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Al diavolo i mercanti, vogliamo l’Economia Legionaria! • Il Dispaccio

Tutto costa: affittare sale, illuminarle, riscaldarle, organizzare le campagne propagandistiche. Migliaia di franchi volano. Presso gli altri, è gratuito. Ma qualcuno paga, comunque! E non sapete chi! È dunque una cosa losca. Qui, siete voi, è pulito, è netto, ci si vede chiaro”. (Léon Degrelle)

Da che mondo (moderno) è mondo (moderno) tutto ciò che attiene il mercato, la finanza, il commercio e l’economia è stato spesso giustamente malvisto e combattuto da coloro i quali appartengono al fronte del Sangue contro l’oro! Mercato-finanza-commercio-economia (che, per brutale semplificazione, chiameremo solo economia) sono stati spesso appannaggio della classe borghese che senza scrupoli non ha esitato a raggiungere i propri scopi, calpestando l’uomo, se necessario, nel nome del denaro e dell’arricchimento proprio tramite l’impoverimento altrui.

Senza dilungarci sulla disamina storica, basta vedere oggi chi comanda l’economia mondiale (i grandi gruppi finanziari, le lobbies economiche, etc.) e come viene gestito l’approvvigionamento di beni e servizi dai produttori ai consumatori, ossia alle persone, ossia all’uomo: profitti, plusvalenze, ricarichi e margini, ogni passaggio della merce genera quello che chiamano ‘valore’ ma non è che uno strumento impalpabile per aumentare il prezzo e la ricchezza dei soliti pochi, a discapito dei soliti tutti.

Le ‘solite’ domande borghesi. La risposta fulminea

Tuttavia, come in altre occasioni ripetuto, per quanto siamo figli (illegittimi) di questo mondo, in questo mondo dobbiamo essere capaci di stare, ovvero non solo sopravvivere, ma realizzare, costruire, edificare, attraverso gli strumenti che abbiamo a disposizione. Animati, sempre e comunque, da una regola esistenziale fondamentale: “stare nel mondo, senza essere del mondo”.  

Ecco allora che una domanda apparentemente ingenua, ma assolutamente legittima, sorge spontanea: è possibile per uomini che hanno votato la loro vita alla Tradizione, con volontà impersonale e cuore puro, dare vita a strutture economiche all’interno di una società globalizzata, nell’ambito di un sistema capitalistico e liberista? È possibile ‘conciliare’ la visione tradizionale con il mondo del commercio?

A uno sguardo superficiale, tutto ciò potrebbe sembrare una contraddizione o quantomeno una di quelle storie da borghese-piccolo-piccolo, per le quali si risponde: Tengo famiglia, Devo campare, Bella la militanza, bello Degrelle, bello tutto: ma a fine mese devo magnà”. Indubbiamente arrivare a fine a mese è un problema serio e dai risvolti in alcuni casi drammatici, ma il punto sul quale vogliamo richiamare l’attenzione non è questo.

A ben vedere, la storia dell’umanità ci ha dimostrato che uomini valorosi ed esemplari hanno scelto anche il terreno dell’economia quale campo di battaglia. Con finalità nobili, abnegazione e spirito di sacrificio, costoro hanno dimostrato che l’uomo d’intenzione pura tutto può perché, in forza della natura solare di cui è portatore, la sua libertà è più vasta di qualsiasi povero retropensiero o strumento potenzialmente dannoso. Per l’uomo nobile, infatti, la vita è un campo di verifica, il luogo di battaglia in cui ogni attività esistenziale, compresa quella economica, è ricondotta all’esercizio della Piccola e della Grande Guerra Santa. Il nemico esterno (nel caso specifico i ‘padroni’ dell’economia, i signori che controllano il bene comune), altro non è che la proiezione del vero nemico, quello interiore. Per intenderci, l’individualismo ed il materialismo vivono dentro ognuno di noi e quella ‘vocina’ suadente che li caratterizza è sempre pronta a farci risparmiare, non i soldi (il che sarebbe virtuoso!), ma il sudore della fronte per il compimento di un’azione impersonale, il sacrificio in nome dell’Idea al di sopra di tutti i tornaconti personali.

