Questione di stile (Comunità Militante Furor)

L’appartenenza mentale ad un ipotetico schieramento di idee e di valori, senza azioni coerenti che ne verificano l’appartenenza, spesso si traduce in un mero esercizio di vanità. Vi è un carattere, un atteggiamento, uno Stile che attiene all’uomo nobile ed uno a colui che definiamo uomo volgare. Le lezioni che abbiamo ricevuto dal recente passato ci indicano che prima ancora delle idee vengono le qualità degli uomini superiori. A quelli, noi ci rivolgiamo.

 

a cura della Comunità Militante Furor

Guardando all’attuale società in cui tutto – dal cibo al vestiario – è stato uniformato dando vita a milioni di formiche – non più uomini – omologate e distinte solo da numeri e cifre, è ancora attuale e determinante la domanda:  “esiste la possibilità di differenziarsi?”.

La risposta a questa domanda non può essere che affermativa, laddove però si riesca ad impersonare ed esprimere uno stile di vita autenticamente tradizionale. Avere uno stile non significa altro che incarnare un’idea ed una visione del mondo manifestandola con ogni gesto che si compie.

Per un uomo realmente differenziato, che è dunque ‘Uomo della Tradizione’, lo stile a cui alludiamo si identifica per forza di cose con quello che caratterizzò l’uomo romano, il Vir.

Ma quali erano e quali sono le virtù che contraddistinguono tale uomo?

In prima linea un’attitudine dominata, un’audacia illuminata, una parola concisa e convinta, un decidere tanto preciso e coerente quanto meditato, un freddo senso di dominio senza personalismi e senza vanità. […] Allo stile romano appartiene un agire preciso, senza grandi gesti, un realismo che deve significare amore per l’essenziale, l’ideale della chiarezza”. (Carattere, Julius Evola)

A tali caratteri si può aggiungere pietas e religio, ossia il senso di rispetto e fiducia verso quelle forze che appartengono alla realtà invisibile che sovrasta quella visibile. In poche parole questo tipo di uomo si proietta verso una visione verticale e spirituale in ogni suo gesto, facendo della sua vita un arco teso verso il Cielo.

Solo dallo Stile – inteso come pratica continua della virtù – può svilupparsi la forza interiore e la drittura che vanno a determinare il carattere di una persona. Lo Stile di vita è l’attuazione pratica della Visione del Mondo: se un uomo ha una Visione del Mondo tradizionale, la mette in pratica tramite il proprio Stile di Vita.

Dall’altra parte e in direzione diametralmente opposta sta l’uomo sfuggente, meschino, ridicolo, difficilmente riconoscibile come propriamente come ‘uomo’, quello definito da Julius Evola come ‘uomo mediterraneo’, l’analisi del quale ci aiuterà a identificare quelle influenze di cui un po’ tutti risentiamo.

Come scrive Evola a riguardo, possiamo indicare come caratteristica fondamentale dell’uomo mediterraneo l’amore per l’esteriorità, la tendenza a un individualismo anarchico, disordinato, caotico, irrequieto, indisciplinato. Scendendo poi di piano in piano, troveremo la stessa componente “mediterranea” nel tipo “genialoide” contemporaneo, critico a ogni costo, sempre pronto a dire il contrario, sempre pronto a costituirsi difensore anziché giudice di se stesso, abilissimo nel trovare il modo di aggirare un ostacolo o una legge. Ancor più in basso abbiamo la maliziosità, a ruberia, che al tipo in questione vale quasi come un sinonimo di intelligenza (ossia, il ‘saper far fesso l’altro’) e come affermazione di se stesso.

Certamente, prima di porsi nella posizione di esempio di valori e moralità, ogni uomo farebbe bene a confrontarsi con gli elementi descritti riguardo l’anima mediterranea, domandandosi quanto si riconosce in ciò che Evola identifica come veri e propri cancri dell’anima, ostacoli per l’ascesa e il miglioramento di sé. Incarnare determinati valori, con un profondo lavoro di autocritica ed osservazione, non comporta assolutamente diventare dei bigotti moralisti, essendo la morale un insieme di norme e regole che appartengono ad un ambito esteriore e perciò transitorio, ma al contrario assumere una visione etica della vita, volta alla virtù autentica.

Stabiliti i confini entro cui si muove lo stile romano e dunque la fonte da cui si sviluppa il carattere di un uomo differenziato, ci si chiederà se quanto detto possa essere ancora oggi attualizzato.

La risposta – anche in questo caso – non può che essere affermativa, perché proprio nella nostra realtà questi valori eterni risaltano e si evidenziano come lo splendore di un fiore di loto sovrasta lo sterco da cui nasce.

Il banco di prova di tale principi è la vita, la quotidianità, la scuola, il lavoro, il rapporto con i propri amici, con il partner; ancora il campo di applicazione si amplia con la ricerca di attività sane, come alcuni sport, la ricerca dell’avversario più forte, della prova più grande, dell’occasione per mettersi in gioco e dire ‘vediamo quanto valgo.

In tale prospettiva tutte le attività divengono degli strumenti e così l’esame impossibile è un’occasione per mettere in moto la forza di volontà e l’elasticità mentale, l’allenamento un momento di sfida con se stessi, il sesso ed il cibo un’occasione per esercitarsi al dominio di sé.

In conclusione, stile mediterraneo e stile romano sono due estremi entro cui si muove l’uomo che, come afferma Nietzsche, è un ponte tra la scimmia e Dio; sta solo a te decidere di elevarti, il resto è anonimato, numero, massa indifferenziata.

Scegli di essere!