Quando Evola e Jünger si strinsero la mano – Intervento di R.E. a Catanzaro (03.02.2018)

Di seguito riportiamo l’intervento tenuto da RigenerAzione Evola a Catanzaro del 3 febbraio scorso, in occasione della presentazione del libro “Ernst Jünger, il combattente, l’operaio, l’anarca” presso la sede della Comunità Militante Furor.

Ciao a tutti,

è sempre un piacere tornare a Catanzaro e soprattutto dalla Comunità Militante Furor, la prima volta nella nuova sede, dove già ci sentiamo a casa.

È anche la prima presentazione del progetto RigenerAzione Evola al Meridione, dopo Roma, Milano e Firenze.

RIGENERAZIONE EVOLA

R.E. è un progetto nato ormai quasi 4 anni fa, dopo un convegno organizzato dalla Comunità Militante Raido a Roma per il 40ennale dalla morte di Evola.

Dopo quella ricorrenza abbiamo cominciato a lavorare sotto traccia e a cavallo tra il 2015 e il 2016 ha avuto la luce il sito web www.rigenerazionevola.it, un sito aggiornato quotidianamente con articoli (attualmente più di 300!) di e su Evola.

Ma il progetto non nasce per rimanere nella virtualità o comunque nell’astrattezza di elucubrazioni filosofiche fini a se stesse.

Nemmeno per fare del “gossip evoliano”.

Tutt’altro. R.E. si pone come obiettivo quello di  riportare Evola e, soprattutto il suo messaggio, quindi, la Tradizione, – anche oltre l’Evola/persona, che ne è stato uno strumento, un testimone, non siamo “evoliani”, né ”evolomani” – al centro del percorso di formazione del militante della c.d. “destra radicale”, un ambiente troppo spesso alla ricerca di improbabili miti originali e non originari.

Quindi l’opera di R.E. vuole essere una vera e propria opera di militia. Militia culturale, perché no, se intendiamo cultura nel senso più sano, quello delle idee che diventano azioni.

In quest’ottica militante, e quindi di servizio, non ci sono “bandierine” o “patentini”: R.E. opera in collaborazione con tutte quelle comunità (come Furor!) che vedono Evola e la Tradizione come una stella polare, rinunciare alla quale vorrebbe dire in qualche modo tradire.

IL LIBRO

Ed è dalla collaborazione con la a noi cara figura di Maurizio Rossi, un intellettuale-militante come ce ne sono pochi oggi, e la casa editrice fiorentina Passaggio al Bosco che ha visto la luce, lo scorso settembre, questo libretto: Ernst Jünger. Il combattente, l’operaio, l’anarca” di Julius Evola, curato proprio da R.E..

Il libro contiene una selezione nutrita di articoli di Julius Evola su Ernst Jünger e la sua opera, dal 1943 al 1972.

È un vero e proprio viaggio attraverso le varie fasi della vita e dell’opera di Jünger.

PERCHÉ R.E. FA UN LIBRO SU JUNGER?

In realtà, la risposta ve labbiamo già data. Abbiamo detto che Evola non è per noi un idolo, ma un testimone. Una persona che, con la parola e con l’esempio ci ha tramandato un fuoco.

Ebbene, il mondo di valori che ardono in questo fuoco non sono proprietà di nessuno, perché al di sopra di spazio e tempo.

L’Onore e la Fedeltà, il Coraggio ed il senso del Sacro non sono riconducibili a nessun “pensatore” ma sono UNIVERSALI.

Per questo, sono stati la lunghezza d’onda su cui, nel corso dei secoli, uomini di diversi paesi, con storie diverse e persino di diverse epoche, hanno potuto incontrarsi idealmente e fisicamente, e appartenere ad un Fronte, ad uno schieramento. Ad una visione del mondo.

Jünger è uno di questi uomini, almeno nelle tre fasi che leggete nel sottotitolo. Pertanto, vale la pena approcciarsi alla sua opera. Ma allora:

PERCHÉ UN LIBRO DI EVOLA SU JÜNGER?

Proprio perché il tedesco ha avuto una lunghissima vita e carriera letteraria. Pensate solamente che i primi libri sono degli anni ‘10 e gli ultimi degli anni ‘90 e fate due conti su quanta acqua sia passata sotto i ponti tra il suo primo e ultimo libro, e quanto possa oscillare in un tale arco di tempo un pensiero non saldamente ancorato alla dottrina tradizionale.

Infatti il pensiero jungheriano ha degli alti e bassi, allora si rende necessario il filtro di Evola che discrimina l’utile dall’inutile, le intuizioni positive dalle cantonate. È anche un filtro semplificatore, visto che alcuni libri di Jünger sono davvero lunghi e complicati, quindi leggere questi agili di articoli di Evola rende più agevole il compito.

LE TRE FASI

Parlavamo delle tre fasi.