Allora, viva l’economia, pardon: viva l’economia legionaria, sapientemente definita dall’imperituro Capitano Corneliu Zelea Codreanu quale strumento per spezzare le catene dei burattinai economisti.

“Sì, bene, ma che facciamo?”

Come regola generale, non conta il ‘cosa si fa’, ma il ‘come si fa’, ossia il metodo e, ancor prima, l’intenzione che si antepone: l’iniziativa economica all’avanguardia e modaiola sarà un bel fallimento se animata da personalismo e desiderio di arricchimento, da finalità tipiche del ‘basso ventre’. Al contrario, una piccola frutteria o una pizzeria a taglio sarà una florida attività per chi la conduce con impersonalità e dono, o come tutte le attività legate all’artigianato, dove la sapiente mano artistica ancora sa esprimere bellezza.

Premesso ciò, se ‘fare politica’ significa anche essere portatori di una precisa visione del mondo da testimoniare e vivificare (con parole ed azione), alcune attività economiche possono essere più ‘idonee’ rispetto ad altre. Ovviamente il punto vendita aperto su strada, mediante il quale diffondere ‘idee e materiali’, diviene condizione essenziale. Ecco entrare in gioco, nel nostro ragionamento, l’economia legionaria: perché non trasformare l’attività in un servizio preposto ad accendere la fiamma nel cuore dell’uomo?

Ben vengano librerie, ad esempio, dove poter acquistare ‘Militia’, ‘Il Capo di Cuib’, ‘Appello ai Giovani Europei’ e via dicendo, luoghi di incontro dove si esercita la Kultur, la Cultura che coltiva uomini, non la ‘culturina’ da salotto – sia essa liberale o conservatrice – delle belle penne e dell’aria disincantata dei caffè del centro. Librerie come fucine di uomini, all’occorrenza sedi politiche, luoghi sociali di ritrovo, luminosi centri per incontri e conferenze, spazi per la promozione di attività nobili e solidali. È la Kulturkampf, è la guerra del pensiero che informa l’azione (imprescindibilmente correlati), per chi non l’avesse capito. Non sono le ‘pippe mentali’ su Evola, le chiacchiere dei vecchi ‘tromboni’, le ambizioni dell’intellettualino da tastiera, ma neanche le sedi degli energumeni che sanno solo attaccare manifesti, come direbbe qualcuno. Sono librerie e sedi politiche, sono luoghi di militanza con la soglia ben definita: fuori il mondo moderno e la mediocrità, dentro chi si incammina nel solco della Tradizione e vuole forgiare la sua anima. Forgiare, lavorare col fuoco, fucinare. Non si resti sulla soglia, ché in un attimo si tentenna e si scivola.

Come utilizzare i soldi?

La nostra esperienza di Raido, esplicatasi economicamente nell’esercizio dell’attività libraria ma anche alimentare e sportiva, genericamente commerciale, ha dimostrato che un’iniziativa economica, intrapresa al fine di produrre frutti economici, denaro e risorse in nome dell’Idea (rivoluzione), è strumento di ascesi guerriera allorché è un’opportunità per mettersi alla prova e verificare la propria tenuta interiore (formazione).

Una comunità che si richiama alla Tradizione, intesa come unità operante (nucleo di uomini che operano nella società mediante un progetto politico, unitario e organico; realtà non avulsa dal mondo esterno, con il compito di conquistare spazi d’azione) (1), prima di lanciare l’iniziativa ha già un preciso programma di impiego ed investimento delle risorse: tutto rientra in un progetto, in cui l’obiettivo e la capacità di perseguirlo sono frutto di analisi, elaborazione, qualificazione ma, soprattutto, di realismo, abnegazione, sacrificio, cuore puro. Queste ultime, propriamente le virtù che caratterizzano lo spirito militante, sono la marcia in più che rende l’attività economica qualcosa di ancora migliore, sono la colonna portante dell’economia legionaria. Se all’atto pratico sono un fondamentale argine al rischio di sperperare denaro e determinare conflitti all’interno della comunità, le virtù militanti unite alla qualificazione ‘professionale’, fanno sì che l’attività economica produca risorse che, a titolo esemplificativo, saranno destinate a:

