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Modernità, un “sinistro carnevale perpetuo”

“…vi è sempre, nelle feste di questo genere, un elemento “sinistro” e anche “satanico”, ed è da notare in modo del tutto particolare che proprio questo elemento piace al volgo ed eccita la sua allegria: è infatti qualcosa di molto adatto, anzi più adatto di ogni altra cosa, a dar soddisfazione alle tendenze dell’“uomo decaduto”, in quanto queste tendenze lo spingono a sviluppare soprattutto le possibilità meno elevate del suo essere.

Ora, proprio in ciò risiede la vera ragione delle feste in questione: si tratta insomma di “canalizzare” in qualche maniera tali tendenze e di renderle il più possibile inoffensive, dandogli l’occasione di manifestarsi, ma solo per periodi brevissimi e in circostanze ben determinate, e assegnando così a questa manifestazione degli stretti limiti che non le è permesso oltrepassare. Se infatti queste tendenze non potessero ricevere quel minimo di soddisfazione richiesto dall’attuale stato dell’umanità, rischierebbero, per così dire, di esplodere, e di estendere i loro effetti all’intera esistenza, sia dell’individuo sia della collettività, provocando un disordine ben altrimenti grave di quello che si produce soltanto per qualche giorno riservato particolarmente a questo scopo.

Tale disordine è d’altra parte tanto meno temibile in quanto viene quasi “regolarizzato”, poiché, da un lato, questi giorni sono come avulsi dal corso normale delle cose, in modo da non esercitare su di esso alcuna influenza apprezzabile, e comunque, dall’altro lato, il fatto che non vi sia niente di imprevisto “normalizza” in qualche modo il disordine stesso e lo integra nell’ordine totale”.

(tratto da René Guénon, Sul significato delle feste ‘carnevalesche’, in “Simboli della Scienza sacra”)