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Il paradiso è un luogo chiuso

Papa Francesco – con lo stesso zelo di un Soros, di una Boldrini, di una Bonino – si adopera per costruire un mondo “senza muri” e “aperto a tutti”. Con la differenza che  le panzane bergogliane, tutte ‘orizzontali’, dovrebbero fondarsi (almeno in teoria) su una dottrina ‘verticale’, trascendente. Una dottrina che dice esattamente il contrario: il paradiso – fine ultimo dell’esistenza terrena – è un luogo chiuso, esclusivo. E’ l’inferno, invece, ad essere aperto a tutti e sempre affollato… 

di Renzo Giorgetti

(www.heliodromos.it) – 12/01/2018 – L’attuale Amministratore Delegato del Vaticano, tale Francesco (senza numero, probabilmente Francesco Ultimo) regala spesso nei suoi interventi l’immagine di un mondo senza muri, significando con questo una sorta di nuova realtà ideale, priva di distinzioni, discriminazioni, ostacoli e impedimenti di sorta. Un mondo ben strano che sembra più uscito dalle utopie laiche delle “società di pensiero” piuttosto che da una sapienza di tipo religioso, soprattutto se questa religione ha uno dei suoi capisaldi (almeno in teoria) nell’idea di una ricompensa ultraterrena nella forma di quello che comunemente viene chiamato Paradiso.

È piuttosto divertente constatare come questo termine sia il più discriminante in assoluto, avendo tra i suoi significati proprio quelli di chiusura, protezione, esclusione. Secondo l’etimologia, nonché l’iconografia, il Paradiso è prima di tutto un giardino, e per di più un giardino chiuso, recintato, protetto, il cui accesso è precluso a chi non ha i requisiti per entrarvi. Non c’è spazio per interpretazioni: sia il termine giardino che l’equivalente ebraico gan derivano da verbi significanti fare la guardia, proteggere. L’origine del termine è nota: il greco paradeisos deriva dall’avestico pairidaeza, che indica un giardino recintato, un luogo di piacere, il parco dei sovrani chiuso al mondo esterno [1]. Il termine persiano pairidaeza denota una struttura perimetrale (pairi = greco peri) costruita con un materiale viscoso, ad esempio l’argilla. In parole povere un muro [2].

C’è poco altro da aggiungere, il Paradiso è proprio un luogo chiuso, molto chiuso, diremmo quasi esclusivo, che non lascia entrare chiunque, ma che consente l’accesso solo a chi è degno di entrarvi, meno che mai agli infami e ai traditori, che notoriamente vanno a finire altrove.

Viceversa constatiamo che sono altri i luoghi dove si può entrare con facilità, ad esempio l’Inferno che, come ci insegna Dante, è a “ingresso libero”, anche se poi l’uscita è un poco più difficoltosa…

Ricordiamo anche il Pandaemonium, illustratoci da Milton, il padiglione costruito dagli angeli ribelli nella landa infernale, che è aperto a tutti ed è sempre affollatissimo.

Insomma ci siamo capiti. Il simbolismo tradizionale è sempre efficace nel mostrare realtà di fatto che vanno oltre il simbolo e sanno essere anche molto concrete nella loro eloquenza. Nonostante tutti gli aggiornamenti della dottrina secolare determinate realtà restano, e non è ignorandole che se ne potrà cancellare l’esistenza.

Quindi, cari ministri del culto, aggiornatevi pure, modernizzatevi se lo ritenete opportuno, ma almeno cercate di non dimenticare le basi del mestiere…

Note

[1] H.G. Liddell, G. Scott, A Greek–English Lexicon, New York, Harper, 1883, p.1127.

[2] L.A. Campbell, Mithraic Iconography and Ideology, Leiden, Brill, 1968, pp.129-130.