  • ricompensare, in forma di stipendio, l’attività dei camerati che hanno lasciato lavori ben più remunerativi per dedicarsi all’attività economica militante;
  • sostenere i camerati in difficoltà, ovvero chi, prima di noi, ha condotto la sua lotta al mondo moderno mettendo a repentaglio anche la propria sicurezza economica e la salute (lavoro, vitto, alloggio, ecc.);
  • sostenere chi è in difficoltà a seguito di eventi sfavorevoli (calamità, guerra o disastri), come nel caso delle popolazioni del centro Italia terremotate o del vessato popolo palestinese o, più genericamente, aiutare famiglie in difficoltà ed abbandonate dallo Stato;
  • autofinanziare le attività esistenti, dal momento che dietro ogni iniziativa c’è una comunità militante, un gruppo umano che conduce una battaglia attraverso l’impiego di uomini e denaro;
  • autofinanziare le nuove attività che si vogliono intraprendere, dal momento che, per aprire spazi che producano reddito, è necessario avere adeguate risorse da investire.

Inoltre, perché l’attività economica sia il più possibile redditizia, non si dovrà essere timidi nell’attivare gli strumenti necessari, anche pubblicitari, comunque nei limiti di quanto è Lealtà e Onore, Sacrificio e Dono. Così, infatti, nella nostra esperienza di libreria militante (alias sede politica), di iniziative ce ne sono state tante, alcune delle quali poco gradite ai puristi del ”non faccio un cazzo, ergo parlo: sconti e campagne promozionali, produzione di magliette o felpe coi simboli e i personaggi dell’immaginario tradizionale, e-commerce, stand in ogni parte d’Italia, il tutto all’interno di una filiera militante a km zero. Cioè: iniziative militanti, eseguite con spirito militante, portate avanti da militanti, per sostenere le attività militanti, attraverso uno stile il più possibile impeccabile, fondato sulla parola data e sul cuore puro. Trattandosi di soldi, quante volte abbiam sentito tristemente il ‘proverbio’ che recita: Camerata, camerata, fregatura assicurata.

Trascendere l’economia: “a che ci serve tutta questa attività in fondo?”

Ma il discorso ancora non si esaurisce, c’è da insistere sull’aspetto formativo dell’iniziativa intrapresa secondo lo spirito dell’economia legionaria. Facciamo alcuni esempi. Tenere una sede aperta, pulita, luminosa non è poca cosa per i giovani ragazzi che si avvicinano alla militanza: affidare il compito di pulire il bagno a chi neanche si sistema il letto la mattina, spazzare per terra per chi è abituato ad avere tutto a disposizione e senza fatica, vivere la vita per quello che è condividendo coi propri camerati il caldo e il freddo, il disagio ed il comfort, il pane ma anche la merda, non è una banalità. Conferisce ritmo e richiede impegno, dona una nuova prospettiva all’esistenza di un ragazzo per il quale il mondo moderno ha preparato un pasto più allettante ma avvelenato. Forma il carattere di un uomo che sa operare nel mondo del lavoro, sa portare avanti un’attività economica, sa sostenere con la sua qualificazione il progetto militante.

In questa direzione si colloca la ‘regola della decima’, secondo la quale ogni militante – in base alle proprie possibilità – deve (non può, bensì deve) versare alla comunità la decima parte della propria entrata mensile (sia esso uno stipendio, una paghetta, un contributo diverso). La decima educa il militante – di ogni fascia di età – a privarsi del denaro, a donare le proprie risorse, a rinunciare a una parte del proprio avere, a fare a meno dei propri interessi personali ma, allo stesso tempo, aiuta l’economia della Comunità. Economia legionaria allo stato puro! A confronto col sostegno all’Idea, che sarà mai una birra o una sigaretta in meno, una fred perry o una partita allo stadio in meno, un cinema o una cenetta in meno?

