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Svezia: gli industriali ordinano, il governo esegue: “basta espulsioni di migranti qualificati”

Gli industriali svedesi scrivono al governo: “Basta espulsioni di migranti qualificati, ci servono per lavorare”. E il governo acconsente.
Da Ericsson a H&M, la Confindustria del Paese scandinavo chiede di fare più attenzione ai singoli casi di espulsioni di stranieri dalle alte competenze. Anche per non mettere in difficoltà (leggasi: per non far perdere loro neanche 1€ !) le aziende che risolvono con la loro manodopera i problemi di organico. La minaccia, neanche troppo velata è: “Altrimenti delocalizziamo”. Difficile ritenere che un qualunque politico possa opporsi a simili argomentazioni. Ricatto compiuto, fregatura servita (a danno degli svedesi e della loro identità).

(www.repubblica.it) – 20/02/2017 – Basta con le espulsioni facili di migranti qualificati: danneggiano l’economia in un momento in cui la forte crescita aumenta il bisogno di manodopera sempre scarseggiante, visto che abbiamo appena dieci milioni di abitanti e la natalità cala. Lo dice una lettera aperta senza precedenti, pubblicata sul quotidiano economico e finanziario Dagens Industri da trenta amministratori delegati delle maggiori aziende svedesi: nomi dell’economia globale, da Ericsson (telecomunicazioni, elettronica) al colosso dell’abbigliamento H&M.

Gli imprenditori chiedono al governo di fare più attenzione alle situazioni concrete e di non mettere in difficoltà le aziende che spesso, proprio selezionando migranti ad alta o buona qualifica professionale, risolvono i loro problemi di organico e riescono quindi a tenere il passo con la solida crescita economica, specie nelle eccellenze, nei settori manufatturiero e internettiano, e in generale nell’export di qualità che produce circa metà del prodotto interno lordo della piú importante e avanzata economia del nord.

“Siamo aziende globali grandi di un paese demograficamente piccolo, quindi abbiamo bisogno di reclutare dipendenti qualificati a prescindere dalla loro nazionalità”, dice la lettera aperta dei big della confindustria svedese, e continua: “Non possiamo sperare che ingegneri, specialisti di It e altre persone qualificate accettino di lasciare il loro paese e di puntare a venire a stabilirsi da noi integrandosi e lavorando se su di loro pesa l’incubo del respingimento anche quando sono già occupati o hanno già fondato la loro start-up”.

Il Migrationsverket, l’autorità per l’immigrazione, ha introdotto una politica di selezione durissima e di respingimenti o espulsioni facili da quando – dopo l’inizio della grande ondata migratoria nel 2015, quando la cancelliera tedesca Angela Merkel disse “ce la facciamo, accogliamoli tutti” senza consultare i governi degli altri paesi membri dell’Unione europea – Svezia e altri paesi nordici sono stati investiti da arrivi in massa come Italia o Grecia. In rapporto al numero dei suoi cittadini, la Svezia è il paese che ha accolto piú migranti in Europa. Allora, visto anche il sorgere di seri problemi di integrazione fallita, crimine e ordine pubblico, sono cominciate appunto politiche dure di espulsioni facili. Espulsioni a volte rivelatesi inutili per la sicurezza dei cittadini e dannose all’economia. E’ esplosa una dura polemica sul caso di Hussein Ismail, vicedirettore generale di un’azienda di biotecnologie di gran successo di cui egli è stato dal 2012 uno dei creatori. E’ stato colpito da provvedimento di espulsione perché aveva deciso per dare esempio solidale di autoridursi la retribuzione. Lo aveva fatto per aiutare l’azienda a superare difficoltà di bilancio.

Nella loro lettera aperta e in dichiarazioni ai media i grandi del made in Sweden non usano mezzi termini. Parlano di “politica assurda che danneggia e indebolisce il sistema-paese”.

E reagiscono anche con una chiara minaccia, in questo 2018 che sarà dominato dalle elezioni politiche previste per settembre e alle quali ci si aspetta un successo dei populisti xenofobi ed euroscettici, gli SverigeDemokraterna. L’ad di Ericsson, Börje Ekholm, ha esplicitamente detto che se le autorità non la smettono di cacciare i dipendenti stranieri extracomunitari qualificati diverrà indispensabile via di salvezza per i maggiori gruppi svedesi procedere a massicce delocalizzazioni. “L’immigrazione economica deve funzionare in modo razionale e prevedibile per permettere a gruppi come Ericsson di tenere in patria le principali attività produttive e di ricerca”, egli ha ammonito. La palla adesso è nel campo dei politici – sia il governo di minoranza socialisti/verdi sia il centrodestra per bene che lo appoggia dall’esterno – politici i quali hanno tutti lanciato campagne elettorali segnate da proposte di linea dura sul tema migranti per paura di essere sorpassati nei consensi dal partito populista. L’industria non ci sta, suona l’allarme, minaccia chiaramente di fare le valigie.