Articoli, In evidenza, Recensioni

Letto da un militante | L’uomo nuovo

A ridosso della ricorrenza del martirio di Ion Moța, legionario romeno volontario nella Guerra Civile spagnola, abbiamo letto il suo capolavoro: “L’uomo nuovo”. Ci è sembrato non solo uno straordinario documento sulla lotta politica della Legione, ma soprattutto un meraviglioso invito al sacrificio, ad “offrire il proprio petto perché sia da fondamento alla Vittoria”, perché “nulla può dare alla vita bellezza e incanto, se non lo slancio eroico e l’amore per un ideale”.


L’uomo nuovo

di Ion Moța

Edizioni di Ar, Padova, 1978

€ 10.00

Per acquistarlo clicca QUI!

***

Edito per i tipi di Ar, “L’uomo nuovo” è una raccolta di articoli di Ion Moța, curata da Ion Marii, pubblicati su diversi giornali, che coprono un arco di tempo che spazia dai primi anni ‘20 al 1936, anno del martirio dell’autore.

Testo agile ed impreziosito da un formato tascabile ma dotato da un innegabile fascino, risalendo la stampa al 1978. Pazientemente ed efficacemente tradotti da Claudio Mutti, gli articoli ci conducono con mano in un viaggio nelle idee e nelle battaglie della migliore gioventù romena del secolo scorso.

A guidarci in questo percorso è Ion Moța, numero due della Guardia di Ferro e prefigurazione di quell’Uomo Nuovo, di quell’uomo del sacrificio a cui la Legione volle dar vita, personificazione, attraverso lo stile, del motto “Essere Esempio”.

Ion I. Moța

Si comincia con il 1922, anno che in Romania vide protagonista, nelle scuole, nelle università e nelle piazze, quel grande Movimento Studentesco che lottava per il numerus clausus (1). Seguono gli scritti dalla prigionia, dove Moța e Codreanu, entrambi lì rinchiusi da un sistema che aveva già capito quanto fosse pericoloso il loro credo ed il loro stile, per quel vecchio mondo borghese che cercava a fatica di perpetuarsi. Da questo fecondo incontro, qualche anno più tardi, nel 1927, nascerà, sotto le insegne dell’Arcangelo Michele, la Legione. Scorrono, tra le pagine del libro, anni di dura lotta politica: vediamo Moța impegnato ora in aspre polemiche intorno ai problemi etnici e politici della sua Transilvania, ora in risposte a tono ai giornali che infangavano la Legione e il suo Capitano, ed ancora in precisazioni necessarie su quale fosse il vero fronte della militia legionaria: quello dello Spirito. Così, ecco l’imperativo: all’Icona!” (2). Tornare ad una visione spirituale della vita, per forgiare l’Uomo Nuovo.

Filo conduttore, oltre le contingenze politico-sociali, della raccolta è, infatti, quello di una lotta prima di tutto spirituale, contro i nemici interni, prima di quelli esterni, nel segno della Formazione. “Non programmi, ma Uomini Nuovi”. Ciò risulta evidente al lettore già a partire dalla copertina scelta dalle Edizioni di Ar, l’Arcangelo Michele, che, schiacciando il diavolo, rappresenta la vittoria della parte luminosa dell’uomo, su quella oscura. Vittoria, prima da ottenere in sé, per poi guidare la Stirpe a vincere sul mondo esterno.

E’ lo stesso Moța a puntualizzare questo “primato dello Spirito”, quando individua, nella scuola militare dell’anima propria della Legione, la differenza coi Cuzisti della L.A.N.C. (3), affini ideologicamente, ma privi di una Visione del Mondo radicata nello Spirito, che, sola, assoluta, dà un senso al vivere ed al combattere.

Il Capitano Codreanu

La penna affilata ma raffinata di Ion Moța si districa indenne tra le trappole dialettiche intessute dal politicante di turno, e disegna ricami dall’alto contenuto spirituale: come l’ultimo saluto a Virgil Teodorescu, giovane martire legionario, e le esortazioni ai giovani militanti a “gettarsi nel turbine, seppellire la propria giovinezza” (4) ed “offrire il proprio petto perché sia da fondamento alla Vittoria, che può sgorgare solo da una trasfigurazione spirituale”. (5)

Lo spirito di sacrificio è l’essenziale.

Sacrificio a cui Moța stesso andò incontro, volontario in Spagna, a fianco del camerata Vasile Marin, il 13 gennaio 1937. Le lettere dal fronte, in appendice al libro, ci restituiscono l’umanità del vice di Codreanu, preoccupato costantemente per il benessere dei propri familiari in Patria, ma fermo e risoluto al compimento del proprio dovere, volontariamente scelto.

Il martirio in quel di Mahadajonda consegna Ion Moța alla schiera immortale degli eroi caduti per la Tradizione. A noi il compito, ambizioso, di raccogliere il testimone del loro esempio. La lettura di questo libro può essere un sostegno in questa lunga e faticosa battaglia.

“Al popolo che non ha creduto in te, noi mandiamo adesso il tuo scritto, santificato, d’ora in poi, dal tuo sangue.

Se non comprenderà nemmeno adesso, noi siamo pronti, fino all’ultimo uomo, al supremo sacrificio al servizio della fede legionaria.

Sii certo e dormi tranquillo, Moța: i legionari vinceranno.”

Corneliu

Bucarest, 31 gennaio 1937

NOTE

  1. Bandiera agitata dal Movimento Studentesco sin dalla sua nascita e, poi, dalla Guardia di Ferro, il numerus clausus è il principio della limitazione delle minoranze nelle facoltà universitarie in misura corrispondente alla proporzione tra romeni e le minoranze stesse. “E’ tutto un passato di sofferenza e di sangue che ci lega al numerus clausus […] Per esso siamo stati umiliati, legati con le mani sul dorso, percossi sulle piante dei piedi nelle celle di Manciu, offesi in tutto quanto avevamo in noi di sincero e puro”. (p. 241)
  2. Cfr. pag.75
  3. Lega Nazionale di Difesa Sociale. Movimento politico ispirato dal pensiero di A.C. Cuza.
  4. Cfr. pag. 255
  5. Cfr. pag. 238