto ancora arde» – giunge nelle ultime pagine alla già preannunciata domanda finale: «Resta qualche possibilità di salvare la situazione europea?».

Alla fotografia della situazione – politica, sociale, economica – mondiale, e in particolare europea, degenerata, crollata e in rovina … quale appello lancia il nostro Degrelle!? Ci si aspetterebbe, dopo una disamina dei problemi – che rendono il libro ancora attuale per la sconcertante carica profetica – una soluzione, appunto, parimenti di ordine politico, sociale ed economico. Questa corsa inesorabile verso lo scontro finale e l’accelerazione repentina del disastro a cosa devono fatalmente condurre!? Qual è la “ricetta” proposta dal Comandante, esempio indiscusso di Fede ed Eroismo? Qual è – in poche parole – la “rivoluzione” da compiere?

Degrelle ci avverte – non sono solo l’economia la società la politica ad essere malate – «è l’universo morale dei popoli che è colpito». «Tutto può crollare, ma solo un vero carattere può raddrizzare tutto». Per scacciare la logica dell’interesse e del consumo, è necessario – afferma il Comandante – restituire una vita spirituale alle anime ormai quasi spente, in cui la fiamma non sale più, soffocata dal godere sovrabbondante degli agi e dei piaceri; anime schiave delle gioie mediocri, limitate ad un benessere superficiale; anime dal fuoco spirituale annichilito da una vita divenuta mangiatoia. L’uomo deve tornare un essere spirituale, «teso verso tutto ciò che eleva e nobilita». Badate: per Degrelle, ogni rivoluzione, «non si fa a colpi di bravate […] vuote dalle risonanze inesistenti. Ogni rivoluzione è frutto di una preparazione» interiore di un’élite, pronta a svolgere il proprio compito all’atto della chiamata, preparata – sicuramente anche materialmente – ma prima di tutto spiritualmente. «Occorre che il dono, la generosità, l’amore degli uomini, la volontà di donare, e il fervore sacro di un ideale traboccante di verità, rinnovino la vita interiore di ogni essere». Ed è per questo che, anche in quello che abbiamo definito il suo testamento spirituale – Militia –, conclude affermando: «le grandi rivoluzioni non sono politiche o economiche. Queste sono piccole rivoluzioni […]. La vera rivoluzione è assai più complicata: essa rimette a punto non la macchina dello Stato, ma la vita segreta di ogni anima».

E allora, concludendo con le sue parole: «Rivoluzione politica? Sì! Rivoluzione economica […]? Sì! Sociale? Sì! Ma soprattutto, [e prima di tutto] rivoluzione delle anime!».

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