Oxford, tutti uguali (ad ogni costo)

(a cura della Comunità Militante Furor)

La smania “dell’egualitarismo a ogni costo” non si ferma più e questa volta travolge una delle più importanti istituzioni accademiche del mondo: la Oxford University. Se fino agli anni ’50 per le strade del campus si aggirava il Prof. Tolkien, che nelle sue opere attribuiva a ogni essere un ruolo preciso, differente e mai di secondo piano, oggi, quelle strade, sono infestate dall’ansia dell’eguaglianza di tutti in tutto.

L’aver prolungato i tempi d’esame con l’intento di ottenere delle migliori statistiche nelle valutazioni delle ragazze sa tanto di scorciatoia e inganno, come il maratoneta che taglia per una via laterale ed evita gli ultimi 5 km. La differenza, spesso, sta proprio in quei 5 km ed è qui che il mondo moderno s’incazza e stravolge le regole del gioco. Tutti uguali, ad ogni costo. Il sogno di ogni femminista: una donna annientata, appiattita sul modello maschile e, di contro, un uomo un po’ più donna. Le differenze non esistono più, il mercato esulta, si straccia le vesti per la gioia, incontenibile euforia.

Ma questa uguaglianza così agognata tende ad appiattire il tutto verso il basso, quindi si preferisce abbassare la difficoltà dei test e, di conseguenza, la qualità, pur di non ammettere le differenze nei cosiddetti “punti di partenza”. Sia ben chiaro, non pensiamo che gli uomini siano migliori delle donne, anzi, come noto a ogni Uomo, una Donna in alcuni campi sa essere migliore. Quello che ci lascia l’amaro in bocca è la scorciatoia, appunto. Si ricerca l’eccellenza nei test delle ragazze non attraverso politiche e processi qualitativi, ma attraverso una misura prettamente quantitativa: 15 minuti. Se per Guénon, in “Crisi del mondo moderno”, la quantità è nemica della qualità, per il capitale, che conosce solo la religione dell’economia, non esiste alcuna differenza tra quantità e qualità. Vale tutto, purché il risultato sia veloce ed efficace.

Questo è tipico di un sistema democratico che tende a livellare tutti verso una mediocrità diffusa, premiando chi non ha delle qualità “in partenza” e punendo chi invece eccelle, pur di avere tutti allo stesso livello “all’arrivo”, livello che, per forza di cose, deve essere basso, basso quanto serve per avere tutti uguali.

Tutto questo nel solco di un’eguaglianza che produce mostri esilaranti in nome dell’economia che la pretende per il maggior numero d’individui e per il maggior numero di beni. Noi, donne e uomini, continuiamo a percorrere fino all’ultimo metro la nostra personale maratona, ognuno con il proprio passo, con le proprie caratteristiche, sudando e guadagnando ogni centimetro di strada, senza scorciatoie.