La prima è quella del combattente. È la fase dello Jünger appena uscito dalle tempeste d’acciaio (dal titolo del libro che esce nel 1921) della prima guerra mondiale. Una esperienza folgorante, totalizzante, che vide Jünger ufficiale pluridecorato e spesso alla guida di operazioni pericolosissime.

Una guerra spietata, insomma, che non può lasciare indifferenti. Che, dice Jünger, o ti spezza, oppure ti vede interiormente vincitore, cioè vincitore di te stesso, perché hai saputo metterti alla prova a quelle che chiama “le temperature estreme” (il freddo, la fame, la rapidità di un assalto, ma anche l’estenuante difesa di una trincea) e superare te stesso, come rinascendo a nuova vita.

Ma dalla guerra bisogna tornare, e allora nel 1932 Jünger scrive un libro, l’Operaio, in cui descrive un nuovo tipo umano, il cui avvento preconizza come ineluttabile. “Operaio” non come classe sociale, ma come tipo di uomo che spazza via l’individuo borghese.

È l’uomo che è uscito vincitore dalla guerra di cui parlavamo poco fa, e che è capace di riportare la tensione della guerra nella vita civile.

Senza entrare troppo nei dettagli, passiamo alla terza fase.

Quella dell’anarca. Anarca, cioè ribelle, ovvero il resistente che “passa al bosco” del Trattato del Ribelle, scritto nel 1951. Un libro sicuramente suggestivo ma che forse rappresenta un passo indietro rispetto a L’operaio, se è vero che la parola d’ordine del ribelle è il “passaggio al bosco” mentre quella dell’operaio è “portarsi non là dove si difende ma là dove si attacca”.

In mezzo a l’operaio e al ribelle cosa c’è?

Il nazionalsocialismo, a cui Jünger non aderì ma da cui fu tollerato e rispettato. Jünger si collocò infatti in quella cd emigrazione interna, lo spazio consentito per gli intellettuali non organici ma nemmeno apertamente ostili al Regime.

In quel periodo, Jünger scrisse Sulle scogliere di marmo, un romanzo simbolico davvero significativo, che lo stesso Evola apprezza.

Dopo la seconda guerra mondiale, un vero e proprio tracollo. Da un lato, infatti, Jünger si chiuse nella letteratura e nel romanzo. Dall’altro, in qualche saggio politico-ideologico, non nasconde delle posizioni molto lontane da quel filone aureo di cui egli stesso era stato rappresentante nell’anteguerra: ad esempio, la visione di un Occidente “libero” e che conosce la “dignità umana” contrapposto ad un Oriente “tirannico”. Roba che siamo abituati a sentire da Obama o dalla Fallaci…


EVOLA E JÜNGER

Evola non risparmia critiche a Jünger, accusandolo quasi di aver tradito quella visione del mondo che lo aveva reso un esempio vivente, in guerra e in pace. Ma era stato proprio il Barone a scoprire per primo Junger in Italia, molto prima che le conventicole di letterati scoprissero il romanziere dalla penna forbita.

Evola dal primo Jünger prese tantissimi spunti, anche a livello di slogan e parole d’ordine. Concetti come il “realismo eroico” o il “veleno che si trasforma in farmaco”, così come la dicotomia Ordine/Partito, Comunità/Società, Persona/Individuo sono stati coniati da Junger, ma a loro volta derivano da quella superiore visione del mondo, da quello schieramento immortale di cui parlavamo all’inizio.

IL VALORE DELL’OPERA DI JÜNGER OGGI

Insomma, l’analisi di Evola che il nostro libro ricalca, mostra che “c’è Jünger e Jünger”. Il tedesco che a noi interessa non è quello dei romanzi. Nemmeno quello che negli anni ‘60 provò l’LSD e scrisse un libro sulle droghe.

Noi non vogliamo in alcun modo cercare di “normalizzare” Jünger, né farlo piacere alla “cultura ufficiale”. Non ci stiamo al gioco di chi, a destra, non ha il coraggio di sostenere il testimone di un mondo, quello sfociato nelle grandi rivoluzioni nazionali del XX secolo, che ha voluto e saputo costruire un uomo nuovo.

E proprio perché anche noi aspiriamo, nel nostro piccolo, a costruire uomini, e non borghesi da salotto, a noi non può interessare lo Jünger “accettato” o “abilitato” da accademici e professori.

Oggi, noi riprendiamo invece lo Jünger intransigente, quello dimenticato dalla cultura ufficiale. Riprendiamo il combattente, l’operaio, l’anarca, che Evola elogia e dignifica.

La portata rivoluzionaria delle sue idee non deve spaventarci, ma anzi darci coraggio per combattere la nostra guerra.

Perché anche noi, seppur senza tempeste d’acciaio, abbiamo la nostra guerra. Una guerra quotidiana che non si combatte più con una giubba ed un fucile, contro un nemico sottile e per questo ancora più subdolo, che si nasconde perfino dentro di noi.

E allora, in conclusione, alla Comunità Militante Furor non possiamo che augurare la guerra, perché la pace sarebbe il regalo più grande al nostro peggior nemico.

In alto i cuori!