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Guerra, dall’ascesi eroica ad una gara di bottoni

(a cura della Comunità Militante Furor)

“Il mio bottone nucleare è più grande del tuo”. Questo è parte del messaggio che il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha inteso affidare a twitter in risposta alle affermazioni del presidente della Corea del Nord, Kim Jong-Un. Ora, lasciando da parte le ragioni dei due contendenti, quello che ci rimane è una visione della guerra che si trasforma in una gara di bottoni. Sacrificio, onore, dolore, gioia, sofferenza e fedeltà sono scomparsi, spazzati via dal dito grassoccio, ma curato, di qualche presidente (solitamente americano).

L’uomo moderno ha smesso, certamente, di interrogarsi sul tema della guerra. Uomo moderno, che oramai definitivamente affida la sua intera vita alla tecnica e che ha rimosso completamente la dimensione del Sacro. Blaise Cendras, nel suo romanzo sulla prima guerra mondiale, La mano mozza, afferma che “Dio è assente dai campi di battaglia”. L’affermazione di Cendras, riferita al primo conflitto mondiale del 1914, vuole annullare il senso stesso della guerra. Se la tradizione eroica guerriera era dominata dalla certezza che un Dio ti osservava e combatteva al fianco degli eserciti durante la battaglia, ora questo Dio scompare; l’uomo ha voltato le spalle al cielo per conquistare la terra. Sacrificio e sofferenza non hanno più alcun significato. Viene meno, a cascata, anche il coraggio guerriero che è stato il significato primario per migliaia di anni.

Uno degli esempi più validi dell’esaltazione del coraggio e del sacrificio lo si ritrova in Omero con i suoi poemi “Odissea”e “Iliade”, nei quali traccia due diversi tipi di coraggio: quello di Achille e quello di Ulisse. Achille esprime la forza guerriera, attraversa lo spazio tra sé e il proprio nemico, tracciando una linea retta senza timori. Ulisse incarna un altro tipo di coraggio, forgiato dall’equilibrio, dalla pazienza e dalla tenacia. Nella disputa tra Trump e Kim Jong-un, non ritroviamo nessuno di questi valori. Quello che si avverte è, anzi, l’ostentazione e il flaccidume borghese che hanno ridotto il significato della guerra a un puro atto materiale, quasi un atto coreografico da dare in pasto ai mezzi di comunicazione.