Non solo, ma custodire e valorizzare un luogo, quattro mura, un tetto caldo, è oggi per i camerati, e sempre lo sarà, un onore e un impegno reale contro il mondo virtuale. Alla socialità sui blog e sui giornali online, che ha trasferito il confronto e la cultura nei freddi soliloqui da tastiera – dove ognuno legge solo se stesso – e che ha sfrattato le critiche e le piazze negli angusti commenti dei social network, si contrappone il sano e schietto confronto di chi ti guarda negli occhi ed è pronto a dare schiaffi come carezze. Luogo in cui si respira un’aria diversa, perché diverse sono le persone che lo frequentano, diverso è il modo in cui si esercita il pensiero e si conduce l’azione, diversa è, nel caso specifico, l’offerta del ‘prodotto’: sia esso culturale, alimentare o artigianale, è l’espressione della bellezza e dell’armonia tradizionale, è lo strumento per sottrarre energia e linfa vitale ai circuiti economico-commerciali speculativi, è l’economia legionaria che, passo dopo passo, spezza le catene dei burattinai economisti. Altro che chiacchiere al vento, è la tangibile alternativa al sistema che si afferma. (2)

Basta parole, ora si parte

Non ci sono ‘direttori artistici’, ‘pianificatori finanziari’, ‘finanziatori occulti’ né soldi di mamma e papà, sebbene ogni contributo fornito con purezza di cuore è il benvenuto: così si parte, senza nulla dover chiedere se non alla propria lealtà ed al proprio onore, al proprio impegno e al proprio cuore.

Sarà bello iniziare o valorizzare un’attività economica per l’Idea, perché sarà una sfida da intraprendere con gioia e sano fomento, come sa fare chi prende la vita come un ‘gioco serio’. È la rivolta contro il mondo moderno, è il confronto a viso aperto con il mondo che si disprezza, è la voglia di affermare lo stile tradizionale nel campo di battaglia preferito dal nemico. Si va a giocare fuori casa e, in questi casi, la vittoria vale doppio. E poco male se non tutti aderiscono: chi si defila, ha fatto la sua scelta. Chi invece vorrà contribuire, anche solo con una donazione, avrà nobilitato la sua azione, la renderà spada per la difesa e mattone per la costruzione.

Ecco, ci siamo dati al commercio. Con l’animo pieno di speranze. Con voglia di lavorare. Corneliu Zelea Codreanu, in una circolare del 26 marzo 1938, risponde così a chi sta impedendo le attività dei ristoranti fondati dai legionari in Romania. Attività economiche per occupare quel ‘commercio’ che tanto fa rabbrividire i ‘duri e puri’ (il commercio è roba da mercanti truffaldini, chi lo maneggia è uno di loro dicono) ed è ormai appannaggio delle classi borghesi che affamano il popolo romeno. E la domanda ritorna: perché Codreanu indica ai suoi camerati la direzione del commercio? Perché va a battagliare in casa del nemico, dove la fanno da padrone tutti quegli interessi economici e sociali che tanto corrompono la società romena e vanno combattuti a ferro e fuoco, come l’avarizia, l’avidità, la speculazione? La risposta è la stessa che ci siamo dati fin qui: è la rivoluzione dell’uomo nobile, in ogni luogo.

Al diavolo i mercanti, vogliamo l’Economia Legionaria!

NOTE

(1) Per l’organizzazione e lo sviluppo di una comunità organica, si veda il “Quaderno n. 2 per la Formazione del Militante della Tradizione”, Unità Operanti per il Fronte della Tradizione.

(2) Confronta anche Comunità Militante Raido, La crisi, gli uomini, le rovine, in Quaderni di Kulturkampf, al sito http://www.raido.it/politico/798-2/.