Suggestioni sinistre: il Forteto

(a cura del Cuib Femminile Raido)

Siamo ormai tristemente avvezzi a notizie di cronaca che ci indignano e infiammano per la loro ingiustizia e crudeltà. Ma davvero poche cose sono paragonabili alla grottesca vicenda giudiziaria politica e sociale del Forteto.

L’articolo cui ci riferiamo, e di cui riportiamo il link qui, ripercorre con discreta precisione la vicenda, per cui qui proveremo a rendere la mostruosità della vicenda solo per punti.

Una cooperativa, nata nel fiorentino nel 1978 per dare lavoro a minori provenienti da famiglie disagiate. Un ideatore, Rodolfo Fiesoli, il “cuore malvagio” del Forteto. Di vario stampo i reati accertati commessi al suo interno. Ma non è tutto. Poteri forti, fra cui gran parte della sinistra italiana, a sostegno della struttura. Ruolo chiave quello della magistratura, anch’essa schieratasi, peraltro con un certo vigore, a servizio del male.

La storia del Forteto è particolare e raccapricciante sotto svariati profili, ma ciò che vale evidenziare in questa sede è sicuramente l’aspetto ideologico, che ha mosso inesorabilmente gli ingranaggi di questa macchina di tortura per oltre trent’anni. Gli abusi fisici e psicologici consumatisi all’interno della cooperativa-setta toscana non sono, infatti, il frutto della follia criminale impulsiva e scomposta che rinveniamo in tante (ahinoi) notizie di cronaca nera, ma sono bensì il risultato di un “progetto” mefitico portato avanti con ordine e metodo. Se il mondo tradizionale è scandito da ordine e metodo per un’elevazione spirituale che, pertanto, tracciano una strada verso l’alto, il progetto cui si accennava ad opera degli ideatori del Forteto prevedeva l’utilizzo di ordine e metodo uguali e contrari per tracciare una strada verso il basso, che ha condotto alla realizzazione di quel mondo sovvertito che è stato, e ci auguriamo non sia più, il Forteto.

Infatti, dalla lettura di svariate testimonianze rese nei processi ai reggenti della struttura, si è avuto modo di delineare i capisaldi di questo progetto: il sovvertimento dei valori a fondamento della famiglia tradizionale.

Innanzi tutto, i ragazzi che entravano nella struttura venivano volutamente allontanati e messi contro le famiglie di origine, attraverso menzogne e minacce. «Mi hanno fatto credere che mio padre se n’era andato perché picchiava la mamma – racconta un testimone – così hanno fatto in modo che non lo volessi più incontrare». E ancora, un’altra vittima «Tra le cose che secondo il Fiesoli bisognava fare c’era rompere con la famiglia. A me disse che non sarei stata libera da mia madre finché non l’avessi picchiata»[1].

Un secondo caposaldo del metodo adottato dal Fiesoli e dai suoi seguaci era quello di incitare alle pratiche omosessuali a danno dell’amore eterosessuale, vietando rigorosamente la filiazione. «Volevano spingerci all’omosessualità» racconta una vittima. I rapporti omosessuali venivano costantemente esaltati, proposti e, secondo numerose testimonianze, imposti, con effetti devastanti nell’animo delle vittime, tanto più se si considera che i ragazzi del Forteto in alcuni casi avevano già subìto violenze all’interno delle famiglie di origine.

Un’altra testimonianza chiarificatrice è quella di una coppia, con un matrimonio felice, inizialmente favorito dal Fiesoli, in quanto le coppie sposate erano necessarie per ottenere l’affidamento dei bambini. Il matrimonio dei testimoni è presto diventato un matrimonio bianco, senza rapporti e senza figli. «Il Fiesoli non permetteva che facessimo figli. Secondo lui era un gesto egoistico, tanti bambini avevano bisogno, metterli al mondo era egoismo. Questo fece breccia, questo fu il nostro condizionamento».

Al Forteto non sono nati bambini per quasi trent’anni.

Parte integrante del metodo Fiesoli erano anche le feroci punizioni. I ragazzi, ma anche gli adulti, che secondo il santone avevano commesso errori, andavano “raddrizzati” con torture psicologiche (come auto-insultarsi pubblicamente, trascorrere la notte rinchiusi in posti inquietanti al buio, essere pubblicamente esposti agli insulti e alle derisioni degli altri membri, etc.) e fisiche (rapporti omosessuali che il Fiesoli sottoponeva come una medicina ad adulti e minori, sostenendo addirittura che queste consistessero in un suo personale “sacrificio” atto ad educarli[2]).

Tutto questo è avvenuto nella ‘cattolica’ Italia, per trent’anni, ed è stato dapprima voluto e finanziato e oggi, tanto più in seguito alla condanna definitiva dello scorso dicembre del Fiesoli e di altri numerosi membri della cooperativa, insabbiato.

Il Forteto è un luogo sinistro in cui si è cercato e purtroppo anche riuscito a realizzare un mondo sovvertito, in quanto ispirato a valori antitradizionali incarnati nelle azioni deviate promosse e commesse al suo interno. Del resto, è di tutta evidenza come un luogo dove, ex multis, è vietato avere bambini, dove sono mal visti persino i legami d’amicizia, dove non c’è compassione e aiuto dell’altro in errore ma solo processi sommari e punizioni feroci, sia decisamente un luogo di anti-Amore.

Ma si badi bene. Tutto ciò è stato possibile nella misura in cui l’attività – che potremmo forse senza esagerazioni definire di contro-tradizione – perpetrata dal Fiesoli ha vestito i panni più subdoli per non essere riconosciuta per quel che era, una triste prova di attendibilità dell’antico detto «Satana è la scimmia di Dio». Racconta Sergio Pietracito, il Presidente del Comitato Vittime del Forteto: «Rodolfo (Fiesoli, n.d.r.) era affascinante, citava il Vangelo tutte le sere, riusciva a rubarti l’anima, ci ha convinti di vivere un’esperienza unica, invece eravamo tenuti schiavi». Un testimone ha persino raccontato che il santone cercò di far camminare un ragazzo costretto sulla sedia a rotelle, nel tentativo deviato di scimmiottare i miracoli di Gesù. Forme tradizionali come, tra le altre, quelle proprie della religione Cattolica, sono state palesemente imitate, alterate e falsificate magistralmente. Probabilmente l’unico vero motivo del successo del Forteto.

Scrive René Guénon a proposito dell’Avversario: «avverrà che il disordine assuma le apparenze d’un falso ordine, che dissimuli la negazione di ogni principio sotto l’affermazione di principi falsi. (…) queste imprese non potranno essere in realtà null’altro che simulacro e persino caricatura, ma presentate in modo sufficientemente abile perché l’immensa maggioranza degli uomini se ne lasci ingannare»[3].

Note
[1] Questo modus operandi è costato all’Italia una multa da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dell’importo di 200 milioni di lire per danni morali. Ma che importa: evidentemente in Italia i soldi non mancano se consideriamo che solo dal 1997 al 2010, dice Wikipedia, il Forteto ha ottenuto contributi dalla Regione per un milione e 254 mila euro.

[2] I testimoni hanno riferito che il Fiesoli utilizzasse proprio la parola “sacrificio”, etimologicamente sacrum facere, ovvero compiere azioni sacre. Anche in questo caso il Fiesoli utilizzava un’espressione propria dei concetti tradizionali per conferire autorevolezza alle proprie devianze.

[3] R. Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Milano 2009 (ed. Adelphi), p. 194.