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Letto da un militante | La genesi ed il martirio del Movimento Legionario Romeno

La genesi ed il martirio del Movimento Legionario Romeno. 
Autore: Papanace Cristian
Il Cinabro, 1998
Pagine: 159 

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Dicembre 1921: da Cluj a Bucarest, da Jassy a Cernautzi la migliore gioventù romena si risveglia. Gli studenti di tutte le università, forgiati da una guerra disastrosa, sono di nuovo in piedi, uniti in quello che poi verrà chiamato il Movimento Studentesco; tra essi, comincia già a stagliarsi la figura di Corneliu Zelea Codreanu che, espulso da tutti gli Atenei, intensifica la sua lotta, donandosi completamente alla causa nazionale. Di fronte a loro, i nemici di sempre: comunisti e liberali, accomunati dall’odio nei confronti di quella Romania antica, cristiana e contadina. Sulle orme degli altri movimenti europei, che scuotono il Vecchio Continente con le grandi rivoluzioni nazionali, i giovani di tutto il paese reagiscono, si oppongono alla dissoluzione. Qualche anno più tardi, gli stessi, dopo una serie di epurazioni interne, si riuniranno sotto le insegne dell’Arcangelo Michele: nasce così, il 24 giugno 1927, la Legione.

Con questa immagine, comincia l’avvincente narrazione di Cristian Papanace, testimone d’eccezione delle gesta, che, romanamente, erano quasi sempre silenziose e quotidiane, del Movimento Legionario Romeno e del suo luminoso capo: Corneliu Zelea Codreanu.

GIOVINEZZA LEGIONARIA

Ciò che più colpisce, leggendo “La genesi ed il martirio del Movimento Legionario Romeno” è dunque l’estrema vitalità del Movimento Legionario: nato tra i banchi delle Università, riuscì ad aggregare giovani provenienti da tutto il Paese. Lontani da ogni logica borghese, tranciarono ogni legame con la vecchia e decrepita politica liberale, sostenendo una nuova concezione del mondo, lottando su tutti i fronti contro un sistema al collasso, protetti dalle ali dell’Arcangelo Michele, a cui la santa lotta legionaria era consacrata.

Scrive il Capitano: “L’aver inquadrato la gioventù rimuoverà anche il problema costituito dalle congreghe dei politicanti che, non più alimentate da elementi giovani, saranno portate inevitabilmente all’esaurimento” (“Per i Legionari”); come un fiume in piena, l’impeto dei legionari si abbatte sulla monarchia corrotta di Re Carol II, asservita allo straniero, e sui comunisti, lacchè di Mosca, utilizzando l’arma più potente: la vera Rivoluzione, quella spirituale.

Saldi nello Spirito, decine di migliaia di legionari si ersero in piedi tra le rovine di una Romania in preda alla più totale dissoluzione. Per la prima volta si ebbe il coraggio di contrapporre, alle formule dei politicanti come “il fine giustifica i mezzi” e “il successo è indice di legittimità”, Onore e Fedeltà. Ma a qualcuno questo non andava bene.

IL MARTIRIO

Gli avvenimenti e le date scorrono, nel testo di Papanace edito da “Il Cinabro”. Giungiamo alla notte del 17 aprile 1938: nonostante la condotta esemplare e legale, il governo del patriarca Miron Cristea ordina l’immediata cattura del Capitano e di tutti i Capi della Legione. Dopo alcuni  giorni trascorsi nel freddo e nell’umidità del Forte Jilava, viene comunicato loro il terribile capo di accusa: tradimento. L’atroce regime carcerario continua intanto a minare il precario stato di salute di Codreanu, che, sorretto da un’incrollabile Fede, resiste. I veri traditori del popolo romeno, mettono dunque in scena un tragico spettacolo: il 30 novembre, il Capitano, i Nicadori e i Decemviri vengono radunati, con la scusa di un trasferimento. In cuor loro sanno che il sistema sta per colpire con tutta la sua infamia. Comincia il viaggio, ma nessuno di loro farà ritorno.

La reazione dei legionari non si fa attendere: Armand Călinescu, mandante della strage, verrà freddato qualche mese più tardi. Carol II da inizio alla repressione: in tutto il Paese avvengono perquisizioni, rastrellamenti e deportazioni. I migliori uomini della Romania cadono sotto il piombo dei sicari della monarchia, con gioia e serenità nel cuore, all’ombra delle insegne dell’Arcangelo Michele.

Mentre i difensori della democrazia mostrano il loro vero volto, i legionari, fedeli alle parole del Capitano sopportano la loro Croce, ben consci che “la vittoria vera ed eterna è quella che nasce dal Martirio” e che “per noi non esiste sconfitta e capitolazione, giaccé la forza di cui siamo gli strumenti è invincibile per l’eternità”.