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Tu non guardi pubblicità. E’ la pubblicità che guarda te

Schermi pubblicitari, totem promozionali, belle donne seminude in lingerie per attrarti, farti fermare e acquistare la prossima vacanza al mare… Ma non è tutto: anche se non lo sapevi e nessuno te lo ha mai detto, dietro quei messaggi pubblicitari ci sono telecamere che vedono come reagisci a quei messaggi. Vedono se ti viene la bava alla bocca per un seno scoperto, se sorridi per uno slogan indovinato o se disapprovi un servizio offerto. E non lo sai.
Ti spiano, ma non lo sai, perché nessuno è tenuto a dirti che ti sta spiando… Questo è il mondo occidentale della libertà, dove i liberi sono solo i pubblicitari che ti studiano come topo da laboratorio per capire come spillarti gli ultimi spicci che ti rimangono.

(www.repubblica.it) – 10/02/2018 – Gli schermi pubblicitari in stazione ci osservano: interviene il Garante

I totem che trasmettono spot, meteo e notizie analizzano le nostre reazioni per valutare l’impatto del messaggio. L’Autorità ha imposto un cartello che segnali la presenza di una telecamera.

I totem pubblicitari piazzati nelle principali stazioni ferroviarie italiane ci spiano. Mentre trasmettono spot, previsioni meteo e notizie ci registrano per analizzare le nostre reazioni. Tutto questo, però, a nostra insaputa visto che fino ad oggi la presenza delle telecamera non è mai stata segnalata al pubblico. Le cose, però, stanno per cambiare.

Il Garante della Privacy ha infatti imposto a Grandi Stazioni Retail – la società che si occupa degli spazi pubblicitari nei maggiori hub ferroviari italiani – di predisporre un’informativa da mettere nei pressi dei “totem spioni”. Sarà un messaggio semplificato che però potrà essere approfondito sul sito di Grandi Stazioni Retail o tramite smartphone con l’utilizzo di un Qr code.

Come funziona. Le telecamere servono a valutare l’impatto della pubblicità e il tipo di pubblico che la guarda. Un sensore è in grado di riconoscere l’espressione facciale e di catalogarla tra cinque stati d’animo, tra felice e triste. Non solo: l’occhio elettronico calcola anche il tempo di permanenza di fronte allo schermo, così come il nostro sesso e la fascia d’età approssimativa.

Il Garante aveva già dato il suo ok a questa tecnologia nel 2012. Seppure l’idea di essere spiati mentre guardiamo uno spot risulti piuttosto inquietante, la nostra privacy non è violata.

I volti sono e restano anonimi e, soprattutto, le immagini non vengono conservate né trasmesse ad alcun dispositivo terzo. Tutto rimane all’interno del singolo totem. Vengono solo inviati a un sistema centrale i dati statistici di gradimento.

Allora perché l’Autorità ha deciso di intervenire, a oltre cinque anni di distanza? È lo stesso Garante a spiegarlo: “L’apparecchiatura installata per effettuare l’analisi del volto di chi osserva gli annunci promozionali, anche se in locale e per un brevissimo lasso di tempo prima della immediata sovrascrittura delle immagini, effettua comunque un trattamento di dati personali funzionale all’analisi statistica dell’audience”.

Insomma, è pur vero che ai volti non viene associato un nome, ma secondo il Garante è il fatto stesso di essere osservati e “catalogati” a fini statistici che rende obbligatoria l’informativa.

L’Autorità ha anche imposto a Grandi Stazioni Retail di tenere sotto controllo ogni sei mesi la telecamera e la memoria interna per scongiurare il rischio di malfunzionamenti o tentativi di furto delle immagini.