Recensione | Escursione nella riserva naturale delle Valli Cupe (FUROR)

a cura della Comunità Militante Furor

Domenica 3 Dicembre, inizia nei pressi della nostra sede alle prime ore del mattino il primo raduno di questa nostra giornata, insieme ai soliti partecipanti alle nostre consuete escursioni. Seconda sosta lungo la strada, il tempo di prendere un caffè e si uniscono a noi alcuni altri amici che vanno a rimpolpare più del solito il nostro gruppo di escursionisti. Il motivo è semplice, la tappa odierna è uno dei posti più affascinanti del nostro territorio: “Le Valli Cupe“.

Una riserva naturale concentrata in uno spicchio di Calabria relativamente piccolo, a cavallo tra i comuni di Sersale e in parte anche di Zagarise, racchiude in se luoghi eccezionalmente suggestivi: cascate, gole, monoliti. Noi optiamo per affrontare il canyon.

Terza e ultima sosta prima di metterci in marcia è proprio a Sersale, dove ci accolgono il prof. Lupia e un responsabile della cooperativa valli cupe. Raggiungiamo insieme a loro in auto un sentiero appena fuori il paese, qui lasciamo i nostri mezzi e ci addentriamo nel bosco.

Il nostro cammino inizia con una ripida discesa, lungo un sentiero che ripercorre quelli battuti nel passato dai monaci guerrieri per spostarsi da un monastero all’altro. Durante il tragitto i nostri accompagnatori non mancano nel raccontarci come i loro antenati sapessero con grande sapienza trarre da questi aspri e inaccessibili monti ricchezza e sostentamento. Con tecniche e usi che si sta cercando di riportare in vita.

E proprio durante una di queste soste, affacciandoci da un balconcino naturale dal versante del monte, scorgiamo una parete esterna del canyon, ed ecco svelato il motivo del nome: “Valli Cupe”, cioè quello che in dialetto equivale a “valli bucate”, a causa dei solchi che gli agenti atmosferici ed i rapaci per trovare riparo hanno lasciato nella roccia nei millenni.

Continuando la nostra discesa fino a valle ci troviamo finalmente sulla soglia del canyon, indossiamo i caschetti di sicurezza e ci addentriamo tra le due pareti, che si fanno a tratti più strette e ravvicinate, a tratti più larghe lasciando spazio alla vegetazione.

Ora la marcia si fa più silenziosa, silenzio, che solo la montagna intesa come ricerca di se stessi, dentro se stessi ci può regalare. Lo sforzo nel percorso che diventa sempre più impervio ci permette di superare quei limiti umani, troppo umani che la vita borghese della città non ci consente di superare.

La disciplina nel procedere si trasforma in equilibrio interiore che ci permette di procedere non cedendo alle debolezze del corpo. Voltarsi brevemente per  assicurarsi che nessun componente del gruppo si trovi in difficoltà per poi continuare a salire lasciando lontane dai pensieri le becere avances del mondo moderno, che ora, appare lontano ed assurdo.

Ora procediamo in fila indiana. Le condizioni meteo iniziano a cambiare e una leggera pioggia ci costringe a tirare fuori dagli zaini gli impermeabili. Dopo esserci addentrati per un lungo e suggestivo tratto arriva il momento di rientrare. Riprendiamo allora in salita la strada che ci aveva condotti al canyon e risaliamo con un ritmo più sostenuto fino in cima.

Ci congediamo amichevolmente da chi ci ha accompagnati in questa giornata, già consapevoli che ci saranno per noi altre occasioni per ritornare in questa riserva naturale e percorrere altri sentieri. Ritorniamo a casa sereni con la consapevolezza che ci sono ancora luoghi dove il caos del mondo moderno non è il benvenuto, e uomini che continuano silenziosamente a opporvisi.